Istat: vendite alimentari ancora ferme, il 2011 anno "nero" per i consumi

25/gen/2012 13.30.37 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: vendite alimentari ancora ferme, il 2011 anno “nero” per i consumi
 
Secondo la Cia, si continua a risparmiare sul carrello della spesa, preferendo discount e promozioni “low-cost”. Le famiglie italiane subiscono i rincari dei listini sugli scaffali, spinti in alto dal caro-carburante e dall’aumento dell’Iva. Ora ad aggravare la situazione c’è anche lo sciopero dei tir.
 
        Mentre lo sciopero dei tir in tutt’Italia scarica i suoi effetti sulle famiglie, costrette a dover pagare fino al 200 per cento in più per comprare un chilo di zucchine o di pomodori, l’Istat certifica ancora una volta l’andamento piatto e stagnante dei consumi alimentari. I dati di novembre segnalano un calo netto dello 0,8 per cento rispetto al mese precedente e una diminuzione più lieve (meno 0,1 per cento) su base annua. Vuol dire che gli italiani continuano a “tagliare” sulla tavola: colpa dell’inflazione alta, dell’aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina, che mettono in crisi le famiglie già alle prese con mille difficoltà economiche. Ora il fermo degli autotrasportatori dà l’ennesima batosta ai consumatori, obbligati a pagare il doppio o il triplo frutta, verdura, latte e carne per le speculazioni sui prezzi “gonfiati” dagli scaffali vuoti. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto dell’Istat sul commercio al dettaglio.
        Se si continua così, la situazione non potrà che peggiorare. Eppure -osserva la Cia- non è pensabile una ripresa dell’economia senza una parallela ripresa dei consumi delle famiglie. Già il 2011 è stato un anno “nero” sul fronte degli acquisti, in primis alimentari, visto che nell’anno appena trascorso ben una famiglia su tre è stata costretta a risparmiare sul carrello della spesa alimentare, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menù quotidiano e oltre il 30 per cento è stato obbligato a comprare prodotti di qualità più bassa. Analoga la percentuale di chi si è rivolto quasi esclusivamente alle promozioni e agli sconti della Gdo, mentre sono cresciuti esponenzialmente gli acquisti presso gli hard-discount.
        Una scelta che viene confermata anche dai dati dell’Istat sulle tipologie di esercizio commerciale. A novembre -ricorda la Cia- le vendite di prodotti alimentari sono andate bene solo negli hard-discount (più 1,5 per cento), mentre sono crollati i piccoli negozi di quartiere (meno 1,5 per cento) ma anche gli ipermercati (meno 2,7 per cento).
          Anche il 2012 si è aperto con prospettive nient’affatto rosee, complice la stangata della manovra e ora il blocco dei tir. Se non si interviene subito con provvedimenti seri che rilancino la crescita -conclude la Cia- la situazione economica degli italiani non potrà che aggravarsi, con conseguenze devastanti anche sui consumi alimentari, già praticamente fermi al palo.

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