Sisma Emilia: agricoltori a lavoro per scongiurare il fermo produttivo. Ora non aggiungere ai danni del terremoto l'ostacolo della burocrazia

Sisma Emilia: agricoltori a lavoro per scongiurare il fermo produttivo.

Persone Emilia Sisma
Organizzazioni Unione Europea, CIA
Argomenti economia, diritto, commercio, alimenti

12/giu/2012 15.14.47 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Sisma Emilia: agricoltori a lavoro per scongiurare il fermo produttivo. Ora non aggiungere ai danni del terremoto l’ostacolo della burocrazia
 
Nonostante le aziende danneggiate, spiega la Cia, si continua l’attività nei campi per non correre il pericolo di perdere contratti e commesse. Nel settore vige una sorta di “baratto della solidarietà” per aiutarsi come si può. Ma questo non basta: servono interventi tempestivi e funzionali, velocizzando i macchinosi percorsi burocratici.  
 
         L’obiettivo è quello di evitare a tutti i costi il fermo produttivo. Perché gli agricoltori emiliani sanno bene che se si interrompe la filiera del latte o della frutta c’è il rischio concreto di perdere contratti e commesse, come di uscire dai tradizionali canali distributivi, che potrebbero andare a rifornirsi altrove. Ecco perché -nonostante le scosse continue, le aziende danneggiate, i magazzini crollati e i terreni fratturati, gli atti di sciacallaggio e i tentativi di speculare sui prezzi- gli agricoltori non si arrendono e continuano a lavorare, ingegnandosi come possono. Ma chiedono una cosa soltanto: meno oneri burocratici che ostacolano il loro sforzo di ripresa e tempi rapidi per le misure di sostegno al settore. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.
          Maestri dell’arte di arrangiarsi, gli agricoltori stanno costruendo soluzioni ai problemi causati dal sisma un giorno dopo l’altro, contando sulla coesione del settore. Per esempio -racconta la Cia- ci sono imprenditori che si stanno “prestando” attrezzi e concimi e produttori che cercano di sistemare stalle temporanee per il ricovero degli animali; e poi ci sono aziende che hanno avuto danni a sistemi refrigeranti e/o laboratori di conservazione che vanno ad appoggiarsi nell’azienda del “vicino” più fortunato. Si restaura così una sorta di “baratto della solidarietà” che vuole limitare i danni gravissimi al comparto, in una regione che da sola fa il 10 per cento del Pil agricolo nazionale.
           Ovviamente -continua la Cia- tutto questo non basta a risollevare un settore che conta danni complessivi per quasi un miliardo di euro. Ecco perché bisogna agire subito, ad esempio ripristinando la sicurezza idraulica e attrezzando nuovi centri di stoccaggio e lavorazione per la raccolta, visto che è in corso la stagione delle ciliegie e a inizio luglio comincia quella delle albicocche, delle pesche e nettarine.
        Per uscire il prima possibile dalla fase dell’emergenza non basta la sospensione degli obblighi fiscali. Il governo, ma anche l’Ue, devono accelerare al massimo i tempi d’azione e procedere agli interventi necessari, come per esempio la priorità d’accesso ai contributi del Psr alle aziende più colpite o l’aumento della percentuale di anticipo della Pac. Ma soprattutto -conclude la Cia- serve velocizzare le questioni burocratiche, fare in modo che domande, bolli e moduli non diventino un ostacolo, un ulteriore freno e intoppo che si aggiunge ai danni concreti provocati dal terremoto.

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