MATERIALE CONVEGNO NAZIONALE CIA "NO ALL'ECONOMIA DELL'INGANNO"

22/mag/2012 12.57.59 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Agroalimentare: a tavola vince l’economia dell’inganno. Falsi e tarocchi “scippano” 7 milioni di euro l’ora al “made in Italy”. Nel supermarket mondiale del “bidone” i nostri prodotti sono i più clonati
 
La Cia denuncia una situazione sempre più difficile per le nostre produzioni tipiche e di qualità. Oggi la contraffazione provoca all’agricoltura del nostro Paese un danno enorme. I consumatori vengono truffati, gli agricoltori e gli industriali dell’agroalimentare derubati. E le frodi viaggiano anche in Internet.
 
Una “rapina” da 7 milioni di euro l’ora e da 60 miliardi di euro l’anno. A tanto ammonta il business dell’agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell’agroalimentare “made in Italy”, il più clonato nel mondo. Dai prosciutti all’olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli: è un continuo di “falsi” e di “tarocchi” che stanno provocando danni rilevanti non solo alle nostre Dop e Igp, che rappresentano la punta di diamante delle nostre esportazioni nel mondo, ma all’intero sistema agroalimentare. Si tratta di un vero e proprio “scippo” ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari. I consumatori vengono truffati, gli agricoltori e gli industriali dell’agroalimentare derubati. E’ quanto emerso nel convegno nazionale “No all’economia dell’inganno”, promosso dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori a Bari.
L’agropirateria, la contraffazione, l’imitazione, e soprattutto l’italian sounding -il fenomeno dei prodotti che di italiano hanno solo il nome- generano un volume d’affari pari a poco meno della metà dell’intero valore della produzione agroalimentare “made in Italy”. E i danni non vengono provocati a un’unica impresa o a una singola fase produttiva. Il valore sottratto alla nostra produzione agricola pesa sull’intera filiera impegnata in produzioni di qualità. E la situazione sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. Ormai le truffe viaggiano anche su Internet. Non c’è più da stupirsi nel trovare in vendita in rete il Prosciutto di Parma, il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano prodotti in Argentina, in Australia o, addirittura, in Cina.
Ma anche in Italia -come dimostrano i dati relativi ai sequestri operati dall’Arma dei carabinieri, dalla Guardia di Finanza e dalla Forestale- il fenomeno è in continua crescita, con frodi commerciali e sanitarie, falsificazioni, sofisticazioni e contraffazioni vere e proprie. E così il nostro Paese è al primo posto in Europa per le segnalazioni di cibi contaminati contraffatti e per le agromafie, che ad oggi hanno un volume d'affari che si avvicina ai 13 miliardi di euro.
A questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano in Italia prodotti alimentari “clandestini” e “pericolosi” per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente. I più colpiti dalle sofisticazioni sono i sughi pronti, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari. E l’allarme maggiore è per quello che viene dalla Cina che, nonostante il calo delle esportazioni “ufficiali” in Italia, riesce a far entrare nella Penisola grandi quantità di prodotti che possono mettere a repentaglio la salute, oltre a provocare gravi danni all’economia agricola nazionale.
