Una nuova politica agraria per dare vigore alle imprese, affrontare le sfide della Pac e favorire il ricambio generazionale. Sempre più indispensabile l'unità del mondo agricolo

19/lug/2012 13.19.42 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Una nuova politica agraria per dare vigore alle imprese, affrontare le sfide della Pac e favorire il ricambio generazionale. Sempre più indispensabile l’unità del mondo agricolo
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi, intervenendo a una serie di incontri confederali in Basilicata, ha sottolineato l’esigenza di un vero cambiamento che affronti le problematiche da Bruxelles alle Regioni. L’agricoltura non è solo produzione, ma tutela, presidio e servizio del territorio rurale. Il nodo dei costi e della competitività delle aziende. Rafforzare i rapporti di filiera. Autogoverno degli agricoltori.
 
“E’ sempre più forte l’esigenza di un’azione vigorosa che tuteli e valorizzi il nostro modello di agricoltura e di un nuovo progetto di politica agraria in grado di rispondere alle sfide europee poste dalla riforma Pac post 2013 e alle necessità territoriali. Una politica, insomma, che si sviluppi da Bruxelles alle Regioni e che permetta di accrescere le capacità concorrenziali delle imprese agricole e delle filiere agroalimentari per valorizzare e difendere il ‘made in Italy’, di aprire nuovi spazi ai giovani, di contenere i pesanti costi che oggi gravano sulle aziende. Un passaggio fondamentale in questo senso è l’unità del mondo agricolo, indispensabile per rafforzare il ruolo e l’iniziativa degli agricoltori nel nostro Paese. Progetto al quale vogliamo lavorare”. Lo ha affermato il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, intervenendo a una serie di incontri confederali che si sono tenuti in Basilicata.
“I grandi cambiamenti dell’ultimo decennio -ha aggiunto Politi- impongono ormai senza ulteriori indugi un ripensamento della politica agraria. E’ tempo, infatti, di progettare l’agricoltura del futuro. E per questo diciamo basta a provvedimenti sporadici e ad azioni scollegate. Siamo contro politiche di scarso respiro e diciamo un fermo ‘no’ alla logica del declino. Noi siamo per lo sviluppo e per politiche di ampio respiro. Come già avvenne negli anni ’60 e ’70, anche oggi siamo, dunque, chiamati a disegnare un progetto di agricoltura che ci permetta di affrontare, con adeguata capacità competitiva, le sfide di un’economia globalizzata”.
“Da tempo, d’altra parte, affermiamo che l’agricoltura è un settore strategico a livello globale che va tutelato e valorizzato. Per questo motivo serve -ha rimarcato il presidente della Cia- un cambiamento. La nuova situazione nella quale il settore è costretto a operare, le difficoltà economiche, i problemi dei giovani, il calo dei redditi e la crescita dei costi delle imprese, gli effetti della globalizzazione, le ripetute tensioni sui mercati mondiali, la riforma della Pac post 2013, la presenza di nuovi e più agguerriti competitori, le mutate esigenze dei consumatori, la mancanza di chiare ed efficaci scelte di politica economica rivolte al sostegno del mondo agricolo, impongono scelte rinnovate e condivise”.
“Non chiediamo certo politiche assistenziali. Ma interventi seri e propulsivi che -ha rimarcato Politi- consentano all’agricoltura di sviluppare le sue enormi potenzialità che non sono solo produttive, ma di difesa e valorizzazione del territorio rurale, dell’ambiente, di sostegno e di presidio nelle zone marginali, come la montagna e la collina. Un’agricoltura che rappresenta un servizio per la società”.
“Dobbiamo capire che -ha sostenuto il presidente della Cia- un Paese senza una valida agricoltura non ha futuro. In altri Stati europei i problemi agricoli vengono affrontati in maniera diversa e certamente più incisiva. Non si può continuare a ignorare una realtà grave che è sotto gli occhi di tutti. Bisogna evitare che un grande patrimonio, qual è quello agricolo e rurale dell’Italia, non vada disperso e si frammenti ulteriormente. Le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l’intera economia”.
“In tale contesto -ha detto ancora Politi- assume particolare rilevanza l’unità del mondo agricolo e cooperativo. Un obiettivo al quale vogliamo lavorare. La scelta e la necessità dell’unità, come più volte affermato, non è contro qualcuno, ma neppure per ottenere vantaggi di parte; certamente è per l’agricoltura, per il reddito degli agricoltori e lo sviluppo delle loro imprese. Vogliamo operare affinché con le altre Organizzazioni professionali e con le Centrali cooperative si possa lavorare tutti insieme intorno a un progetto per l’agricoltura italiana. Questo non significa cambiare o annullare ciò che ognuno di noi ha proposto o fatto. Viceversa, significa mettere sul tavolo le diverse proposte, discuterle e vedere insieme di lavorare a una sintesi non solo condivisa ma che possa divenire il patrimonio comune di proposta e di impegno sindacale”.
“La riforma della Pac, le nuove regole del governo delle filiere, le organizzazioni interprofessionali, la politica agricola nazionale e quelle regionali, il ricambio generazionale, la riduzione del peso dei costi produttivi, contributivi e burocratici, la costruzione di un nuova e forte rete di strumenti dell’autogoverno economico degli agricoltori, a nostro giudizio, possono essere -ha concluso il presidente della Cia- i temi su cui avviare un confronto e i capitoli di un progetto unitario per l’agricoltura italiana”.
 
 
 

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