Emergenza cibo: più agricoltura per sconfiggere fame e povertà. Il presidente della Cia Politi interviene alla II giornata dell'assemblea generale dell'Oma

07/giu/2012 12.25.06 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Emergenza cibo: più agricoltura per sconfiggere fame e povertà
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi interviene all’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale degli agricoltori (Oma) in corso a Roma. Rilanciata la proposta di promuovere programmi seri che permettano ai paesi più poveri di sviluppare in maniera adeguata il settore agricolo. Contrastare con valide politiche le speculazioni sulle materie prime. Resta centrale il ruolo dell’impresa agricola e dei produttori agricoli.
 
         Raddoppiare la produzione agricola mondiale per soddisfare i bisogni di una popolazione che nel 2050 sarà di 9 miliardi di persone; aumentare gli investimenti per incrementare la produttività agricola nei paesi in via di sviluppo; individuare una strategia comune per limitare il drammatico impatto delle crisi alimentari; “no” a politiche neo-protezionistiche; regole certe per riequilibrare i mercati; priorità alla disponibilità e all’uso efficiente dell’acqua; adattare l’agricoltura ai mutamenti climatici; tutelare i redditi degli agricoltori. Sono queste alcune delle priorità indicate dal presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi nel corso dell’Assemblea generale dell’Organizzazione mondiale degli agricoltori (Oma), dove ha moderato oggi la seconda sessione sul tema “Verso una popolazione mondiale di 9 miliardi di persone: preoccupazioni, politiche e strategie per garantire la sicurezza alimentare”.
         “L’emergenza cibo, divenuta sempre più drammatica, va affrontata -ha aggiunto Politi- con politiche realmente incisive e soprattutto con uno sviluppo adeguato e consistente dell’agricoltura che può contribuire in maniera determinante alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. E’, quindi, tempo di una svolta decisiva. Dalle parole bisogna passare agli atti concreti. In tale contesto resta centrale il ruolo dell’impresa agricola e degli agricoltori che devono essere coinvolti nelle strategie da portare avanti per sconfiggere l’emergenza alimentare”.
        “Siamo convinti -ha detto ancora il presidente della Cia nel corso dell’Assemblea Oma- che bisogna abolire i sussidi destinati a chi coltiva solo ed unicamente per le produzioni ‘no food’, per i biocarburanti, perché questi sottraggono risorse alimentari fondamentali. E’, infatti, immorale che si aiutino produzioni del genere, mentre nel Pianeta vi sono persone, specialmente bambini, che non hanno nulla da mangiare”.
        “Siamo, dunque, per favorire una nuova consistente crescita di un’agricoltura che -ha affermato Politi- con le sue risorse contribuisca a sfamare intere popolazioni. Sarebbe un passo importante per destinare milioni di ettari di terra per produrre alimentazione e dare così risposte a chi oggi soffre il dramma della fame: più di un miliardo di persone”.
        “La soluzione dei problemi alimentari dei Paesi in via di sviluppo richiede politiche nuove. Fino ad ora -ha affermato Politi- abbiamo assistito ad una notevole crescita di importazioni di prodotti agricoli in questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquisto dall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero che davanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorre intervenire con aiuti; ma è altrettanto vero che bisogna cominciare a pensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture di questi paesi attraverso ricerca e innovazione”.
        “Dobbiamo sostenere la ricerca ed i progetti di cooperazione tra i governi e le istituzioni scientifiche europee e dei Paesi in via di sviluppo. Dobbiamo, soprattutto, affrontare -ha concluso Politi- il rapporto tra agricoltura e scienza rifuggendo da posizioni ideologiche o da illusioni miracolistiche. Non mi convince l’idea che le colture Ogm siano la soluzione alla crisi alimentare. Questa idea nasconde, in realtà, la povertà di una visione strategica”.
 

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