Agricoltura biologica: rendere più rigoroso il sistema dei controlli per stroncare i "falsi" e per tutelare e valorizzare la qualità

12/gen/2012 15.36.12 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agricoltura biologica: rendere più rigoroso il sistema dei controlli
per stroncare i “falsi” e per tutelare e valorizzare la qualità
 
In seguito all’operazione “Gatto con gli stivali” della Guardia di Finanza, la Cia invia al ministro delle Politiche agricole una serie di proposte per difendere un settore sempre più importante della nostra agricoltura.
 
E’ sempre più indispensabile una riorganizzazione efficace e trasparente del sistema di controllo e certificazione dell’agricoltura biologica. La Cia-Confederazione italiana agricoltori, anche a seguito dell’operazione della Guardia di Finanza, nota come “Gatto degli stivali”, che nello scorso mese di dicembre portò ad un maxi-sequestro di falsi prodotti “bio” e all’arresto di diverse persone, rilancia con forza la sua azione in difesa di un settore importante dell’agricoltura di qualità del nostro Paese. E lo fa inviando al ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali un documento che contiene una serie di proposte per tutelare e valorizzare i tanti produttori biologici che operano nel nostro Paese e che nel 2011 hanno dato vita ad un giro d’affari di oltre 2 miliardi di euro.
La Cia ribadisce che l’operazione della Guardia dei Finanza ha evidenziato una grave situazione. I malfunzionamenti e le non conformità evidenziate generano, infatti, forti perplessità sull’affidabilità dell’intero sistema “bio” e impongono non semplici correttivi, ma profondi miglioramenti.
Per la Cia occorre, in primo luogo, emanare con urgenza il D.M. che impone agli operatori notificati la scelta di un unico Organismo di controllo. Il progetto di informatizzazione del settore, inoltre, va urgentemente attivato ed implementato, in modo tale da gestire in tempo reale tutte le notifiche di variazione che intervengono nel corso dell’anno. In tale ambito, va predisposta una banca dati unica che incroci tutte le informazioni ed i dati oggi raccolti dal sistema, ma dispersi tra vari soggetti (Ministero, Icqrf, Regioni, Organismi di controllo). In questo frazionamento delle informazioni, tra l’altro, si sono verificati quei disallineamenti e quelle profonde lacune che hanno permesso alla richiamata frode di annidarsi e svilupparsi nel tempo.
Tale banca dati unica -rileva la Cia- deve contenere, oltre l’anagrafica delle aziende, i piani annuali di produzione e le relative variazioni; lo stato, in tempo reale, della certificazione (sanzioni, variazioni ecc.).
E’ da valutare anche la possibilità, secondo la Cia, di tracciare in tale banca dati le transazioni commerciali al di sopra di una certa dimensione, specie per gli scambi con l’estero ed in attesa di un adeguamento della normativa doganale al biologico.
E’ peraltro necessario che questa base dati sia, per quanto possibile e di competenza, accessibile, oltre che alle Istituzioni competenti e agli Organismi di controllo, anche a tutti gli operatori per la verifica diretta delle liste di fornitori.
A parere della Cia, occorre definire e rendere più lineari le funzioni di accreditamento, autorizzazione, controllo e vigilanza degli organismi del sistema. Oggi tali funzioni sono distribuite tra ministero, due direzioni dell’Icqrf, le Regioni e Accredia, anche con una non chiara distinzione tra le funzioni di autorizzazione e vigilanza, in capo alla Pubblica Amministrazione, e quelle di accreditamento e controllo in capo al sistema Accredia/Organismi di certificazione.
In questo ambito è necessaria ed urgente anche un’azione di verifica dell’attuale quadro sanzionatorio per valutarne in modo approfondito l’adeguatezza.
La Cia riafferma anche che il sistema di controllo alle dogane si è dimostrato particolarmente carente ed inefficace. In attesa di una regolamentazione comunitaria della materia, che va adeguatamente promossa e sollecitata a partire dalla individuazioni di appropriati codici doganali relativi al settore biologico, è necessario prevedere procedure di controllo più incisive per le importazioni, compreso, appunto, la tracciabilità delle transazioni commerciali.
 
 
 

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