Ogm: non siamo d'accordo con il ministro Clini. Il biotech non serve alla nostra agricoltura tipica e diversificata Ma siamo pronti ad una riflessione con scienza e ricerca

Ogm: non siamo d'accordo con il ministro Clini.

Persone Giuseppe Politi, Clini
Luoghi Italia, Europa, Piemonte, Calabria, Romagna, Alba, Brisighella, Ribera, Sabina
Organizzazioni ItaliaEuropa-Liberi, CIA
Argomenti agricoltura, alimenti, economia, frutticoltura

15/mar/2012 12.14.26 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Ogm: non siamo d’accordo con il ministro Clini. Il biotech
non serve alla nostra agricoltura tipica e diversificata
Ma siamo pronti ad una riflessione con scienza e ricerca
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi: la nostra non è una posizione oscurantista. Va, però, rispettato il principio di precauzione e della tutela delle esigenze peculiari delle produzioni agricole dei territori agricoli italiani. Contro gli organismi geneticamente modificati c’è un fronte compatto composto da tantissime associazioni. E gli italiani hanno già espresso il loro rifiuto.
 
“Il ministro dell’Ambiente Clini è partito con il piede sbagliato sugli Ogm. Non condividiamo alcune delle tesi esposte e siamo fermamente convinti che gli organismi geneticamente modificati non servono alla nostra agricoltura diversificata e saldamente legata alla storia, alla cultura, alle tradizioni delle variegate realtà rurali. La nostra contrarietà non è ideologica. Siamo, infatti, convinti che in Italia ed in Europa è possibile produrre colture proteiche libere da biotech, con beneficio per l’ambiente, per la salute, nonché per migliorare il reddito degli agricoltori e degli allevatori”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in merito all’intervista rilasciata dall’esponente di governo al “Corriere della Sera”.
“Il responsabile dell’Ambiente -aggiunge Politi- deve sapere che sulla delicata questione dell’utilizzo degli Ogm in agricoltura non ci sono soltanto due organizzazioni agricole, come citato nell’intervista. C’è, invece, un fronte molto più ampio di cui fa parte anche la nostra Confederazione. La Coalizione "ItaliaEuropa-Liberi da Ogm", alla quale hanno aderito tantissime associazioni, ha indetto pochi anni fa una Consultazione nazionale dove su oltre tre milioni di voti degli italiani, oltre il 99 per cento si è espresso contro gli organismi geneticamente modificati. Un parere di cui -credo- bisogna tenere conto. La sicurezza alimentare, il principio di precauzione, la qualità delle produzioni sono argomenti che stimolano gli interessi dei nostri concittadini, i quali, anche in quell’ occasione, hanno ribadito l’intenzione di voler mangiare bene e sano, di mangiare tipicità”.
“Questo, tuttavia, non significa che la nostra posizione sia oscurantista. Da parte della Cia -avverte il presidente- non c’è alcuna preclusione nei confronti della scienza e della ricerca. D‘accordo, quindi, con il ministro Clini sulla proposta di una riflessione seria che deve coinvolgere la ricerca e la produzione agricola. Il tutto, comunque, deve essere fatto -ripeto- nel pieno rispetto del principio di precauzione e della tutela delle esigenze peculiari delle produzioni di qualità e tipiche dei territori agricoli italiani”.
“Nessuno ha mai pensato che fine farebbero i prodotti tipici e di qualità delle nostre terre con le coltivazioni Ogm. Quei prodotti che sono il frutto di una biodiversità eccezionale che contraddistingue e rende unica l’agricoltura italiana. Con il biotech c’è il rischio di far scomparire dalle tavole una varietà straordinaria di produzioni d’eccellenza. Non potremo così mangiare e assaporare, ad esempio, le mele annurca, le pesche di Romagna, il pomodoro Pachino e San Marzano, le nocciole del Piemonte, le arance di Ribera, le clementine di Calabria, la pasta fatta con grano duro italiano, il Brunello di Montalcino, il Dolcetto d’Alba, l’Amarone, il Primitivo di Manduria, gli oli d’oliva della Sabina, di Brisighella, della Daunia. Sarebbe, in pratica, la morte di un mondo agricolo che ha permesso all’agroalimentare ‘made in Italy’ di conquistare i mercati internazionali”.
 
 
 
 

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