Unioncamere: il Sud soffre più degli altri , anche sul fronte dei consumi alimentari. Una famiglia su due "taglia" sulla tavola

03/mag/2012 14.30.55 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Unioncamere: il Sud soffre più degli altri, anche sul fronte dei consumi alimentari. Una famiglia su due “taglia” sulla tavola
 
La Cia commenta i dati diffusi oggi in occasione della decima Giornata dell’economia: si prospetta un altro anno difficile, per consumatori e pmi. Nel Mezzogiorno la riduzione della spesa per cibo e bevande riguarda il 49% delle famiglie contro il 32% al Nord. Preoccupazione anche per la tenuta del tessuto produttivo: solo nel primo trimestre chiuse 26mila imprese, di cui la metà agricole.
 
        Un altro anno da dimenticare. Le previsioni contenute nel rapporto Unioncamere 2012 non annunciano alcuna inversione di tendenza, anzi confermano l’andamento depressivo dell’economia italiana, con il Pil in caduta libera, le pmi sotto assedio e gli italiani sempre più provati. Una difficoltà resa evidente dalle stime sui consumi domestici, che crolleranno ancora soprattutto al Sud. E non fa eccezione la spesa alimentare, con una stretta maggiore nel Mezzogiorno rispetto alle altre regioni d’Italia. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
        Se i consumi delle famiglie sono previsti in calo del 2,1 per cento in media, nel meridione il crollo dovrebbe arrivare al 2,4 per cento, con punte fino al -2,8 per cento in Molise e -2,7 per cento in Basilicata. Lo stesso succede se si guarda esclusivamente al carrello alimentare, che costituisce la base della spesa degli italiani. Secondo i nostri dati -rileva la Cia- a causa della crisi una famiglia su tre ormai riduce abitualmente gli acquisti per la tavola, ma se si guarda solo al Sud il “taglio” alla dispensa arriva a riguardare quasi una famiglia su due.
        Nel dettaglio -continua la Cia- se si analizza la ripartizione geografica, si rileva che negli ultimi dodici mesi nelle regioni del Nord il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti; in quelle del Centro la percentuale di chi ha tagliato i consumi di cibo e bevande sale al 37 per cento; mentre nelle regioni meridionali si giunge al 49 per cento. Se si guarda al “contenuto” dei tagli, invece, viene fuori che il 41,4 per cento delle famiglie in Italia ha ridotto soprattutto gli acquisti di frutta e di verdura, il 37 per cento quelli di pane e il 38,5 per cento quelli di carne bovina.
        Ma la Cia non è preoccupata solo per le famiglie, alle prese con lo sforzo continuo di far quadrare le spese. La paura è anche per la tenuta delle aziende agricole sul territorio, in particolare quelle piccole e medie. Unioncamere ricorda come solo nel primo trimestre dell’anno hanno chiuso 26mila aziende, la metà delle quali proprio del settore primario. E a mettere sotto pressione gli agricoltori -conclude la Confederazione- ci sono in primis i costi di produzione alle stelle, trascinati dal caro-gasolio (+130 per cento in due anni), seguiti dalla stretta creditizia con il parallelo aumento delle situazioni debitorie (oggi due aziende agricole su tre sono gravate da debiti e tre su dieci non riescono più a fronteggiarli, con il rischio di finire nella rete dell’usura e della criminalità organizzata). A questo si aggiunge la macchina farraginosa della burocrazia, che costa al settore più di 4 miliardi di euro l'anno.
 

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