Contraffazione: l'agropirateria internazionale "scippa" 165 milioni di euro al giorno all'intera filiera alimentare "made in Italy"

06/dic/2011 16.08.02 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

Questo comunicato è stato pubblicato più di 1 anno fa. Le informazioni su questa pagina potrebbero non essere attendibili.
Contraffazione: l’agropirateria internazionale “scippa” 165 milioni di euro al giorno all’intera filiera alimentare “made in Italy”
 
In occasione della seconda Giornata nazionale anticontraffazione, la Cia sottolinea il costo dell’“italian sounding” per il Belpaese. Nel mondo si moltiplicano imitazioni e tarocchi delle nostre produzioni tipiche di qualità, con un giro d’affari da 60 miliardi l’anno. Bisogna reagire con misure “ad hoc”.
 
        Sfiorano i 165 milioni di euro al giorno i danni provocati dalla contraffazione del “made in Italy” all’intera filiera agroalimentare, dai campi all’industria di trasformazione. Un fenomeno, quello dell’agropirateria internazionale, pagato da imprese e consumatori e che genera un business illegale di oltre 60 miliardi l’anno. Vale a dire una cifra 2,6 volte superiore rispetto al valore complessivo delle esportazioni di prodotti alimentari italiani nel mondo, pari a 23 miliardi di euro circa all’anno. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, in occasione della seconda Giornata nazionale anticontraffazione, promossa da Confindustria e dal ministero dello Sviluppo economico.
        La situazione è di una gravità estrema -osserva la Cia-. Ci troviamo di fronte a un immenso supermarket dell’“agro-scorretto”, del “bidone alimentare”, dove a pagare è solo il nostro Paese. Questo perché l’immagine dei prodotti agroalimentari italiani nel mondo è assolutamente vincente e quindi troppo spesso è impropriamente utilizzata all’estero da commercianti, industrie e ristoratori che non hanno niente a che spartire con il Belpaese. La conseguenza è che oggi pullulano ovunque formaggi, prosciutti, vini delle più diverse provenienze che vengono spacciati per italiani utilizzando nomi (Parmesan, Regianito, Daniele, Cambozola e Tinboonzola, Truffle Pecorino etc.), termini (tipico, tradizionale) e segni grafici (il tricolore, la lupa, il Colosseo, eccetera) che richiamano in tutto e per tutto l’Italia.
        Il problema è che a livello mondiale ancora non esiste una vera tutela delle nostre “eccellenze” certificate. Ma ora bisogna fare qualcosa di più, non solo perché il “made in Italy” agroalimentare è un settore economicamente strategico, ma perché rappresenta un patrimonio culturale e culinario che è l’immagine stessa dell’Italia fuori dai nostri confini. Ecco perché non si può più aspettare -conclude la Cia-. Servono misure “ad hoc” come l’istituzione di una “task-force” in ambito europeo per contrastare truffe e falsificazioni alimentari; sanzioni più severe (anche con l'arresto) nell’Ue contro chiunque imiti prodotti a denominazione d'origine; un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva difesa delle Dop, Igt e Stg; interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per l'assistenza legale a chi promuove cause (in particolare ai consorzi di tutela) contro chi falsifica prodotti alimentari.

______________________________________
Settore Comunicazione e Immagine
CIA- Confederazione italiana agricoltori
Via Mariano Fortuny, n. 20
00196-ROMA
Tel. 06-3227008
Fax 06-3208364
E-mail: cia.informa@cia.it

blog comments powered by Disqus
Comunicati.net è un servizio offerto da Factotum Srl