Caso Stamina, gli indagati sono venti

20/gen/2014 16:45:24 informazionenews Contatta l'autore

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Sarebbero venti gli indagati a conclusione dell'inchiesta sulla Stamina Foundation aperta dalla Procura di Torino. Otto i nuovi avvisi di garanzia, che sarebbero pronti e riguarderebbero anche Davide Vannoni. Gli avvisi riguardano le stesse persone che fanno riferimento agli Spedali Civili di Brescia e alla Regione Lombardia sui quali, poco prima di Natale, gli ispettori inviati dal pm Raffaele Guariniello avevano svolto approfondimenti. Agli altri 12 indagati la Procura di Torino aveva mandato avviso di chiusura indagini nell'agosto 2012. Vannoni è indagato, oltre che per somministrazione di farmaci imperfetti ed esercizio abusivo della professione medica, anche per violazione della legge sulla privacy. Sul profilo Facebook della Fondazione, infatti, è stato pubblicato un video - che il Garante per la Privacy ha chiesto a YouTube di rimuovere - con i presunti miglioramenti di una bambina torinese di 4 anni dopo la cura. La famiglia della piccola si era rivolta alla trasmissione televisiva di Rai Tre Presadiretta dove aveva sostenuto di avere pagato 50mila euro per infusioni praticate a Trieste senza che poi ci fosse stato alcun cambiamento.

DIGNITÀ LESA - «Il video - spiega il Garante per la protezione dei dati personali - mostra in chiaro il volto della bambina, rendendola così chiaramente identificabile, e lede in modo gravissimo la dignità della piccola malata, determinando una indebita diffusione di dati personali, particolarmente sensibili, in completa violazione del Codice sulla protezione dei dati personali. Il Garante ha adottato un provvedimento di blocco del video e chiede che in queste ore lo stesso non venga riprodotto e rilanciato da altri siti, blog e media». «Non ho mai effettuato visite mediche su Nicole e non sono stato io a diffondere per primo il video che ritrae la piccola, l'ho semplicemente ripreso da alcuni comitati pro-Stamina»: così Davide Vannoni, presidente di Stamina, risponde alle accuse mosse dai genitori della piccola Nicole M., che lo hanno denunciato per esercizio abusivo della professione medica e violazione della privacy, secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica

 

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