Ue, giovani agricoltori con una marcia in più: il potenziale economico è superiore del 40% rispetto ai "senior". Le ricette "anti-crisi" delle aziende "junior"

22/mar/2012 13.01.21 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Ue, giovani agricoltori con una marcia in più: il potenziale economico è superiore del 40% rispetto ai “senior”
 
Gli imprenditori della terra “under 40” provenienti da tutt’Europa si sono dati appuntamento a Roma alla conferenza “Agriyou-Terra giovane”, organizzata dall’Agia-Cia al Tempio di Adriano. Le nuove leve dell’agricoltura sono ancora poche (il 3% in Italia, il 6% in Ue), ma innovano e producono più reddito dei colleghi “maturi”. Ecco perché bisogna favorire il loro ingresso e la permanenza sul mercato, con politiche “ad hoc” a livello nazionale e comunitario. Cominciando dalla nuova Pac. 
 
Pensano e agiscono in grande, sono preparati e creativi, hanno voglia di crescere e di sperimentare. Sono i giovani agricoltori europei: un esercito ancora “piccolo”, visto che in Ue rappresentano solo il 6 per cento del totale, ma in grado di muovere oltre 10 miliardi di euro l’anno in termini di valore aggiunto. Perché il potenziale economico degli agricoltori “under 35” è davvero alto: il 40 per cento in più dei colleghi “maturi”. Eppure il ricambio generazionale procede lento, la Pac aiuta ma non troppo e, soprattutto, mancano politiche comuni a livello europeo che eliminino disuguaglianze e discrepanze tra gli Stati membri. Di tutto questo si è discusso durante “Agriyou-Terra giovane”, la conferenza organizzata a Roma al Tempio di Adriano dall’Agia-Cia, l’associazione nazionale dei giovani imprenditori della Confederazione italiana agricoltori. Un meeting internazionale in cui si sono date appuntamento le nuove leve dell’agricoltura europea, provenienti da oltre 20 Paesi, per confrontarsi sui problemi del settore, ma anche per raccontarsi esperienze virtuose e casi di successo. Alla presenza del ministro dell’Agricoltura Mario Catania, del presidente della Comagri del Parlamento Ue Paolo De Castro, del presidente del Ceja (Consiglio europeo dei giovani agricoltori) Joris Baecke, del presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi e del presidente dell’Agia Luca Brunelli.
Tutti uniti, agricoltori “junior” italiani ed europei, per chiedere alle istituzioni di ampliare e ripensare i provvedimenti a sostegno dei giovani, cominciando dalle nuove sfide aperte dalla Pac post 2013. Tanto più che gli imprenditori sotto i 35 anni non solo riescono a produrre più reddito ma, messi nelle condizioni di operare, secondo recenti indagini del Ceja, investono il 37 per cento in più dei “senior” sulla superficie agricola utilizzata per l’espansione dell’attività o per il miglioramento della qualità dei prodotti e il 26 per cento in più per le unità di lavoro annuali.
Anche in Italia le aziende agricole giovani sono le più innovative e dinamiche, ma sono ancora poche, attestandosi al di sotto della media europea e lontano dalle punte più positive di Francia e Germania, dove gli “under 35” in campagna sono rispettivamente il 7,9 per cento e il 7,7 per cento del totale. Nel nostro Paese, al contrario, le imprese agricole con conduttori di età inferiore a 35 anni sfiorano appena il 3 per cento (50.100), mentre se si allarga il range agli “under 40” -spiega l’Agia-Cia- si arriva a 134.400 aziende, circa l’8 per cento del totale. Di contro, i conduttori “over 65” sono il 44,5 per cento (747.000): una percentuale che porta l’Italia a primeggiare per anzianità a livello comunitario, dove la fascia d’età più anziana costituisce invece in media il 34 per cento del totale, oltre dieci punti percentuali in meno dello Stivale. Ma l’assenza di ricambio generazionale nella nostra agricoltura -ricorda l’Agia- non è legata alla mancanza dei giovani, che negli ultimi anni hanno riscoperto il “piacere della terra”. Piuttosto la bassa natalità delle imprese dipende dalle difficoltà economiche che le nuove generazioni incontrano: per esempio difficoltà di accesso al credito, alti costi di avviamento, barriere fiscali e burocratiche e scarsa mobilità fondiaria.