A conferma di ciò ad aprile scorso è arrivata la prima storica sentenza dicondanna per il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, nei confronti di un imprenditore che commercializzava come italiano un concentrato di pomodoro prodotto in realtà con pomodori importati dalla Cina.
Gli “agropirati” a livello internazionale si camuffano dietro i marchi più strani e singolari. Si va dal Parmesao (Brasile) al Regianito (Argentina), dal Parma Ham (Usa) al Daniele Prosciutto & company (Usa), dall’Asiago del Wisconsin (Usa) alla Mozzarella Company di Dallas (Usa), dalla Tinboonzola (Australia) alla Cambozola (Germania, Austria e Belgio), al Danish Grana (Usa).
Basti pensare che solo negli Stati Uniti il giro d’affari relativo alle imitazioni dei formaggi italiani supera abbondantemente i 2 miliardi di dollari. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera difesa delle nostre Dop, Igp e Stg, che comprendono formaggi, olio d’oliva, salumi, prosciutti e ortofrutticoli. Una difesa che non significa soltanto la tutela di un patrimonio culturale, dell’immagine stessa dell’Italia, ma anche la valorizzazione di un settore economico che ha un fatturato al consumo di circa 9 miliardi di euro e un export che si avvicina ai 2 miliardi di euro. Prodotti che, inoltre, danno lavoro, tra attività dirette e indotto, a più di 300 mila persone e che rappresentano una risorsa insostituibile per l’economia locale, in particolare per alcune zone marginali di montagna e di collina che, altrimenti, non avrebbero molte altre possibilità di sviluppo.
Insomma, l’Italia è la più colpita dalla contraffazione, dall’agropirateria, dai “falsi d’autore” dell’alimentazione. Nel nostro Paese si realizza più del 21 per cento dei prodotti a denominazione d’origine registrati a livello comunitario. A questi vanno aggiunti i 521 vini Doc, Docg e Igt e gli oltre 4000 prodotti tradizionali censiti dalle Regioni e inseriti nell’Albo nazionale. Una lunghissima lista di prodotti che ogni giorno, però, rischia il “taroccamento”.
La situazione è, quindi, di estrema gravità: ci troviamo davanti a un immenso supermarket del “falso”, dell’“agro-scorretto”, del “bidone alimentare”. Il più “copiato” tra i prodotti Dop e Igp è il Parmigiano Reggiano. Il suo “tarocco” lo troviamo in Argentina, in Brasile, in Giappone, ma anche in Germania e nel Regno Unito. Seguono il Prosciutto di Parma e quello di San Daniele, il Grana Padano, la Mozzarella di bufala e l’Asiago. Una lunga serie di “plagi”, che colpiscono un numero sempre più alto di prodotti di qualità. Non ultimo il Gorgonzola, commercializzato con il nome di Tinboonzola e Cambozola.
Ma per trovare i “falsi” Dop e Igp non c’è certo bisogno di andare all’estero. E’ sufficiente navigare in Internet per poter avere una vera e propria vetrina del “tarocco”. In molti siti si possono acquistare formaggi come il Parmesan o il Regianito, il Provolone e l’Asiago, prodotti nel Wisconsin (Usa), la Robiola del Canada, la Mozzarella del Texas, la Fontina “made in China”, i pomodori San Marzano coltivati in California, i fiaschi tricolore di Chianti, statunitensi e australiani, il Prosciutto di San Daniele di una ditta americana.
Per comprendere la gravità del problema delle imitazioni e delle contraffazioni, basta vedere che negli ultimi due anni sono più che triplicati i casi di sequestri di prodotti Dop e Igp contraffatti o falsificati effettuati alle dogane dei Paesi dell’Unione europea. Importazioni “taroccate”, come formaggi, vini, mele, salumi, provenineti dai Paesi più disparati: Cina, Brasile, Australia, Sudafrica, Argentina, Canada.

