Sisma Emilia: ora è anche allarme siccità . A rischio l'80 per cento delle pere italiane

06/giu/2012 10.20.04 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Sisma Emilia: ora è anche allarme siccità. A rischio l’80 per cento delle pere italiane
 
I danni a due tra i più grandi impianti idrovori della zona, Pilastresi del consorzio di bonifica di Burana e Mondine del Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale, ha lasciato all’asciutto 200 mila ettari di terreno e 3.500 aziende, quasi tutte agricole. Senz’acqua campi coltivati a seminativi, ortivi e frutteti specializzati. Proprio da quest’area proviene la quasi totalità delle pere “made in italy”. La Cia sollecita interventi urgenti di messa in sicurezza, prima che il caldo diventi eccessivo.
 
          L’80 per cento della produzione di pere “made in Italy” rischia di rimanere “a secco”. Sono i danni subiti dagli impianti dei consorzi di bonifica, in particolare quello della Burana, a impedire l’irrigazione di quasi 200 mila ettari di terreno agricolo compreso tra le provincie di Modena, Ferrara e Reggio Emilia. E se l’impianto non verrà ripristinato in fretta, soprattutto in previsione dell’aumento delle temperature nei prossimi giorni, c’è il pericolo reale che la perdita del prodotto andrà ad allungare la già pesante lista di danni che il sisma ha inferto all’agroalimentare emiliano. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, che sta eseguendo attenti monitoraggi sul territorio.
          Ancora una volta -sottolinea la Cia- gli effetti devastanti del terremoto in Emilia minacciano un comparto importante dell’agricoltura italiana. Proprio tra Modena, Ferrara e Reggio Emilia si concentra la quasi totalità della produzione nazionale di pere: la William, l’Abate e la Conference sono solo le principali varietà, tutte tutelate dal marchio Igp assegnato alla “Pera dell’Emilia Romagna”. E di tutta la regione, proprio quest’area fa dell’Italia il primo produttore europeo e il terzo produttore mondiale di questo tipo di frutta, dietro Cina e Stati Uniti. L’area attualmente a “secco”, particolarmente vocata a questa produzione, ospita tra l’altro anche la coltivazione di pesche e nettarine, oltre che di ortivi e seminativi.
          Di fronte al rischio siccità, la Cia sottolinea l’urgenza di una tempestiva messa in sicurezza degli impianti danneggiati, con interventi per ora anche provvisori, purché rapidi ed efficaci. Nel giro di 15 giorni, infatti, la temperatura potrebbe salire abbastanza da compromettere seriamente gli orticoli e le piante da frutta.
          Dopo la filiera del latte, alle prese con i danni ai caseifici di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, con la riduzione del rendimento delle mucche, legata al susseguirsi delle scosse, e con le speculazioni sul prezzo alla produzione del latte -continua la Cia-  ora si teme anche per il comparto frutticolo, che insieme alla vitivinicoltura è l’altra grande risorsa agricola dell’Emilia Romagna, capace di produrre da sola il 17 per cento della frutta italiana. A pochi giorni dal via alla campagna di raccolta di pesche e nettarine, infatti, si riscontrano difficoltà nell’organizzazione della raccolta. Oltre all’“esodo” degli stranieri impegnati nei campi proprio a causa del terremoto, l’altro problema è legato proprio ai crolli dei laboratori di refrigerazione, confezionamento e conservazione del prodotto.

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