Unioncamere: frena l'emorragia delle imprese agricole. Nel secondo trimestre il saldo è positivo (+ 1.54

06/lug/2012 14.56.01 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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6 luglio 2012

Unioncamere: frena l’emorragia delle imprese agricole. Nel secondo trimestre il saldo è positivo (+ 1.548 unità)
 
La Cia commenta i dati Movimprese: un primo piccolo segnale di miglioramento che però non compensa il crollo dell’1,6 per cento “incassato” dal settore tra gennaio e marzo. La situazione resta molto difficile. Aziende soffocate dalla bassa redditività e dal “capitolo fiscale” sempre più pesante.
 
Frena l’emorragia delle imprese agricole. Dopo un primo trimestre devastante per il settore con la chiusura di più di 13 mila imprese, tra aprile e giugno si registra un piccolo segnale positivo. L’agricoltura segna una lievissima crescita dello 0,19 per cento rispetto allo stesso periodo del 2011, pari a 1.548 aziende nuove nate. Si tratta di un primo accenno di ripresa che non basta a risollevare le sorti di un comparto in profonda sofferenza. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori commentando i dati di Movimprese, presentati in occasione dell’assemblea annuale di Unioncamere.
Nonostante l’epidemia di imprese agricole dei primi mesi dell’anno sembra essersi arrestata, i produttori continuano a vivere una situazione drammatica. Strette nella morsa dei costi di produzione in costante aumento e dei prezzi all’origine tuttora poco remunerativi -spiega la Cia- le imprese agricole fanno fatica a “rimanere a galla”.
A mettere sotto pressione il mondo agricolo è innanzi tutto il “capitolo fiscale”. Da una parte l’Imu, che si abbatte come un macigno sulle aziende, tassando terreni e fabbricati rurali. E dall’altra la macchina farraginosa della burocrazia: non solo costa al settore più di 4 miliardi di euro l’anno (di cui oltre un miliardo addebitabile a ritardi, disservizi e inefficienze della PA), ma fa perdere a ogni impresa quasi 90 giorni di lavoro l’anno solo per rispondere a tutti gli obblighi fiscali e contributivi.
Leggeri miglioramenti come questo vanno incoraggiati, perché l’agricoltura è fondamentale per il Paese, rappresentando oltre il 15 per cento del Pil. Ma serve un impegno da parte della politica nel senso di una riduzione dei costi, di una semplificazione amministrativa e fiscale, di un miglioramento dell’accesso al credito, di contratti sicuri con i soggetti della filiera, soprattutto con la Gdo e di una spinta decisa verso l’aggregazione.
 

 

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