Istat, cala il potere d'acquisto e la propensione al risparmio: famiglie svuotano anche il carrello alimentare

05/apr/2012 12.58.17 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat, cala il potere d’acquisto e la propensione al risparmio: famiglie svuotano anche il carrello alimentare 
 
La Cia commenta il rapporto diffuso dall’Istituto nazionale di statistica: nel 2011 continua la stretta sui consumi, con il capitolo “cibo e bevande” al -2 per cento. Gli italiani tagliano quantità e qualità. Tavole restano vuote anche quest’anno, come dimostrano le stime per Pasqua. 
 
        I redditi delle famiglie crescono meno della spesa per i consumi, il potere d’acquisto crolla di un altro mezzo punto percentuale e la propensione al risparmio si attesta al valore più basso dal 1995. Non è “fantaeconomia” ma la situazione reale degli italiani nel 2011, che continuano a subire le conseguenze della crisi, amplificate dalle manovre “lacrime e sangue” e dal caro-benzina. L’effetto immediato delle difficoltà delle famiglie è un ulteriore taglio agli acquisti, non solo quelli superflui ma anche quelli di prima necessità come gli alimentari. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando il rapporto diffuso oggi dall’Istat.
        Nel 2011, infatti, i consumi di cibo e bevande diminuiscono del 2 per cento. Gli italiani continuano a comprare poco e, quando lo fanno, passano per sconti e promozioni commerciali o cercano il massimo risparmio nelle cattedrali del “low-cost”. Nell’anno -ricorda la Cia- oltre la metà delle famiglie italiane ha ammesso di aver modificato il menù quotidiano, il 35 per cento di aver limitato gli acquisti e quasi il 40 per cento di essersi rivolto nella maggior parte dei casi a discount e hard-discount.
        Significa che quasi 10 milioni di famiglie -continua la Cia- oggi riempiono di meno le buste della spesa, spesso perdendo anche in qualità del prodotto. Una situazione che non sembra destinata a cambiare quest’anno, visto che le difficoltà economiche delle famiglie restano forti, e certo non aiuta né il salasso giornaliero per il pieno né i rincari sul carrello della spesa (più 4,6 per cento a marzo) né il previsto nuovo aumento dell’Iva.
        Anche a Pasqua le tavole saranno un po’ più vuote, anche se non meno care, con un calo stimato delle quantità acquistate tra il 5 e il 7 per cento. Ma senza interventi per le famiglie che possano aiutare la ripresa dei consumi, prima di tutto quelli alimentari -conclude la Cia- non ci può essere certo l’auspicata ripresa dell’economia e del Paese.

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