Olio d'oliva: dal "NYT" insulto alla qualità dei prodotti "made in Italy". Una generalizzazione sul fenomeno delle sofisticazioni che offende il lavoro onesto dei nostri agricoltori

29/gen/2014 10:02:52 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Olio d’oliva: dal “NYT” insulto alla qualità dei prodotti “made in Italy”. Una generalizzazione sul fenomeno delle sofisticazioni che offende il lavoro onesto dei nostri agricoltori

 

La Cia giudica offensive le vignette pubblicate dal quotidiano Usa che, sotto il titolo “Il suicidio dell’extravergine”, mette sotto accusa l’intera olivicoltura italiana. Così non si fa una corretta informazione, ma si danneggiano tantissimi onesti produttori e si crea confusione tra i consumatori.

 

            Un insulto all’immagine e alla tipicità dell’olio extravergine italiano. Così la Cia-Confederazione italiana agricoltori commenta un fumetto pubblicato dal “New York Times” che, in una striscia di quindici vignette, mette alla berlina uno dei prodotti simbolo della nostra dieta mediterranea.

            Sotto il titolo “Il suicidio dell’extravergine”, il quotidiano Usa denuncia come l’olio d’oliva, importato dall’estero (Spagna, Marocco, Tunisia) venga mischiato a oli di bassa qualità, sofisticato con beta carotene per modificarne il sapore e venduto come italiano. Tutto ciò -afferma il giornale- con le complicità politiche per coprire la truffa.

            Quello pubblicato dal “New York Times” -sottolinea la Cia- offende i nostri onesti produttori di olio che hanno avuto sempre nella loro attività la prerogativa della valorizzazione della qualità e la difesa della tipicità. Dunque, accuse gratuite e di cattivo gusto che generalizzano in maniera abnorme il fenomeno della sofisticazione che, purtroppo, esiste nel settore e che si sta contrastando con la massima determinazione, con controlli capillari ed efficaci da parte delle autorità preposte.

            Il quotidiano statunitense -sostiene ancora la Cia- incrina il valore del nostro olio d’oliva, le cui qualità sono apprezzate in tutto il mondo, compresi gli Usa, dove l’export di “made in Italy” è in continua crescita.

            Le vignette del “New York Times”, pur denunciando un problema che i produttori e le loro organizzazioni conoscono e stanno, per questo motivo, combattendo con fermezza, non fanno certo bene non solo alla nostra olivicoltura, ma a tutta l’agricoltura italiana. E’ quindi, un attacco -rimarca la Cia- al lavoro e ai sacrifici degli agricoltori del nostro Paese.

            Non si deve poi dimenticare -aggiunge la Cia- che è in vigore in Italia una legge che contiene importanti misure per reprimere e contrastare frodi e sofisticazioni nel settore olivicolo e per valorizzare, attraverso un’etichetta trasparente, ancora di più il vero extravergine ”made in Italy”.

            Più che una denuncia -conclude la Cia- quella del quotidiano Usa appare soltanto un gettare fango sull’olio italiano. In questo modo non si contribuisce alla lotta alle sofisticazioni e alle frodi, ma si danneggia un settore nel suo complesso, si penalizzano migliaia di produttori e si fa confusione tra i consumatori. Pertanto, non un servizio alla corretta informazione. Unicamente un danno d’immagine e, inevitabilmente, economico.

 

 

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