Adesso la Consulta rivaluta le pensioni "Illegittimo bloccarle"

18/mar/2014 18:58:27 Virgilio E. Conti Contatta l'autore

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Adesso la Consulta rivaluta le pensioni "Illegittimo bloccarle"

La Corte si prepara a dichiarare illegittimo lo stop dell'adeguamento al costo della vita. E per Letta sono guai

Anna Maria Greco - Gio, 12/12/2013 - 09:09

Articolo originale: http://www.ilgiornale.it/news/interni/adesso-consulta-rivaluta-pensioni-illegittimo-bloccarle-975308.html

È incostituzionale il blocco delle pensioni? Ancora una volta, sarà la Corte costituzionale ad intervenire sulle scelte della politica. 

Il governo Letta si prepara, con la legge di Stabilità, a cancellare per il periodo 2014-2016 l'adeguamento automatico al costo della vita delle pensioni, seguendo la strada già indicata dalla riforma Fornero. Ma proprio quest'ultima finisce nel mirino della Consulta. In questo caso, non si parla solo di pensioni d'oro, ma di tutte quelle superiori ai 3mila euro lordi, cioè di circa 1800 euro netti al mese.

Sullo stop, deciso nel 2011 dal governo Monti con il decreto «Salva Italia», alla perequazione delle pensioni superiori a 3 volte il minimo Inps per il biennio 2012-2013, si dovrà pronunciare l'Alta Corte, dopo il ricorso del tribunale di Palermo che ha considerato illegittimo il provvedimento e lo ha trasmesso al Palazzo sul Colle con una ordinanza emessa a novembre dalla sezione Lavoro.

Sulla prossima decisione di conformità costituzionale, pesa una precedente sentenza della Consulta, che riguarda il blocco dell'adeguamento all'inflazione deciso dal governo Prodi: è la numero 316 del 2010.

I giudici costituzionali salvarono allora la norma che riguardava solo un anno, ma avvertirono che la frequente reiterazione di misure intese a «paralizzare il meccanismo perequativo» esporrebbe il sistema ad «evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità». Insomma, si cadrebbe nell'incostituzionalità. Proprio quello che sta succedendo.

In nome dell'emergenza e del rigore causa crisi economica, l'esecutivo dei Professori ignorò il monito dell'Alta Corte. E in questi giorni l'attuale governo si prepara a fare il bis, anche se il provvedimento andrebbe incontro ad un'annunciata bocciatura.

Secondo i giudici palermitani, impedire la rivalutazione delle pensioni come ha fatto la riforma Fornero è contrario alle basi fondanti della nostra Carta. Perchè, scrivono nel ricorso alla Consulta, «pure considerando la discrezionalità legislativa in materia, la norma in questione viola il principio della parità di prelievo a parità di presupposto d'imposta economicamente rilevante, data l'imposizione di misure (non più considerabili transitorie ed eccezionali) incidenti in modo drastico sul trattamento pensionistico solo di alcuni soggetti».

Gli articoli con i quali la norma entrerebbe in contrasto sono una sfilza: il 38 (la mancata rivalutazione impedisce la conservazione nel tempo del valore della pensione), il 36 (proporzionalità tra pensione e retribuzione), il combinato disposto dei questi due con l'articolo 3 (altera il principio di eguaglianza e ragionevolezza, causando una irrazionale discriminazione in danno della categoria dei pensionati), il 53 di universalità dell'imposizione e insieme i 3, 23 e 53 sulla non discriminazione ai fini dell'imposizione, la ragionevolezza nell'esercizio del potere di imposizione e la parità di prelievo a parità di imposte. Nell'ordinanza del tribunale di Palermo si cita anche una sentenza del 2012, in cui l'Alta Corte afferma che «l'eccezionalità della situazione economica» consente al legislatore anche il ricorso a strumenti eccezionali, ma gli impone sempre di «garantire, anche in queste condizioni, il rispetto dei principi fondamentali».