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Contraffazione: Politi illustra le proposte della Cia. Controlli rigorosi, sinergia sui mercati, promozione e tutela del “made in Italy”, difesa dei marchi e sostegni validi alle imprese
 
Il presidente nazionale della Confederazione interviene al convegno di Bari. L’agropirateria alimentare deve essere combattuta con la massima fermezza per tutelare sia i consumatori che i produttori, sradicando un fenomeno che provoca gravi danni all’economia e alla società.
 
“Ogni tipo di pirateria, compresa quella agroalimentare, deve essere combattuta con la massima fermezza per tutelare sia i consumatori che i produttori, sradicando un fenomeno che provoca gravi danni all’economia e al mercato”. Lo ha sostenuto il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi al convegno nazionale di Bari sul tema “No all’economia dell’inganno”.
“La nostra organizzazione -ha aggiunto Politi- da tempo insiste sull’esigenza di introdurre un sistema di tutela per le produzioni tipiche e tradizionali, mettendo in atto un sistema sanzionatorio, anche di natura penale. Serve, quindi, linea dura contro la sofisticazione e la contraffazione alimentare. Fenomeni che, oltre a danneggiare i consumatori, con rischi anche sulla salute, assestano ogni anno all’agricoltura italiana un ‘colpo’ da 3 miliardi di euro”.
“Come Cia -ha rilevato il presidente confederale- riaffermiamo l’esigenza di un’effettiva tutela dei nostri prodotti tipici legati fortemente al territorio. Purtroppo oggi, soprattutto a livello internazionale, assistiamo a un assalto continuo da parte degli agropirati. Dai prosciutti all’olio di oliva, dai formaggi ai vini, dai salumi agli ortofrutticoli è un continuo di falsi e di tarocchi”.
“Ecco perché -ha sottolineato Politi- chiediamo di rafforzare la lotta alla contraffazione, lavorando a efficaci meccanismi di controllo in cui Stato e imprese facciano sistema, creando una sinergia tra rappresentanza, forze dell’ordine e istituzioni. L’operato del Consiglio nazionale anticontraffazione offre un modello positivo in tale senso”.
“Serve, inoltre, un rapido intervento di riorganizzazione del sistema di promozione commerciale del ‘made in Italy’ agroalimentare, in modo -ha rimarcato il presidente della Cia- da veicolare nuove risorse realmente a favore delle piccole e medie imprese di tutto il territorio nazionale. Occorre valorizzare il ruolo del nuovo Ice e quello delle ambasciate. Azioni congiunte per superare l’attuale frammentazione”.
Politi ha sottolineato anche l’importanza del sostegno pubblico alla creazione, registrazione e tutela di marchi commerciali collettivi a favore delle Pmi agroalimentari. E accanto a ciò si deve operare per rafforzare il contrasto alla nuova illegalità commerciale originata dai recenti accordi di liberalizzazione in campo agricolo non accompagnati dall’armonizzazione dei controlli doganali.
“La contraffazione e l’imitazione dei prodotti Dop e Igp producono danni i cui effetti non si limitano a un’unica impresa o a una singola fase produttiva. Il valore sottratto alla nostra produzione agricola -ha detto Politi- pesa sull’intera filiera impegnata nelle produzioni di qualità. Va, dunque, affrontato in chiave di sistema. Al falso si affianca, poi, la sottofatturazione e l’evasione fiscale che rappresenta l’ulteriore danno sociale dell’azione di produzione e commercializzazione illegale dei prodotti contraffatti: un tema di forte impatto in questa nuova fase di contrasto all’evasione fiscale”.
Vi è scarsa consapevolezza del fenomeno: si crede ancora che la contraffazione riguardi solo i beni di lusso. Quella alimentare -ha sostenuto il presidente della Cia- è in mano alla criminalità che per gli alti profitti mette a rischio la salute dei consumatori, visto che aumenta il pericolo di adulterazione e sofisticazione dei prodotti”.
          “Davanti a questi problemi -ha aggiunto Politi- occorre immaginare un approccio diversificato alla salvaguardia delle nostre produzioni di qualità. Tra gli strumenti a disposizione vi sono i rapporti bilaterali con i paesi partner, le sinergie tra produttori e distributori, il rafforzamento della tutela legale contro i fenomeni dell’agropirateria. E’ necessario, in primo luogo, impostare una vera politica commerciale, che fissi obiettivi e priorità oggi non ancora evidenti in Italia. Le attività di promozione devono essere considerate una parte del tutto, non devono sostituirsi a una visione complessiva, di sistema, della valorizzazione dell’economia agroalimentare italiana di qualità”.
          “Non serve innalzare barriere protezionistiche che a loro volta -ha concluso il presidente della Cia- scatenerebbero altre ‘guerre commerciali’, ma occorre ‘tolleranza zero’ nei confronti della concorrenza sleale fondata sulla falsificazione, sulla sofisticazione e sul dumping sociale e lavorare in funzione della trasparenza, della qualità. Da qui l’esigenza per tutti i prodotti di un’etichetta chiara e con l’obbligo dell’indicazione d’origine”.

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Contraffazione alimentare: in Italia il livello di guardia resta alto. Nel 2011 sequestri per 37 milioni di euro
 
Al convegno nazionale “No all’economia dell’inganno”, la Cia ricorda i protagonisti della lotta alle frodi nel settore. Dai Nac al Corpo Forestale dello Stato un impegno comune contro i “killer della tavola” e la criminalità organizzata. Solo nell’ultimo anno 80 mila controlli da Nord a Sud, ma la battaglia fondamentale è fuori dai confini nazionali.        
 
