Sulle piste da sci impazza il "capriccino" e il "cioccaprino"

Sulle piste da sci impazza il "capriccino" e il "cioccaprino" La Cia segnala un nuovo trend per gli intolleranti al latte vaccino.

Luoghi Italia, Camigliatello
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Argomenti alimenti, gastronomia, economia

27/gen/2012 11.48.47 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Sulle piste da sci impazza il “capriccino” e il “cioccaprino”
 
La Cia segnala un nuovo trend per gli intolleranti al latte vaccino. Nascono il cappuccino e il cioccolato caldo, ma con il latte di capra.
 
          La rivincita di chi soffre di intolleranza alimentari sta andando in scena sulle piste da sci. E’ boom per il “capriccino” e “cioccaprino”, due bevande calde a base di latte di capra. Per la felicità e la gola di chi non può bere cappuccino e cioccolato tradizionali, fatti con il latte vaccino, un gruppo di agricoltori silani ha realizzato per loro due prelibate bevande alternative. Lo rende noto la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che segnala come la stagione sciistica calabrese si sia arricchita di questa nota di colore e novità alimentare.
          Oltre 100 mila bambini -evidenzia la Cia- nel nostro paese sono intolleranti al latte vaccino (di mucca), diverse centinaia di migliaia sono anche gli adulti. A loro è precluso il consumo al bar del cappuccino e del cioccolato, tranne che si rivolgano a quegli esercizi al pubblico forniti di latte alternativo (ma in Italia sono meno dello 0,5 dei casi dispone di questa offerta). Nasce così questa nuova formula -sottolinea la Cia-, utilizzando appunto come ingrediente base il latte di capra, per chi ha intolleranze ma vuole godere di questo piacere per il palato. Infatti, il gusto rimane ottimo e la consistenza della bevanda ottenuta è ancora più cremosa di quella classica. Nelle baite di montagna, dove il consumo di bevande calde è alto perché garantiscono un elevato apporto energetico, il “capriccino” e il “cioccaprino” stanno spopolando. Addirittura -segnala la Cia- questi preparati hanno stuzzicato la curiosità di chi non ha allergie particolari e li consuma solo per il gusto di consumarli. Per tale motivo -spiega la Cia- si stanno giustamente moltiplicando le azioni promozionali rispetto all’uso anche di latte caprino nei bar e nei luoghi di ristoro.
          La testimonianza del grande successo arriva anche da Camigliatello Silano dove la “Fattoria Biò” ha fatto omaggio, per diversi giorni, di “capriccini” e “cioccaprini” agli sciatori della zona. In centinaia si sono riscaldati, tra una discesa e l’altra, con le bevande di latte caprino.
          Il latte di capra -spiega la Cia- ha ottime proprietà e costa poco di più del latte vaccino per la grande differenza produttiva dei due alimenti. Basti pensare che una capra realizza circa 2,5/3 litri di latte al giorno contro i 20/30 litri che può produrre una mucca. Anche il metodo di estrazione avviene, generalmente, in modo dissimile: nel caso delle mucche la mungitura è meccanizzata, mentre per le capre in molti casi è ancora manuale.
          Ecco perché il “capriccino” è proposto al pubblico al prezzo di circa 2 euro contro 1,20/1,50 del cappuccino classico. Una differenza -conclude la Cia- tutto sommato accettabile.

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