Agroalimentare: il "made in Italy" tocca nuovi primati sui mercati Ma il governo deve adottare strategie più incisive Alle imprese servono assistenza, sostegno, impulso e promozione

Agroalimentare: il "made in Italy" tocca nuovi primati sui mercati Ma il governo deve adottare strategie più incisive Alle imprese servono assistenza, sostegno, impulso e promozione.

Persone Giuseppe Politi
Organizzazioni CIA
Argomenti economia, commercio, finanza, industria, agricoltura

14/feb/2012 13.12.21 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agroalimentare: il “made in Italy ” tocca nuovi primati sui mercati
Ma il governo deve adottare strategie più incisive
Alle imprese servono assistenza, sostegno, impulso e promozione
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi pone l’accento sull’esigenza di politiche mirate e propulsive per rafforzare la nostra presenza all’estero. Prevedere la figura dell’addetto agricolo in ogni ambasciata italiana.
 
“L’agroalimentare italiano è sempre più apprezzato nel mondo. I nostri prodotti tipici e di qualità (240 Dop. Igp e Stg) conquistano ogni anno importanti fette di mercato all’estero, riuscendo a contrastare una concorrenza molto agguerrita. Un esempio su tutti: l’export del vino ha toccato livelli altissimi, con oltre 4 miliardi di euro nel 2011. E questo grazie soprattutto all’azione condotta dai nostri produttori che si trovano spesso a operare senza alcun sostegno da parte delle istituzioni preposte. Emerge, quindi, l’esigenza di rafforzare gli strumenti di servizio e di supporto all’internazionalizzazione delle aziende, soprattutto quelle piccole e medie. La proiezione internazionale del nostro sistema agroalimentare è una priorità da favorire e sviluppare”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi.
Nel sottolineare che le altre due priorità per lo sviluppo del “made in Italy” agricolo-alimentare sono rappresentate dal rafforzamento delle relazioni di filiera e dell’impresa professionale, Politi ha rilevato che “nel 2011 l’export agroalimentare è cresciuto soprattutto nei comparti ad alto valore aggiunto e si sono colte così le opportunità che si sono presentate nel complesso panorama del commercio internazionale. Un primato che, però, deve essere consolidato e accresciuto. Da qui una diversa e più incisiva politica che dia vigore alle nostre esportazioni. E soprattutto in questa difficile fase congiunturale, il governo deve prendere atto di questa opportunità e lavorare perché si raggiungano ulteriori successi, di cui potrà beneficiare tutto il Paese e non solo l’agroalimentare”.
“D’altra parte, la concorrenza sui mercati tradizionali ed emergenti -ha rimarcato il presidente della Cia- non viene solo dai nuovi paesi produttori ed esportatori, ma dagli stessi partner europei. Non tutte le soluzioni rientrano nella nostra disponibilità di fare. Tuttavia, gli spazi di iniziativa del legislatore nazionale e regionale sono notevoli. Ecco perché occorre percorrere una strada ben precisa tesa a dare slancio nuovo e impulso a un’impresa sempre più proiettata sui mercati internazionali”.
Il presidente della Cia ha proposto una serie di azioni. “E’ necessario, innanzitutto, dare assistenza e sostegno legale alle aziende orientate al mercato estero contro le falsificazioni e l’uso improprio di marchi e denominazioni e per facilitare l’adozione e contrastare l’uso improprio delle norme sanitarie e tecniche. A questo si deve affiancare una politica di promozione delle nostre produzioni che non sia episodica e frammentata in mille rivoli istituzionali”.
“C’è, inoltre, bisogno -ha sottolineato Politi- di una ristrutturazione degli strumenti deputati all’internazionalizzazione e alla promozione. C’è l’esigenza di creare agenzie snelle, efficaci e partecipate dal mondo delle imprese”.
Infine, il presidente della Cia ha posto l’accento sulla necessità “di rafforzare l’azione delle rappresentanze commerciali nei paesi emergenti, integrandole il più possibile con le Ambasciate, anche prevedendo la figura dell’addetto agricolo”.
 
 

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