Sisma: allarme per la raccolta di frutta in Emilia. A rischio il 10 per cento del prodotto

A pochi giorni dall'apertura della stagione delle albicocche e delle pesche, infatti, la regione che produce il 17 per cento della frutta italiana potrebbe perdere il 10 per cento del prodotto.

Luoghi Bologna, Modena, Emilia Romagna, Mantova, Ferrara, provincia di Modena, provincia di Ferrara
Organizzazioni CIA
Argomenti frutticoltura, agricoltura, economia, alimenti

01/giu/2012 11.36.23 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Sisma: allarme per la raccolta di frutta in Emilia. A rischio il 10 per cento del prodotto
 
Oltre al mezzo miliardo di danni diretti già acquisiti, l’agricoltura emiliana rischia di pagare anche sul lungo periodo: il caos post terremoto rallenta e ostacola le attività nei campi. Preoccupazione per la frutticoltura emiliana, che rappresenta il 17 per cento del comparto nazionale, e ora potrebbe risentire delle difficoltà di organizzazione della campagna di raccolta e dei danni ai laboratori di conservazione e trasformazione. La Cia sta lavorando a una rete di solidarietà tra le aziende delle aree colpite.
 
 
Oltre al Parmigiano Reggiano e al Grana Padano, il sisma in Emilia rischia di “colpire” duramente altre produzioni importanti del territorio. A pochi giorni dall’apertura della stagione delle albicocche e delle pesche, infatti, la regione che produce il 17 per cento della frutta italiana potrebbe perdere il 10 per cento del prodotto. Il caos che il terremoto ha creato nelle campagne della Bassa modenese e dell’Alta ferrarese, insieme ai danni subiti dai laboratori di conservazione e lavorazione aziendale, fa temere per l’efficienza delle operazioni di raccolta, di trasformazione e di distribuzione di una filiera di qualità come quella della frutticoltura emiliana. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, a partire da un monitoraggio delle imprese agricole maggiormente danneggiate dal sisma.
L’agricoltura, quindi, non paga solo le conseguenze dirette del terremoto, stimate complessivamente per 500 milioni di euro. Ad allungare la lista dei danni -avverte la Cia-, ben presto si cominceranno a sommare ai crolli degli edifici e dei fabbricati rurali, anche gli effetti degli “stop” alla produzione o delle difficoltà di svolgimento delle normali operazioni agricole, come la raccolta della frutta. Proprio in questo periodo -spiega la Cia- nei territori colpiti dal sisma sta terminando la raccolta delle fragole, mentre si è nel pieno della stagione delle ciliegie e ci si prepara a giorni a quella di albicocche, pesche e nettarine.
La filiera frutticola emiliana è importante e di qualità: basti pensare che ben il 50 per cento delle pesche italiane proviene proprio dalla regione segnata dal sisma -sottolinea la Cia-, così come il 15,8 per cento delle ciliegie. Per quanto riguarda le pere, addirittura l’80 per cento della produzione “made in Italy” si concentra proprio nell’area compresa tra la provincia di Modena, di Ferrara e una parte di Bologna: il territorio più al centro delle cronache in questi giorni. E se il terremoto in questo caso non ha causato problemi in campagna, si registrano però difficoltà per il reperimento della manodopera per la raccolta, oltre a un’inevitabile lentezza nelle varie attività agricole e di distribuzione, a causa del panico generale che ha investito le zone colpite dal sisma.
È per questo che la Cia sta lavorando a mettere in connessione le varie aziende distribuite sul territorio, creando un’efficiente rete di aiuto reciproco tra agricoltori, in modo da evitare i blocchi di produzione, che rischiano, soprattutto nel caso della frutta fresca, di far marcire il prodotto. In questo modo le aziende che hanno avuto danni al laboratorio di trasformazione e conservazione degli alimenti, può “appoggiare” il proprio raccolto nell’azienda agricola del “vicino”, magari lasciandogli una parte del prodotto. Restaurando così una sorta di “baratto” della solidarietà, che vuole limitare i danni in tutti quegli ambiti produttivi che fanno grande il settore primario delle province di Ferrara, Modena e Mantova, che da sole “producono” il 6 per cento del valore della produzione agricola nazionale.
 
 
 

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