Il Premio "Bandiera verde" rivela un tesoro nascosto che vale più di 11 miliardi di euro l'anno

Il Premio "Bandiera verde" rivela un tesoro nascosto che vale più di 11 miliardi di euro l'anno.

Persone Alessandro Di Pietro, Andrea Linares, Giancarlo Maria Bregantini, Armando Zappolin, Luigi Ciotti, Albarosa, Nella
Luoghi Roma, Italia, Molise, Emilia Romagna, Campobasso, Fratte Rosa, Bojano, Agrigento, Valle dei Templi, Campidoglio, comune di Bari, Agri
Organizzazioni Libera Terra Mediterraneo, ANSA, CIA
Argomenti economia, commercio, agricoltura, industria

19/dic/2011 11.32.10 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Il Premio “Bandiera verde” rivela un tesoro nascosto che vale più di 11 miliardi di euro l’anno
 
Nella giornata della consegna dei riconoscimenti per l’anno 2011, la Cia svela le potenzialità di un settore che ha ancora grandi margini di crescita per il Paese. Premiato anche un progetto ideato da Don Luigi Ciotti.
 
        Dalla mela “zitella” alle violette e ai gerani fritti, dall’“azzeruolo” agli antichi insediamenti rupestri: i giurati di “Bandiera Verde” sono andati alla riscoperta di antichi sapori e luoghi dimenticati, premiando le aziende e i comuni italiani impegnati in questa “caccia al tesoro” che, se valorizzata, potrebbe valere 11 miliardi di euro l’anno, più del doppio del giro d’affari del turismo enogastronomico italiano. Lo afferma la Confederazione italiana agricoltori, in occasione della IX edizione di “Bandiera verde-agricoltura 2011”, la manifestazione della Cia che dà un riconoscimento ai virtuosi del “verde” e la cui giornata celebrativa si è svolta oggi a Roma, nella Sala Protomoteca del Campidoglio.
        Accanto a un “made in Italy” fatto di agricoltura tipica e di territori splendidi senza eguali nel mondo, che è in grado di “muovere”, oggi, oltre 5 miliardi di euro l’anno, ce n’è un altro, fin’ora “sommerso”, che -afferma la Cia- va sapientemente “dissotterrato” e riadattato agli attuali modelli di business. Ed ecco concretizzarsi il felice mix di tradizione e innovazione realizzato da un’intraprendente azienda del Molise che produce “pappe” per la prima infanzia alla mela “limoncella” o alla mela “gelata”, frutti dimenticati che riportano i bambini del terzo millennio indietro nel tempo, fino agli inizi del ‘900. In questo modo, gli “antenati” degli omogeneizzati, ma più salubri e al 100 per cento “bio”, sono pronti a diventare i preferiti dalle mamme più moderne, attente e consapevoli.
        Le bandiere verdi della Cia sventoleranno, così, su tutte le realtà aziendali che hanno dimostrato di saper valorizzare il passato traducendolo in opportunità economica, interpretando l’agricoltura in modo diversificato e multifunzionale. È lo stesso atteggiamento che ha portato i fiori nei piatti di un agriturismo marchigiano -che ha ottenuto una menzione speciale e riceverà il premio il prossimo anno-, dove le mani abili di un grande “chef-agricoltore” li trasforma in gustosissime fritture multicolori.
        Ma oltre ai prodotti della terra, l’altro “tesoro” da “disseppellire” -secondo la Cia- sono i tantissimi luoghi dimenticati distribuiti su tutto lo Stivale: una miniera di scenari unici e scorci meravigliosi, potenziali “calamite” per il turismo “verde”, come il giardino di Kolimbetra, un piccolo “Eden” nel cuore della Valle dei templi di Agrigento, dove la Confederazione ha ripiantato un agrumeto, composto di antiche cultivar di arance, che sfrutta il sistema idraulico in pietra di epoca pre-ellenica. Oppure l’inestimabile valore del vitigno dell’Alba Rosa, riscoperto da un’azienda romana, unico esempio di un patrimonio biodiverso andato perduto, il cui Dna è sconosciuto anche alla banca dati dei vitigni italiani. Ma anche la “sulla”, le “melelle”, il “mandolino” e le susine “rustichella” recuperate dal Comune di Fratte Rosa.
        Ancora: tra i premiati della Cia, progetti come quello del comune di Bari, volti al restauro dei vecchi tratturi, percorsi in passato dalla transumanza, e dei muretti a secco, storiche icone di una civiltà antica e rurale. Per non parlare di piccoli e piccolissimi musei “contadini”, disseminati su tutto il territorio nazionale, o delle tante “perle” naturalistiche tutte visitabili gratuitamente, ma che, se più strutturate, produrrebbero un indotto di qualche centinaia di milioni di euro l’anno: dal “museo della canapa” in un paesino a 40 chilometri da Roma al museo di un’azienda suinicola nel mantovano che espone centinaia di gadget, che hanno come protagonista unico il maiale.
          Ma tra i premi della Cia c’è posto anche per strategie di mercato originali e innovative adottate da aziende che riproducono al proprio interno un’intera filiera: dalla produzione alla trasformazione alla vendita diretta. Un ciclo chiuso rappresentato quest’anno da un’impresa umbra dove si allevano maiali e nella salumeria aziendale si possono acquistare non solo prosciutti, ma anche porchetta. Dall’Emilia Romagna, invece, arriva la “trovata” del baratto tra imprese, che completano il proprio listino di prodotti scambiando i propri con quelli del “vicino”, avendo a disposizione tutti gli ingredienti necessari ai menu delle mense scolastiche che riforniscono, o ai Gruppi di acquisto solidale che gestiscono.
          L’agricoltura virtuosa è anche quella che opera nel sociale. E la Cia, da sempre sensibile ai temi della legalità, ha premiato - alla presenza di Don Luigi Ciotti - la cooperativa “Libera Terra Mediterraneo” per il progetto “Il g(iu)sto viaggiare”, che promuove turismo e prodotti delle terre confiscate alle mafie. Un altro tassello della lunga collaborazione che lega la Confederazione a Libera.    Sempre nell’ambito dell’agricoltura sociale sono stati premiati per il loro grande contributo al settore Don Armando Zappolin, presidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, e Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, Arcivescovo della Diocesi Campobasso-Boiano.
          Un premio speciale è andato anche a personalità del mondo dell’informazione che si sono distinte per la loro costante attenzione e sensibilità alle questioni dell’agricoltura e dell’agroalimentare “made in Italy”: il responsabile della redazione economica dell’Ansa, Andrea Linares, il conduttore di “Occhio alla spesa” Alessandro Di Pietro e l’autore e conduttore del programma di Telenorba“Agri 7”.
 

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