Pil: la crescita dei costi spegne la vitalità dell'agricoltura. Nel quarto trimestre valore aggiunto giù del 2% annuo

12/mar/2012 13.07.25 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Pil: la crescita dei costi spegne la vitalità dell’agricoltura. Nel quarto trimestre valore aggiunto giù del 2% annuo 
                         
La Cia commenta il rapporto diffuso oggi dall’Istat. La lieve ripresa congiunturale non serve a risollevare il comparto: ancora troppi problemi condizionano le imprese e soffocano lo sviluppo, a partire dal caro-gasolio. “No” all’Imu: con il suo arrivo la situazione dei produttori diventerebbe insostenibile.
 
        Nonostante la lieve ripresa a livello congiunturale (+0,5 per cento), la situazione dell’agricoltura resta molto critica anche nell’ultimo trimestre dell’anno, come dimostra l’andamento del valore aggiunto del settore in termini tendenziali, che fa segnare un calo netto del 2 per cento. Purtroppo un insieme di fattori, strutturali e non solo, ha bloccato il lento processo di ripresa che si era avviato tra la metà del 2010 e l’inizio del 2011. E ha riportato indietro la situazione, soffocando la vitalità e l’energia delle aziende. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto dell’Istat sui conti economici trimestrali.
        I “nervi scoperti” del settore sono noti: costi produttivi record, redditi sempre più “tagliati”, prezzi sui campi non remunerativi, burocrazia “elefantiaca”. Problemi atavici che avrebbero bisogno di interventi mirati -sostiene la Cia- e che invece nel corso del 2011 si sono ulteriormente acuiti. Soprattutto il “caro-gasolio” ha contribuito a far schizzare in alto le spese degli imprenditori agricoli: nel complesso dei dodici mesi i costi di produzione sono cresciuti, infatti, del 6,3 per cento, con aumenti record per energia e lubrificanti (+13,2 per cento), concimi (+15,8 per cento), mangimi (+10,6 per cento) e sementi (+5,8 per cento).
        La conseguenza è stata che nel 2011 -continua la Cia- gli agricoltori hanno di fatto prodotto in perdita, anche perché all’aumento dei costi produttivi vanno aggiunte le spese contributive, previdenziali e burocratiche e anche gli effetti catastrofici di eventi come l’allarme E.coli o “batterio killer” (con un crollo delle vendite di ortofrutta e danni al settore per quasi 200 milioni di euro) e le alluvioni soprattutto in Liguria e Toscana (con campagne devastate, colture allagate e stalle e cascine crollate).
         Continuando così, migliaia di imprese agricole rischiano di non sopravvivere e di uscire dal mercato. Anche perché nel 2012 -evidenzia la Cia- i costi aziendali potrebbero salire ancora, e in maniera esponenziale, se il governo va avanti sull’Imu: una sorta di “patrimoniale in campo” che si abbatterebbe per tre volte sul settore, tassando i terreni, i fabbricati rurali e i beni strumentali connessi all’attività agricola.
        Ma l’agricoltura è la “dispensa del Paese”, non si può tartassarla di oneri e balzelli, soprattutto quando sono ingiusti come nel caso dell’Imu, che va a colpire strumenti di lavoro come la terra o le stalle o i rimessaggi degli attrezzi. Piuttosto ci sarebbe bisogno -conclude la Cia- di misure a sostegno del settore primario, di un nuovo progetto di politica agraria per dare prospettive concrete ai produttori in termini di sviluppo, valorizzazione e competitività.

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