Ciononostante, l’apporto dei giovani in agricoltura è fondamentale. Oggi -osserva l’Agia-Cia- le imprese “junior” creano mediamente il 35 per cento di valore aggiunto in più dei colleghi maturi, grazie a un maggior grado di dinamismo e creatività, attitudine al rischio e propensione all’export. Ma anche grazie a una più elevata sensibilità per le tematiche sociali e ambientali. Perché i giovani non si fermano solo agli agriturismi ma creano vere e proprie fattorie didattiche: in Italia le conducono il 4,7 per cento degli “under 40” contro l’1,2 per cento degli “over 40”. E poi non si accontentano solo di produrre coltivazioni certificate, ma le vendono quasi sempre in azienda: la vendita diretta, infatti, è appannaggio del 22,6 per cento degli “under 40” contro il 15 per cento degli “over”. In più, scelgono sempre un approccio eco-sostenibile nelle loro attività: i servizi per l’ambiente e la produzione di energia alternativa sono una prerogativa aziendale per il 7,2 per cento degli “under 40” contro il 4 per cento degli “over 40”.
Insomma “sono i giovani a modernizzare l’agricoltura -ha dichiarato il presidente dell’Agia, Luca Brunelli- e a renderla davvero multifunzionale. E questo nonostante i vincoli fiscali e contributivi e il carico della burocrazia italiana che certo non incoraggia a fare impresa”. Ma se si continua così, ha ammonito Brunelli, “se la politica non pensa a una riduzione del cuneo fiscale o a un sostegno finanziario al primo insediamento o ad agevolazioni alla nascita di forme di collaborazione tra giovani in reti d’impresa, la situazione potrebbe ancora peggiorare” e a quel punto “l’agricoltura rischierebbe davvero il ‘default’. Perché non può sopravvivere per sempre se le nuove generazioni restano fuori dal mercato”.
E per favorire i giovani bisogna prima di tutto agevolare l’accesso al bene terra. Anche se ora come ora i prezzi sono decisamente esorbitanti. Se in Francia un ettaro costa in media 5.500 euro e in Germania 6.500 euro, in Italia -ricorda l’Agia-Cia- un ettaro di terreno viaggia mediamente intorno ai 18 mila euro. Una spesa esorbitante, e molto spesso impossibile da affrontare, tanto più che oggi le banche sono sempre più restie a concedere finanziamenti ai giovani. Proprio in questo contesto, si inserisce la norma del decreto Liberalizzazioni sulla vendita dei terreni demaniali, con diritto di prelazione per gli agricoltori con meno di 40 anni. Secondo l’Agia-Cia, si tratta di un provvedimento che può dare risposte importanti a chi vuole intraprendere o ampliare l’attività agricola. Ma è essenziale che la vendita sia davvero a prezzi agevolati e con condizioni più favorevoli per gli “under 40”, che i tempi siano certi e rapidi e soprattutto che la procedura sia trasparente, per evitare che questi beni dello Stato finiscano nelle mani di speculatori o della criminalità organizzata.
Quanto alle prospettive europee, qualcosa si muove a sostegno degli agricoltori “junior”. Nella riforma della Pac post 2013 “è positivo che sia stata accolta la proposta lanciata dai nostri imprenditori dell’Agia, poi fatta propria dal Ceja, di assegnare ai giovani un pagamento diretto aggiuntivo fino al 2 per cento del budget nazionale -ha affermato il presidente della Cia, Giuseppe Politi-. C’è bisogno, però, di alcune correzioni”. Ad esempio, secondo Politi “andrebbe sicuramente aumentato il plafond a disposizione dei giovani”. Inoltre “risultano poco comprensibili i limiti relativi alla superficie, soprattutto per gli Stati come l’Italia che hanno una piccola maglia poderale. Il limite previsto per il nostro Paese, che secondo la proposta Pac non potrebbe superare i 25 ettari, rischia di diventare una barriera competitiva per i nostri giovani a fronte di Paesi che hanno medie poderali ben più significative come Francia, Inghilterra, Germania, Repubblica ceca. Ecco perché questo limite massimo di superficie dovrebbe essere annullato o reso unico a livello europeo”. Insomma, “c’è l’esigenza di sostenere un confronto responsabile sulla nuova Pac, per delineare un futuro di equità e sviluppo per le nuove generazioni”. Perché “la realtà dei giovani agricoltori è ricca di potenzialità, ma deve essere valorizzata da misure concrete. E noi -ha concluso Politi- vogliamo poter contribuire a tutelare il loro futuro in Italia e in Europa”.

