Inflazione: con il caldo "boom" dei prezzi al consumo di gelati e frutta

13/lug/2012 13.23.12 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Inflazione: con il caldo “boom” dei prezzi al consumo di gelati e frutta
 
La Cia commenta i dati definitivi diffusi oggi dall’Istat: l’arrivo in Italia di anticicloni africani come “Scipione” fa volare la domanda di prodotti rinfrescanti. E inevitabilmente si alzano anche i listini al supermercato. Sui campi, invece, la situazione per gli agricoltori resta difficile.
 
         
Il caldo torrido di giugno ha messo le ali alla domanda di gelati e di frutta fresca e immancabilmente sono lievitati di conseguenza anche i listini sugli scaffali. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati definitivi sui prezzi al consumo diffusi oggi dall’Istat.
          L’arrivo in Italia degli anticicloni di origine sahariana come “Scipione” e “Caronte”, che hanno portato di colpo le temperature a 35-40 gradi, hanno spinto in alto gli acquisti di gelato e di frutta, i prodotti più rinfrescanti e dissetanti per combattere l’afa e i colpi di calore -spiega la Cia- con un incremento anche del 20 per cento dei consumi soprattutto nelle località di mare, nelle città d’arte e nei grandi centri urbani.   
          Ma, come spesso succede, con l’aumento della domanda è cresciuto anche il prezzo al consumo. A giugno, infatti, i listini dei gelati hanno registrano un rialzo dello 0,3 per cento rispetto al mese scorso e dell’1,4 per cento su base annua. Più sostenuta la crescita dei listini al supermercato della frutta, che hanno segnato un incremento del 9,4 per cento rispetto a maggio e del 3,1 per cento nel confronto con lo stesso periodo del 2011.
          Più in generale, a giugno i prezzi al consumo degli alimentari non lavorati sono saliti del 2,6 per cento a livello tendenziale. Una situazione che non trova corrispondenza nei listini praticati sui campi. Infatti -osserva la Cia- nello stesso mese i prezzi alla produzione pagati agli agricoltori sono calati dello 0,3 per cento annuo, con un crollo soprattutto per l’olio d’oliva (-31,2 per cento) e per i cereali (-18,9 per cento).

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