Istat: vola il "made in Italy" agroalimentare all'estero. Dopo un 2011 positivo, anche gennaio si apre con un +6,6%

Istat: vola il "made in Italy" agroalimentare all'estero.

Luoghi Stati Uniti d'America
Organizzazioni ISTAT, Unione Europea, CIA
Argomenti economia, alimenti, commercio, agricoltura

16/mar/2012 13.38.34 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: vola il “made in Italy” agroalimentare all’estero. Dopo un 2011 positivo, anche gennaio si apre con un +6,6%
 
La Cia commenta i dati diffusi dall’Istituto nazionale di statistica: vino, pasta e formaggi grana sempre più apprezzati sui mercati stranieri. Vanno male solo i prodotti freschi come gli ortaggi, complice il clima assolutamente instabile.
 
        All’estero spaghetti, mozzarella, vini e spumanti non passano mai di moda. Il “made in Italy” agroalimentare piace sempre di più, soprattutto oltreoceano, con gli americani che guidano la classifica dei “fan” più accaniti. I dati dell’export ne sono la conferma: solo a gennaio, il capitolo alimentari e bevande ha fatto segnare un incremento annuo del 6,6 per cento fuori dai confini nazionali. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i numeri sul commercio estero diffusi oggi dall’Istat.
        Un buon inizio d’anno, insomma, che segue un 2011 molto positivo -sottolinea la Cia- in cui le esportazioni agroalimentari italiane hanno registrato una crescita in valore dell’8,5 per cento. Un successo trainato soprattutto dalle performance del vino (più 12 per cento) e di formaggi e latticini (più 16 per cento). In particolare, a “tirare” di più sui mercati stranieri sono stati Grana padano e Parmigiano reggiano (più 22 per cento) e Gorgonzola (più 14 per cento). Ma sono volate in alto anche le esportazioni di pasta (più 7,4 per cento), seguite da quelle di olio d’oliva e prodotti da forno e salumeria (più 7 per cento).
        Prodotti di qualità eccezionale -continua la Cia- che hanno spopolato sia in Ue, dove l’export è cresciuto mediamente in un anno del 6,7 per cento, sia nei Paesi extraeuropei (più 13,5 per cento), tra i quali spicca il ruolo da protagonista degli Stati Uniti, dove c’è stato un incremento dell’11 per cento.
        Si tratta di un risultato molto importante, che conferma l’apporto essenziale della domanda estera a sostegno del comparto agricolo e alimentare -osserva la Cia- in una fase molto “nera” per i consumi interni, che nel 2011 sono calati del 2 per cento.
        Ma è un risultato notevole anche perché compensa il calo altrettanto brusco delle esportazioni di prodotti agricoli freschi, che a gennaio hanno perso per strada l’11,4 per cento tendenziale (complice il maltempo e il blocco dei tir), ma che anche nel 2011 non hanno brillato. L’anno scorso, infatti, il comparto frutticolo se l’è cavata con un moderato più 2,4 per cento -conclude la Cia- mentre è precipitato giù del 9,6 per cento l’export degli ortaggi freschi. Un crollo a cui ha contribuito negativamente sia il clima altalenate sia l’allarme “batterio killer”, che ha bruciato per oltre un mese le spedizioni italiane con un danno di oltre mezzo miliardo di euro al settore agricolo nazionale.

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