Imu: per tirare le somme aspettiamo i dati definitivi di dicembre. Ma una cosa è certa: oggi le aziende pagano di più rispetto all'Ici

09/lug/2012 14.41.39 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Imu: per tirare le somme aspettiamo i dati definitivi di dicembre. Ma una cosa è certa: oggi le aziende pagano di più rispetto all’Ici
 
La Cia commenta gli incassi della prima rata di giugno dell’imposta, diffusi nei giorni scorsi dal ministero dell’Economia: si tratta di cifre parziali, c’è da attendere il pagamento dei fabbricati rurali che saranno accatastati entro novembre e vanno considerate le correzioni all’Imu agricola per le zone collinari e di montagna nonché la sospensione per le aree terremotate.    
 
        I dati sono ancora incompleti. Per tirare le somme bisognerà aspettare dicembre, quando nel gettito dell’Imu rientreranno anche i versamenti dei fabbricati rurali non ancora accatastati e che obbligatoriamente dovranno essere registrati entro novembre. Allora si potrà capire, voce per voce, quali sono stati gli effetti dell’imposta sulle imprese agricole. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando gli incassi della prima rata di giugno dell’Imu, diffusi il 7 luglio dal sottosegretario allo Sviluppo economico Vieri Ceriani.
        Bisognerà anche vedere quanto hanno inciso l’esclusione per i comuni montani e parzialmente montani, che rappresentano più della metà dei comuni italiani, nonché la sospensione degli obblighi fiscali per le zone dell’Emilia devastate dal sisma. E comunque -continua la Cia- il dato fornito dal ministero dell’Economia è un dato parziale, mancando all’appello le cifre sui fabbricati rurali a uso abitativo e sui terreni.
        D’altra parte, in attesa dei dati definitivi, su un punto non ci può essere smentita: è certo è che le aziende hanno pagato molto di più oggi con l’Imu -osserva la Cia- rispetto a quando c’era ancora l’Ici. Un nuovo “carico da novanta” messo in atto anche su strumenti di lavoro come stalle e magazzini e che, unito alla burocrazia elefantiaca, ai costi di produzione in costante aumento e ai prezzi sul campo tuttora poco remunerativi, rischia davvero di far chiudere i battenti a migliaia di imprese agricole.   
 
 

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