Istat: ad aprile l'export agricolo crolla del 14,4 per cento. I costi produttivi record incidono sulla competitività delle imprese

Istat: ad aprile l'export agricolo crolla del 14,4 per cento.

Organizzazioni ISTAT, CIA
Argomenti economia, commercio, agricoltura

15/giu/2012 12.14.44 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: ad aprile l’export agricolo crolla del 14,4 per cento. I costi produttivi record incidono sulla competitività delle imprese
 
La Cia commenta i dati sul commercio estero diffusi oggi: agricoltori scoraggiati, anche dalla mancanza di politiche “ad hoc”. Perché, per uscire dall’impasse, occorre rafforzare la capacità delle aziende di internazionalizzarsi. E bisogna portare avanti un’efficace politica di promozione sulle vetrine internazionali.
 
L’export agricolo non riesce a ripartire, anzi ad aprile crolla del 14,4 per cento sotto il peso dei costi produttivi esorbitanti, che vanno a incidere sulla competitività delle imprese sui mercati stranieri. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sul commercio estero diffusi oggi dall’Istat.
Mentre il “made in Italy” alimentare continua a mantenere e incrementare le sue quote all’estero, segnando anche ad aprile un incremento tendenziale dell’1,3 per cento -spiega la Cia- le vendite oltreconfine di prodotti agricoli freschi calano drasticamente. Un trend negativo che è cominciato nel 2011 e sta proseguendo quest’anno.
Certo nei primi mesi del 2012 c’è stata quell’eccezionale ondata di maltempo che ha penalizzato tantissimo le nostre produzioni agricole -osserva la Cia- ma il punto centrale della questione resta l’aumento costante dei costi di produzione, spinti in alto dal “caro-carburante”, e il parallelo calo delle quotazioni all’origine. Un binomio devastante che, quest’anno, ha addirittura scoraggiato molti a seminare, a piantare, con una crescita del 5,5 per cento dei terreni lasciati a riposo.
Ma il problema dell’export agricolo è anche più grande e investe le politiche economiche nazionali. L’agricoltura è spesso trascurata, quando non dimenticata, dalle istituzioni. Invece oggi occorre investire nel settore primario, nelle sue potenzialità anche oltreconfine. Bisogna rafforzare la capacità delle imprese agricole di esportare e di investire all’estero, creando strumenti normativi che le sostengano direttamente, semplificando e razionalizzando le risorse. Ma soprattutto -conclude la Cia- serve una politica di promozione efficace sulle vetrine internazionali che riporti i prodotti della nostra agricoltura sulla scia positiva del successo dell’agroalimentare “made in Italy” nel mondo. E’ molto importante soprattutto in una fase come quella attuale, in cui la domanda estera dà un apporto essenziale a sostegno del comparto agricolo e alimentare quando i consumi interni invece ristagnano. 
 
 

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