Commercio: consumi alimentari in ripresa, ma sei famiglie su dieci hanno dovuto cambiare il menù a tavola e le prospettive restano "nere"

Commercio: consumi alimentari in ripresa, ma sei famiglie su dieci hanno dovuto cambiare il menù a tavola e le prospettive restano "nere".

Organizzazioni ISTAT, CIA
Argomenti commercio, economia

23/mar/2012 11.37.14 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Commercio: consumi alimentari in ripresa, ma sei famiglie su dieci hanno dovuto cambiare il menù a tavola e le prospettive restano “nere”
 
La Cia: il dato di gennaio è positivo, ma la situazione resta ancora difficile. La crisi economica continua a pesare sugli acquisti per il cibo. Sempre più italiani si rivolgono in maniera crescente ai discount e guardano con grande attenzione alle vendite promozionali.
 
Dopo mesi di continui crolli, i consumi alimentari nel nostro Paese riprendono fiato a gennaio, segnando un incremento congiunturale dell’1,2 per cento. Però, il trend risulta ancora stagnante se si analizzano i dati rispetto allo stesso periodo del 2011 (più 0,1 per cento) e se si confrontano quelli relativi tra l’ultimo trimestre e il precedente (agosto-ottobre 2011) che registrano un calo dello 0,7 per cento. Tuttavia, la situazione resta difficile. Sta di fatto che sei famiglie su dieci hanno dovuto modificare il menù quotidiano, una famiglia su tre è stata costretta a “tagliare” gli acquisti per la tavola, mentre oltre il 30 per cento è stato obbligato, a causa delle difficoltà economiche, a comprare prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si rivolge ormai agli hard discount (i cui acquisti sono cresciuti dell'1,3 per cento) e guarda esclusivamente alle “promozioni” commerciali che sono sempre più frequenti soprattutto nella Grande distribuzione. Ma le prospettive per i prossimi mesi rimangono “nere”. A rilevarlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati resi noti oggi dall’Istat sul commercio al dettaglio.
Sul fronte dei “tagli” -come risulta da una recente indagine della Cia condotta a livello territoriale- si riscontra, in particolare, che, negli ultimi dodici mesi, il 41,4 per cento delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e di verdura, il 37 per cento quelli di pane e il 38,5 per cento quelli di carne bovina.
Se, invece, si analizza la ripartizione geografica, si rileva -sostiene ancora l’indagine Cia- che nelle regioni Nord il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 39 per cento ha ridotto le “voci” pane e pesce); in quelle del Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi sale al 37 per cento (il 38 per cento ha ridotto il pane, il 46 per cento il pesce, il 35 per cento la carne bovina). Mentre nelle regioni del Sud si arriva al 49 per cento (il 38 per cento ha ridotto il pane e il 48 per cento la carne bovina).
Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualità inferiore, l’orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento.
La Cia fa notare che è aumentata la percentuale di famiglie (oltre l’11 per cento del totale) che ha acquistato prodotti agroalimentari presso gli hard-discount, dove la spesa è a prezzi più contenuti. Comunque, gli iper e i supermercati restano i punti vendita dove si ha la maggiore concentrazione degli acquisti da parte degli italiani con il 69,4 per cento (specialmente nel Centro-Nord con punte del 75 per cento). Ancora in caduta libera, invece, i piccoli negozi, dove a gennaio si è avuta una flessione dell’1,5 per cento.
 

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