Crisi: un grande "patto sociale" per tornare a investire nel welfare

09/mag/2012 15.51.08 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Crisi: un grande “patto sociale” per tornare a investire nel welfare
 
Il presidente Giuseppe Politi lancia la proposta della Cia per un nuovo modello di Stato sociale in grado rispondere alle esigenze dei cittadini, soprattutto dei più deboli. Eliminare gli sprechi, battere l’evasione fiscale e introdurre una vera tassazione sui grandi patrimoni per dare le risorse necessarie a sviluppare i servizi socio-sanitari che, soprattutto nelle zone rurali, hanno subito drastici tagli. Venire incontro ai bisogni reali delle famiglie e degli anziani.
 
          Per ridisegnare un nuovo modello di welfare è indispensabile un grande “patto sociale”. E occorre partire da precisi punti di riferimento: eliminare una serie di spese inutili (sprechi continui di risorse pubbliche, attività dannose all’ambiente e alle persone); combattere l’evasione fiscale; introdurre forme di tassazione vera sui patrimoni e sulle grandi ricchezze; razionalizzare la spesa dello Stato. E’ questa la ricetta proposta dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori per tornare a investire nel welfare, un settore verso il quale negli ultimi anni c’è stata, purtroppo, una drammatica dismissione.
          I risultati negativi sono sotto i nostri occhi: servizi sociali e sanitari praticamente dimezzati, soprattutto nelle aree agricole e rurali; sostegno alle famiglie più deboli e agli anziani totalmente insufficiente; riduzione drastica negli interventi per le persone non autosufficienti; pensioni tagliate e non più adeguate al crescente aumento del costo della vita. Un panorama complesso che mette in evidenza le conseguenze della crisi a cui si accompagna una politica sociale poco attenta alle esigenze di un Paese che oggi vive un momento di grande difficoltà.
          La “spending review” proposta dalla Cia guarda, quindi, al welfare come reale investimento e non come una spesa onerosa e controproducente. E il convegno organizzato a Roma, proprio sul tema “Welfare. Spesa o investimento sociale?”, ha inteso rilanciare un progetto per venire incontro alle necessità di una società sempre più dilaniata da una congiuntura critica che ogni giorno di più mette ai margini tantissime persone e riduce quei servizi essenziali per dare risposte ai nuovi bisogni dei cittadini.
          E’ stato lo stesso presidente della Cia Giuseppe Politi a mettere a fuoco l’attuale situazione. “Oggi c’è una larga fascia di popolazione che vive male ed è sempre più povera. I servizi socio-sanitari vengo ridotti in modo inammissibile. Famiglie e soprattutto anziani fanno fatica a vivere. Uno scenario preoccupante che le ultime indagini dell’Istat hanno ben fotografato. In Italia non ci sono solo tre milioni di poveri assoluti, ma anche oltre 8 milioni di poveri, il 13,8 per cento dell’intera popolazione. Le famiglie colpite da questo tipo di povertà, chiamata in termini tecnici ‘relativa’, sono 2 milioni e 734 mila (l’11 per cento di quelle residenti). Sono famiglie che non riescono a spendere più di 992,46 euro al mese ogni due componenti”.
          “Un quadro -ha aggiunto Politi- reso più drammatico dai problemi dei pensionati che rappresentano una delle fasce più deboli della società. Alcune cifre lo dicono chiaramente. Quasi la metà dei pensionati, 7,6 milioni, il 45,4 per cento del totale, ha ricevuto pensioni (una o più prestazioni) per un importo medio totale mensile inferiore a 1.000 euro. Non solo. Per 2,4 milioni (14,4 per cento) le prestazioni non superano i 500 euro”.
          “Sono dati sui quali riflettere e che hanno permesso alla nostra Confederazione -ha rimarcato il presidente della Cia- di lanciare una proposta tesa a un effettivo rilancio di investimenti mirati nel welfare che non può essere considerato un semplice slogan, ma una realtà viva da incentivare e valorizzare. Per questo diciamo che oggi è necessario, disegnare un welfare più inclusivo, superare l’approccio risarcitorio e spostare l’asse sulla rete dei servizi. Bisogna battersi per un welfare universalistico e tutto ciò non si può fare senza risorse. Da qui l’importanza di ridisegnare un nuovo modello attraverso un grande ‘patto sociale’ per il welfare come strumento di sviluppo, come paradigma per la ripresa economica e per restituire alle persone, anziani, giovani e donne, l’opportunità di costruire autonomamente la propria esistenza, sapendo che anche la partecipazione è un forte strumento di mobilitazione delle risorse e della cittadinanza”.
          “La difficile situazione economica, i drastici tagli ai finanziamenti, la crescita della domanda di servizi, unita alla variazione demografica, ci pongono -ha sottolineato, nell’intervento introduttivo del convegno, Alberto Giombetti, coordinatore della Giunta nazionale della Cia- di fronte a una situazione di crisi profonda del sistema delle politiche sociali. Ora tutti i protagonisti della governante, enti locali, terzo settore, organizzazioni professionali, sindacati associazioni di pensionati giovani e donne, sono di fronte alla necessità di immaginare e insieme un percorso che ridisegni le linee di intervento, il modello organizzativo, il chi fa cosa all’interno di una nuova rete dei servizi universalista e più inclusiva”.
          Il convegno della Cia -promosso assieme all’Anp-Associazione nazionale pensionati, all’Agia-Associazione giovani imprenditori agricoli, all’Associazione Donne in Campo, al patronato Inac e alla Fondazione Humus- ha visto la partecipazione di Paolo Leon, economista e professore dell’Università Tre di Roma, di Vincenzo Brocco, presidente dell’Anp, di Carla Collicelli, vicedirettore del Censis, di Carla Donnini, presidente dell’Inac, di Giovanni Tria, professore dell’Università Tor Vergata e presidente della Scuola superiore della Pubblica Amministrazione, di Annalisa Mandorino, vicesegretario di Cittadinanzattiva, di Luca Brunelli, presidente nazionale Agia, di Mara Longhin, presidente nazionale di Donne in Campo.
 

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