Frodi, sofisticazioni e falsi alimentari. In Italia la lista delle illegalità nel settore è lunga e attraversa tutto lo Stivale. Ma se crescono i reati, crescono contemporaneamente i controlli e le strategie di contrasto delle forze dell’ordine. Perché la lotta alla contraffazione in Italia ha protagonisti e alleati preziosi: dai Nuclei Antifrodi del Comando Carabinieri Politiche agricole (Nac) al Corpo Forestale dello Stato, dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari alle Capitanerie di Porto. Tutti impegnati a combattere le distorsioni del mercato e i fenomeni criminosi nella filiera del cibo, che causano danni diretti e ingenti alla salute dei cittadini, all’ambiente, all’economia e al “made in Italy”. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori al Convegno nazionale “No all’economia dell’inganno”, in corso alla Camera di Commercio di Bari.
Solo nel 2011 ci sono stati circa 80 mila controlli -ricorda la Cia- che hanno portato a sequestri per un valore di quasi 37 milioni di euro, a più di 8.700 sanzioni amministrative e alla segnalazione all’autorità giudiziaria di 1.304 persone. Numeri che confermano la validità e l’importanza degli organismi preposti al controllo e al contrasto delle truffe in campo agroalimentare, che lavorano ogni giorno per riaffermare il principio della legalità e il valore della qualità del “made in Italy”. Tutelando gli interessi sia dei consumatori che dell’agricoltura, garantendo reali certezze.
Più in dettaglio, l’attività operativa dei Nac nel periodo 2010-2011 ha coinvolto ben 3.143 aziende, con controlli sulla Gdo, nei principali centri commerciali e nei mercati generali -sottolinea la Cia- e oltre 19 mila tonnellate di prodotti agroalimentari illegali sequestrati, tra cui falso pomodoro Dop, mais Ogm commercializzato come mais semplice senza indicazioni sulla tracciabilità, olio “deodorato” preso all’estero e venduto in Italia come olio extravergine d’oliva, falso biologico. A tutto questo va aggiunto il sequestro di beni immobili e conti correnti per 303 milioni di euro e altri 25 milioni di euro di contributi comunitari indebitamente percepiti o richiesti.
          Da parte sua, l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari, organo di controllo ufficiale del ministero delle Politiche agricole, nell’ultimo anno ha effettuato 43.452 controlli, contestato 5.513 sanzioni amministrative e sequestrato beni per un controvalore di quasi 15 milioni di euro -continua la Cia-. Con un’attenzione mirata soprattutto ai prodotti di qualità, biologici, certificati: un settore a cui è stato dedicato ben il 35 per cento dei controlli. Mentre il Corpo forestale dello Stato Nucleo agroalimentare e forestale, sempre nel 2011, ha compiuto oltre 6 mila controlli, requisendo quasi 13 mila kg di prodotti per un valore di circa 1 milione di euro.
          Insomma, se aumentano da un lato le truffe e le contraffazioni agroalimentari, dall’altro lato cresce anche la “vigilanza” sulla filiera -osserva la Cia- con controlli capillari e strumenti sempre più sofisticati. Ma ancora non basta. Ora occorre rafforzare la lotta alla contraffazione fuori dai confini italiani, a livello internazionale, dove la tutela delle nostre “griffe” alimentari è ancora troppo debole e non riesce a contrastare fenomeni odiosi come l’italian sounding.
          Il problema, cioè, è che nei Paesi terzi ancora non esiste una vera tutela delle nostre eccellenze certificate. Ecco perché non si può più aspettare -conclude la Cia-. Servono misure “ad hoc” come l’istituzione di una task-force in ambito europeo per contrastare truffe e falsificazioni alimentari; sanzioni più severe nell’Ue contro chiunque imiti prodotti a denominazione d’origine; interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per l’assistenza legale a chi promuove cause (in particolare ai consorzi di tutela) contro chi falsifica prodotti alimentari. Ma soprattutto serve un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva difesa delle Dop, Igp, Stg, tutelandoci in sede di Organizzazione mondiale del commercio anche ricorrendo alla registrazione dei marchi.
 
 

 
 

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