Giovani e agricoltura: l’80 per cento la vede “nera” per il futuro, ma sono tante le storie “anti-crisi” che fanno ben sperare
 
Nel corso della Conferenza europea “Agriyou-Terra Giovane” degli “under 40” del settore, promossa dall’Agia-Cia a Roma, un’indagine mette in luce le anomalie e la complessità di chi lavora in agricoltura: terra e investimenti produttivi costano troppo, ma chi riesce a stare sul mercato con idee e trovate esclusive è vincente.
 
I giovani agricoltori italiani vedono “nero” nel loro futuro. Per l’80 per cento l’attuale situazione di crisi che sta investendo il settore primario, sempre più in emergenza, rischia di protrarsi ulteriormente e difficilmente si riuscirà a superare nel giro di breve tempo. Il 96 per cento ritiene totalmente insufficienti per l’agricoltura i provvedimenti varati nell’ultimo anno, mentre il 35 per cento si dichiara scoraggiato. E’ quanto risulta dalle anticipazioni di un’indagine condotta sull’intero territorio nazionale dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori e dall’Agia-Associazione giovani imprenditori agricoli sull’indice di fiducia dei giovani imprenditori agricoli di fronte alla difficile congiuntura che sta penalizzando il comparto del nostro Paese.
L’indagine -i cui primi risultati sono stati resi noti durante la Conferenza europea “Agriyou” in svolgimento a Roma- conferma la complessità dei problemi che attanagliano le aziende agricole italiane. Il 76 per cento dei giovani intervistati ha dichiarato che quest’anno ha coperto solo i costi d’impresa, ma non ha potuto operare nessun tipo di investimento. Il 91 per cento ritiene che la terra costi troppo. L’86 per cento ha avuto enormi difficoltà per gli adempimenti burocratici, mentre il 26 per cento è stato costretto a modificare la propria attività produttiva: una percentuale che ha riguardato soprattutto i produttori di grano duro, che hanno preferito altri tipi di colture perché più remunerative.
Sempre secondo i risultati dell’indagine Cia-Agia, il 97 per cento dei produttori agricoli interpellati vorrebbe misure più incisive da parte del governo. Tra le principali richieste, troviamo il finanziamento per un Fondo di solidarietà nazionale per le calamità naturali, la fiscalizzazione degli oneri sociali, le riduzioni fiscali sul gasolio e sui i mezzi di produzione e gli incentivi per i giovani.
Il futuro incerto dell’agricoltura italiana viene determinato, per l’85 per cento degli intervistati, anche dall’attuale politica agricola europea, che continua a mostrare troppi squilibri. Le decisioni prese a Bruxelles -si rileva nell’indagine- vengono giudicate, per l’83 per cento, insufficienti per ridare impulso al settore.
Nelle prospettive generali negative spicca però uno “zoccolo duro” d’imprenditori che è riuscito a “dribblare” la crisi grazie all’originalità della loro attività: sono il 18 per cento del campione e rappresentano quei giovani brillanti che vedono il futuro “più luminoso” partendo dal successo della propria proposta. Da chi produce parmigiano millesimato a chi commercializza una ricchissima linea cosmetica di derivati del miele, a chi ha costruito le strutture del proprio agriturismo utilizzando solo materiali naturali come argilla e paglia, a chi insegna a scolaresche intere come “fare” agricoltura sostenibile. Nel vino ci sono centinaia di “under 40” che realizzano redditi più che interessanti: tra loro c’è chi vende esclusivamente sul mercato cinese. Non si lamentano affatto neppure le imprese che applicano il ciclo “C’orto”, ovvero vendono direttamente in azienda le loro produzioni in campo, principalmente ai Gas (Gruppi d’acquisto solidale). E sorridono anche quei giovani che hanno puntato su produzioni innovative “di lusso”, come i produttori di tartufo che oltre a commercializzare il prodotto hanno promosso una serie di eventi formativi e didattici a pagamento per il pubblico appassionato del prezioso fungo. Il bilancio aziendale cresce di anno in anno pure per chi ha puntato sull’altissima qualità delle carni, dei formaggi e degli ortaggi, andando ad attingere dalla tradizione produttiva millenaria e rilanciando le storiche aziende di famiglia. Bene chi ha puntato sulla multifunzionalità, anche “estremizzata”, come chi trasforma di notte la propria azienda agricola in un “Agri-dancing”, uno spazio all’aperto dedicato al ballo per far divertire migliaia di giovani. Tutte attività ad altissimo valore aggiunto, dunque, in grado di far lievitare i fatturati delle aziende “junior” fino a cifre a sei zeri.
 


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