Ce n'è abbastanza per mettere sull'avviso governo e Parlamento. Salvo, che non si voglia vedere e sentire.

Italia, 2014

Pensioni e spending review

Ci sono in Italia le pensioni d’oro, quelle di altri metalli preziosi, assegni e stipendi illecitamente gonfiati da certe caste, rendite finanziarie derivanti da attività illecite o quantomeno sospette, gli onorari per chi occupa decine di poltrone, i compensi tanto stratosferici quanto immeritati dei top manager, e poi ancora tanti allegri vitalizi, le baby pensioni, le pensioni doppie, triple o quelle percepite da chi è ancora in servizio, le pensioni ai mafiosi, …

... poi ci sono le pensioni “versate”, quelle da reddito di lavoro dipendente, guadagnate in modo pulito e trasparente, comprese nella fascia medio-bassa di euro 1500/3500 netti (circa 2300/6000 lordi), dignitose ma non d’oro, eppure sempre più considerate aggredibili da un po’ tutti i Governi e finanche da alcuni Sindacati, e queste pensioni, bloccate qualche anno fa nella loro legittima ancorchè esigua rivalutazione annua (adeguamento ISTAT al costo della vita), restano a tutt’oggi “ferme, congelate e dimenticate” rispetto all’inflazione.

Questi redditi da pensione, pur essendo frutto di perlomeno 35 anni di lavoro e contributi versati, sono destinati a ridursi sempre di più sia rispetto alle altre categorie sia rispetto appunto al costo della vita. Non basta, la perenne necessità dell’apparato statale di racimolare quattrini, non dove si deve (con qualche difficoltà) ma dove si può (con tanta facilità), sta di nuovo inducendo certi personaggi incaricati di occuparsi dei tagli alla spesa pubblica a rivolgere lo sguardo verso le pensioni; quali? Non le minime ne le sociali che vanno tutelate, non le alte ed altissime che sono sempre e comunque al riparo, ma quelle di fascia medio bassa o meglio poco più che minima.

 

Chiedo al Governo, al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, ai Sindacati se e quando l’impoverimento di queste pensioni si arresterà ed esse torneranno ad essere agganciate al costo della vita, mettendo così fine ad un provvedimento ingiusto e forse anticostituzionale.

Chiedo a queste istituzioni di cancellare questo sopruso ristabilendo un amministrativamente corretto status quo ante, revocando una scelta scellerata che sta soffocando tanti pensionati e famiglie.

 

La mia mozione è intrisa di amarezza e rabbia, non soltanto per la vicenda in se ma perché la si vive in un’epoca caratterizzata da diffusa corruzione, false invalidità, vere evasioni fiscali, sperperi della pubblica amministrazione, in poche parole l’illegalità assurta a sistema.

Al di la poi del fatto che l’auspicato sblocco delle pensioni è cosa moralmente onesta e costituzionale, sussistono altre considerazioni; detto sblocco andrebbe a vantaggio dell’economia generale e costituirebbe un segnale serio e concreto, specialmente per i giovani, di uno Stato e di un’organizzazione previdenziale in cui si può ancora o nuovamente credere.

Certo, mi rendo conto che, a fronte delle ragioni qui esposte, i “manovratori” alla guida del Paese obietteranno: la situazione dei conti pubblici e dell’economia italiana è in emergenza e perciò bisogna rispondere con misure di emergenza. È vero, ma si può ribattere che i quattrini possono sicuramente essere trovati attivando serie manovre di reale e ampia spending review anzi il primo taglio io lo farei proprio alla pluricitata e abusata espressione: chiamiamola rivisitazione del risparmio piuttosto che della spesa! Chissà che non ci aiuti a scoprire dove e come risparmiare.

Mentre scrivo però altre domande si accavallano nella mia mente; una per tutte: a questo nostro Paese ed alla sua gente rimane una qualche speranza? Io, per quello che può contare la mia opinione, credo proprio di si ma ritengo pure che occorra far presto, molto presto.

Cordialità

Virgilio Conti               

 

 

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