Pac: bene la Corte dei Conti Ue. Le risorse ai veri agricoltori. "No" alle rendite fondiarie. L'impresa resti il perno centrale della riforma

"I rilievi mossi dalla Corte dei Conti Ue in merito alla proposta di riforma della Pac confermano le nostre perplessità e riserve.

Persone Paolo De Castro, Mario Monti, Giuseppe Politi
Luoghi Bruxelles
Organizzazioni Europarlamento, Unione Europea, Corte dei Conti, CIA, commissione UE
Argomenti economia, politica, agricoltura, commercio, finanza

17/apr/2012 15.00.10 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Pac: bene la Corte dei Conti Ue. Le risorse ai veri agricoltori. “No” alle rendite fondiarie. L’impresa resti il perno centrale della riforma
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi ribadisce l’esigenza di contrastare la proposta della Commissione di Bruxelles che rischia di provocare ulteriori squilibri a danno dei produttori agricoli. Serve un “forte gioco di squadra” nelle difficili trattative europee.
 
“I rilievi mossi dalla Corte dei Conti Ue in merito alla proposta di riforma della Pac confermano le nostre perplessità e riserve. Più volte abbiamo denunciato che con l’orientamento della Commissione di Bruxelles c’è il rischio che le risorse vadano a chi non esercita alcuna attività agricola. Non solo. Si evidenzia un quadro normativo ancora assai complesso in grado da accrescere i costi di gestione dei singoli paesi che può ripercuotersi sugli stessi produttori agricoli”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che condivide le critiche dall’organismo comunitario di controllo della gestione finanziaria europea all’Esecutivo comunitario sulla futura politica agricola.
“La nostra posizione in materia è molto chiara. Le risorse, che si annunciano, peraltro, sempre più esigue, devono essere destinate -rimarca Politi- ai veri agricoltori professionali, alle aziende che operano nel mercato dei prodotti e del lavoro. Per tale ragione ci battiamo con fermezza per dare forte sostegno agli imprenditori agricoli, non ai percettori delle rendite fondiarie e parassitarie. La Pac 2014-2020 deve porre al centro la vera agricoltura e le imprese agricole. La linea della Cia, almeno su questi aspetti, coincide con quella della Corte dei Conti Ue”.
“La nuova Pac -ribadisce il presidente confederale- deve avere precisi obiettivi: l’efficienza del mercato; il rafforzamento delle organizzazioni di produttori; la diffusione dell’economia contrattuale; valide misure per favorire il ricambio generazionale; il sostegno degli strumenti (assicurazioni e fondi di mutualità) per contenere gli effetti della volatilità dei prezzi e delle crisi di mercato”.
“La proposta di riforma della Pac da parte della Commissione di Bruxelles perde di vista la centralità del'impresa, della produzione. Una posizione che -aggiunge Politi- bisogna necessariamente correggere. Per questo motivo ci attiveremo con grande fermezza per tutelare il reddito e il lavoro dei veri agricoltori, di chi vive di agricoltura. Bisogna sviluppare un impegno determinato a favore dell’imprenditore, della sua impresa che, altrimenti, rischia di operare nella perenne difficoltà e nella completa incertezza”.
“Ecco perché rinnoviamo l’appello al governo affinché, nella sua collegialità, nel complesso negoziato comunitario sulla nuova Pac porti avanti una posizione forte, autorevole e condivisa in grado di far valere le ragioni dei nostri agricoltori. Una posizione del ‘sistema Paese’. Occorre -rileva il presidente della Cia- un tenace ‘gioco di squadra’. Contiamo, quindi, sulla sensibilità del premier Mario Monti. Oltre a governo, regioni e tutte le componenti della filiera agroalimentare, è fondamentale anche saldare l’azione con il Parlamento europeo e soprattutto con il presidente della Commissione agricoltura Paolo De Castro, che si è espresso per una riforma equilibrata ed efficiente”.
“La proposta della Commissione Ue -conclude Politi- contiene elementi penalizzanti per la nostra agricoltura che rischiano di mettere fuori mercato molte imprese. Il modello di Pac delineato non è assolutamente la risposta più adatta per i produttori agricoli italiani. Per tale ragione è indispensabile battersi con determinazione e fermezza. E sicuramente i rilievi della Corte dei Conti Ue possono rappresentare un elemento in più su cui discutere per favorire una riforma orientata ad un sano e giusto sviluppo del mondo agricolo europeo”.
 
 

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