Inflazione: frena la corsa del carrello della spesa, ma il conto per le famiglie resta "salato"

Inflazione: frena la corsa del carrello della spesa, ma il conto per le famiglie resta "salato".

Organizzazioni ISTAT, CIA
Argomenti commercio, economia

13/giu/2012 12.32.05 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: frena la corsa del carrello della spesa, ma il conto per le famiglie resta “salato”
  
La Cia commenta i dati definitivi sui prezzi al consumo diffusi dall’Istat. Mentre gli italiani combattono con i rincari dei listini al supermercato, gli agricoltori pagano due volte lo scotto: da un lato aumentano i costi aziendali, soprattutto per i carburanti; dall’altro non riescono a compensare i maggiori oneri perché subiscono il crollo verticale dei prezzi alla produzione.
 
        A maggio rallenta la corsa del carrello della spesa, ma resta comunque troppo caro per le tasche degli italiani. Nonostante il tasso di crescita tendenziale scende al 4,2 per cento, con una decelerazione di cinque decimi di punto percentuale rispetto ad aprile (+4,7 per cento), il paniere dei prodotti più acquistati dalle famiglie rimane ancora su valori molto alti, anche rispetto al tasso d’inflazione (+3,2 per cento). Con effetti disastrosi sulla capacità di spesa e quindi sui consumi, crollati complessivamente del 2 per cento. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati definitivi sui prezzi al consumo diffusi oggi dall’Istat.
         L’inflazione continua a risentire dell’andamento dei beni energetici, a partire dal “boom” dei prezzi dell’energia elettrica (+16,2 per cento annuo) per finire con quelli della benzina (+17,8 per cento) e del gasolio per i mezzi di trasporto (+19,2 per cento). Listini super che hanno conseguenze negative su tutta la filiera alimentare, cominciando dai campi. Gli agricoltori infatti -spiega la Cia- da un lato vedono praticamente raddoppiati rispetto a un anno fa i costi aziendali legati ai carburanti, dall’altro non riescono a compensare l’aumento degli oneri produttivi perché i prezzi sui campi restano assolutamente non remunerativi: solo a maggio, il prezzo pagato ai produttori per l’olio d’oliva è precipitato giù del 32,5 per cento, ma è andata male anche per i cereali (-13,2 per cento), la frutta (-7,8 per cento) e gli ortaggi (-4,5 per cento).
        Eppure questi cali bruschi nei prezzi alla produzione non si sono quasi sentiti al bancone del supermercato -sottolinea la Cia- perché i consumatori continuano a scontare sia la dipendenza quasi totale dal trasporto su ruota per la distribuzione dei prodotti dal campo alla tavola, sia i troppi passaggi intermedi tra il primo e l’ultimo anello della filiera alimentare. E, quindi, le famiglie si sono trovate anche a maggio di fronte a rincari tendenziali per: zucchero (+9,4 per cento), vino (+3,9 per cento), uova (+5 per cento), pesce fresco (+3 per cento), prodotti di panetteria e pasticceria (+3 per cento) e persino pasta (+2,4 per cento). Convenienti solo verdura (-1,8 per cento) e frutta (-3,9 per cento), cioè gli unici prodotti prettamente agricoli.
        Ma se la situazione non cambierà e i listini al consumo non inizieranno a scendere -conclude la Cia- gli italiani non torneranno a riempire le buste della spesa e i consumi, motore dell’economia, non si riprenderanno.

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