Manovra: duro colpo per l'agricoltura

14/dic/2011 15.56.58 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Manovra: duro colpo per l’agricoltura. Le imposte sui fabbricati
rurali portano i costi per le imprese a livelli insostenibili. Nella giusta direzione la misura sui terreni agricoli, ma è ancora insufficiente
 
La Cia preoccupata per gli interventi fiscali contenuti nel “maxi-emendamento”. Al settore primario si chiedono pesanti sacrifici, ma non c’è alcun provvedimento a sostegno della crescita imprenditoriale. Con l’abbassamento a 110 del moltiplicatore da applicare ai redditi dominicali é stato riconosciuto il valore dell’attività dell’agricoltore. E’ un primo passo di un percorso che va però proseguito.
 
E’ un duro colpo per le imprese agricole. Già il documento varato il 4 dicembre scorso conteneva misure penalizzanti per l’agricoltura, ma ora i provvedimenti del maxi-emendamento alla manovra economica del governo Monti sono addirittura peggiorativi  per il settore e rischiano mandare in rosso i bilanci di migliaia di aziende. Un fortissimo aggravio dei costi, attualmente molto onerosi, dovuto soprattutto all'articolo che anticipa l'introduzione dell'Imposta municipale e che conferma l'assoggettamento dei fabbricati rurali abitativi e strumentali, sulla base delle aliquote previste nel testo originario. Mentre si va nella giusta direzione per i terreni agricoli per i quali, con l’abbassamento del moltiplicatore, c’è stato un riconoscimento del lavoro del produttore, anche se è ancora insufficiente.  E’ quanto sottolinea la Cia-Confederazione italiana agricoltori preoccupata per i riflessi che gli interventi di carattere fiscale avranno per i produttori i quali vivono una situazione difficile che nell’immediato futuro sarà ancora più grave
Le modifiche apportate dal maxi-emendamento, frutto della discussione parlamentare, prevedono, infatti, un ulteriore onere a carico degli agricoltori possessori di fabbricati rurali, costretti ad accatastare gli immobili entro il prossimo 30 novembre 2012. Il che -afferma la Cia- comporterà un costo significativo per il settore stante il numero rilevante di fabbricati ancora presenti, legittimamente, nel catasto terreni.
A questo si aggiunge -ribadisce la Cia- la beffa dell'abolizione della disposizione di proroga che consentiva la regolarizzazione dei fabbricati rurali entro il 31 marzo 2012. E tutto ciò, inevitabilmente, riaccenderà il contenzioso, peraltro mai sopito, con i comuni per l'applicazione dell'Ici sui fabbricati rurali con categoria catastale diversa dall'A/6 e dal D/10 per le annualità pregresse. Un problema che, invece, la norma abrogata si era proposta di evitare.
Diverso il giudizio -dice la Cia- sui terreni. Con la decisione presa, anche se insufficiente, s’intraprende un percorso teso a dare valore all’attività imprenditoriale di chi vive esclusivamente di agricoltura. Ovviamente l’abbassamento a 110 del moltiplicatore da applicare ai redditi dominicali è solo il primo passo di un percorso che va necessariamente proseguito.
Pur consapevole della gravità della situazione economica e finanziaria del nostro Paese e dell’esigenza di un’equa linea di rigore, la Cia non può non manifestare il suo malcontento per i provvedimenti verso l’agricoltura. Si chiedono pesanti sacrifici alle aziende che oggi sono oppresse da costi produttivi (ultimo quello del rincaro delle accise per il gasolio) e previdenziali notevoli. Costi che, oltretutto, non sono per nulla controbilanciati da interventi a sostegno della crescita imprenditoriale che si pone quanto mai urgente.

 
 

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