Istat: a maggio frena la caduta dell'exportagricolo (+6,2%). Ma il saldo del settore resta negativo e i costi produttivi record soffocano la competitività delle imprese

16/lug/2012 17.45.53 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Istat: a maggio frena la caduta dell’export agricolo (+6,2%). Ma il saldo del settore resta negativo e i costi produttivi record soffocano la competitività delle imprese
 
La Cia commenta i dati sul commercio estero diffusi oggi: è l’arrivo della stagione della frutta e della verdura fresca a migliorare le vendite oltreconfine delle imprese agricole, ma nei primi sei mesi dell’anno il dato resta ancorato al segno meno (-5,5 %). Occorre rafforzare la competitività delle imprese e la loro capacità di internazionalizzarsi. E bisogna puntare su un’efficace politica di promozione sulle vetrine internazionali.
 
L’export agricolo interrompe la sua lunga caduta e nel mese di maggio mostra incoraggianti segnali di ripresa. Ma nonostante la variazione positiva del 6,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2011, da gennaio a giugno il risultato resta saldamente ancorato al segno meno, facendo registrare una riduzione del 5,5 per cento delle vendite oltreconfine rispetto al primo semestre dell’anno scorso. Colpa dei costi produttivi troppo ingombranti nei bilanci aziendali e delle zavorre fiscali che spesso ostacolano la competitività delle nostre imprese. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sul commercio estero diffusi oggi dall’Istat.
Mentre il “made in Italy” agroalimentare conferma le sue buone performance all’estero, facendo registrare un più 6,9 per cento tendenziale, nei primi sei mesi dell’anno l’agricoltura sconta l’eccezionale ondata di maltempo che ha penalizzato moltissimo le nostre produzioni agricole. Ora, invece, -osserva la Cia- a incidere sull’incoraggiante prestazione dell’export agricolo di maggio sono le vendite dei prodotti freschi, in particolare frutta e verdura, che costituiscono una voce importante delle esportazioni dell’agricoltura italiana.
Ma a determinare il dato più significativo, cioè il meno 5.5 per cento tendenziale registrato nei primi sei mesi dell’anno, sono i problemi strutturali del settore. Il punto più critico per le aziende -spiega la Cia- restano i costi produttivi troppo alti e i prezzi all’origine non remunerativi, che limitano fortemente i margini di guadagno. Si tratta di un binomio devastante che quest’anno ha addirittura scoraggiato molti a seminare, con una crescita del 5,5 per cento dei terreni lasciati a riposo.
          È importante quindi lavorare alla competitività delle imprese agricole e quindi anche alla loro capacità di esportare e di investire all’estero, creando strumenti normativi che le sostengano direttamente, semplificando e razionalizzando le risorse. Ma soprattutto -conclude la Cia- serve una politica di promozione efficace sulle vetrine internazionali che riporti i prodotti della nostra agricoltura sulla scia positiva del successo dell’agroalimentare “made in Italy” nel mondo.
 

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