Istat: famiglie allo stremo, la capacità di spesa è ai minimi e i consumi restano sottoterra, anche quelli alimentari

22/mag/2012 15.50.27 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: famiglie allo stremo, la capacità di spesa è ai minimi e i consumi restano sottoterra,  anche quelli alimentari
 
La Cia commenta i dati del Rapporto annuale dell’Istat. Dopo un 2011 “nero”, gli italiani continuano a tenere comportamenti d’acquisto improntati alla prudenza e al risparmio a 360 gradi. Al Sud, dove cresce l’incidenza della povertà, una famiglia su due “taglia” sulla tavola. La situazione non potrà che peggiorare ancora se si procede con il nuovo aumento dell’Iva.    
 
        I redditi delle famiglie tornano sui livelli di dieci anni fa, i salari restano fermi al 1993 e il potere d’acquisto crolla dal 2008 di 5 punti percentuali. Anche la propensione al risparmio è ai minimi dal ’90, mentre continua a crescere la disoccupazione e il divario Nord-Sud. Non è “fantaeconomia” ma la situazione reale degli italiani nel 2011, fotografata dal Rapporto annuale dell’Istat. L’effetto più immediato di questa crisi, delle difficoltà economiche delle famiglie, è un’ulteriore compressione dei consumi, non solo quelli superflui ma anche quelli di prima necessità come gli alimentari. Che si ridurranno anche nel 2012. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, analizzando i dati contenuti nel rapporto dell’Istituto nazionale di statistica presentato oggi dal presidente Enrico Giovannini.
          Quest’anno la spesa complessiva per i consumi calerà ancora del 2,1 per cento, anche a causa delle misure “lacrime e sangue” messe in campo dal governo. Già in questi primi cinque mesi del 2012 -spiega la Cia- i comportamenti d’acquisto messi in atto dalle famiglie rispecchiano quella prudenza registrata anche nel 2011: gli italiani continuano a comprare poco e, quando lo fanno, passano per sconti e offerte della Gdo o cercano il massimo risparmio nelle cattedrali del “low-cost”. Tanto oltre la metà delle famiglie afferma di aver dovuto modificare il menù quotidiano, il 35 per cento di limitare gli acquisti e quasi il 40 per cento di rivolgersi quasi esclusivamente a promozioni commerciali e discount.
          Significa che quasi 10 milioni di famiglie -continua la Cia- oggi riempiono di meno le buste della spesa, spesso perdendo anche in qualità del prodotto. Una tendenza molto più forte al Sud che al Nord, anche perché (come testimonia oggi l’Istat) la percentuale di famiglie che si trovano al di sotto della soglia minima di spesa per consumi è al 4,9 per cento nell’Italia settentrionale contro il 23 per cento nel meridione. E infatti, secondo analisi della Confederazione, mentre nelle regioni del Nord “solo” il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti negli ultimi 12 mesi, nel Mezzogiorno la percentuale di chi ha tagliato i consumi di cibo e bevande sale fino al 49 per cento.
          Insomma, si tratta di una situazione drammatica che il previsto nuovo aumento dell’Iva non potrà che peggiorare, costando agli italiani quasi un miliardo solo per le spese alimentari. Ma non c’è alcuna possibilità di ripresa economica -conclude la Cia- senza una parallela ripresa dei consumi domestici delle famiglie.

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