Sisma Emilia: i danni alla filiera agroalimentare potrebbero salire fino a 500 milioni di euro

24/mag/2012 13.41.29 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Sisma Emilia: i danni alla filiera agroalimentare potrebbero salire fino a 500 milioni di euro
 
La Cia spiega che le verifiche tecniche sono ancora in corso, ma il bilancio è destinato a peggiorare, tra strutture e magazzini crollati o seriamente lesionati, macchinari rotti, capi di bestiame perduti e produzioni pregiate del territorio colpite al cuore. La priorità ora è la sospensione immediata dell’Imu e delle altre scadenze fiscali e previdenziali.
 
        L’Emilia continua a tremare e le ripetute scosse di assestamento non fanno che aggravare la situazione nelle zone colpite, da un lato rallentando le operazioni di soccorso,  monitoraggio e controllo e dall’altro provocando ulteriori lesioni alle abitazioni e agli edifici storici, ma anche ai fabbricati rurali: cascine, stalle, fienili, serre e magazzini di stoccaggio e lavorazione. Di conseguenza cresce ancora la stima dei danni all’agricoltura, e anche se le verifiche tecniche sono tutt’ora in corso, è chiaro che la previsione iniziale di 200 milioni di euro è già ampiamente superata. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
        Oltre ai danni alle strutture agricole, ci sono poi macchinari rotti, animali finiti sotto le macerie e produzioni pregiate colpite al cuore. Con le 300 mila forme di Parmigiano reggiano andate perse per il crollo delle scalere -sottolinea la Cia- sono andati in fumo oltre 100 milioni di euro, a cui vanno aggiunte le 120 mila forme di Grana padano ridotte in frantumi per un valore economico di almeno 35 milioni di euro. In più, nelle aziende della Bassa Modenese il rovesciamento delle botti ha causato la fuoriuscita di migliaia di litri di Aceto balsamico tradizionale. E nella zona del Lambrusco diversi stabilimenti di produzione vinicola sono risultati danneggiati.    
        Tutto questo sta già provocando in molti casi problemi nella filiera, anche perché nei comuni colpiti operano più di 10 mila aziende per circa 200-250 mila ettari coltivati o con allevamenti. Il rischio, dunque, è che ad accertamenti fatti -ammonisce la Cia- la quota dei danni all’agroalimentare possa salire fino a raggiungere il mezzo miliardo di euro.
        Ecco perché ora bisogna fare presto. Ci sono agricoltori che hanno perso tutto e la sospensione dell’Imu (oltretutto per fabbricati che sono stati rasi al suolo dal terremoto) e delle altre scadenze fiscali e previdenziali diventa un atto dovuto. Il governo deve subito procedere agli interventi necessari, le imprese del territorio hanno bisogno di misure concrete per riprendere l’attività produttiva. Quanto alla Cia -conclude la Confederazione- nelle prossime ore decideremo le iniziative opportune per venire incontro alle esigenze dei produttori agricoli, sviluppando azioni, anche di carattere solidaristico, per fronteggiare al meglio una situazione che oggi si presenta davvero critica.
 

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