Maltempo, Cia: serve una vera politica di difesa del territorio, con il presidio degli agricoltori

04/ago/2014 15:53:32 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Maltempo: serve una vera politica di difesa del territorio, con il presidio degli agricoltori 

 

La Cia ricorda che i terreni coltivati, con quelli boschivi, svolgono un ruolo essenziale per stabilizzare i versanti e trattenere le acque. I problemi, piuttosto, sono legati all’incuria e al degrado, con la cementificazione selvaggia che ha cancellato 2 milioni di ettari agricoli in soli vent’anni. Ora la politica riprenda subito la discussione su uso e consumo di suolo, che è fermo alla Camera nonostante i vari ddl.

 

            La vera falla che porta l’Italia a una continua “emergenza maltempo”, che spesso purtroppo si trasforma in tragedia, è la totale assenza di una politica di difesa e conservazione del suolo. In questi anni poco si è fatto per tutelare il territorio da incuria e degrado ed evitare l’abbandono da parte degli agricoltori, la cui opera di presidio e manutenzione è fondamentale. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori a proposito di quanto accaduto in Veneto.

I vigneti e più in generale tutti i terreni coltivati, assieme a quelli boschivi, giocano un ruolo essenziale per stabilizzare e consolidare i versanti e per trattenere le sponde dei fiumi, grazie anche alla capacità di assorbimento e di riduzione dei tempi di corrivazione delle acque, aiutando così a scongiurare frane e cedimenti del terreno -spiega la Cia-. Sfortunatamente, però, la cementificazione costante non solo ha divorato negli ultimi vent’anni oltre 2 milioni di ettari di terreno agricolo a ritmi vertiginosi (oltre 11 ettari l’ora, quasi 2000 alla settimana e oltre 8000 al mese), ma questo processo molte volte non è neanche stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque. 

Per questo non si può ancora attendere -osserva la Cia-. Al Paese servono nuove e adeguate politiche di prevenzione del territorio, a cui affiancare una puntuale azione di vigilanza e controllo delle situazioni a rischio che deve coinvolgere in primis gli agricoltori. Ecco perché sollecitiamo la ripresa della discussione sull’uso e consumo di suolo, che è ferma da tempo alla Camera nonostante i numerosi disegni di legge presentati.

E’ necessario arrivare al più presto a definire norme operative, che vedano un’azione in partenariato pubblico-privato. D’altra parte, il rischio idrogeologico in Italia coinvolge il 9,8 per cento della superficie nazionale e riguarda 6.633 comuni -evidenzia la Cia-. Vuol dire che oggi quasi un cittadino su dieci si trova in aree esposte al pericolo di alluvioni e frane.

 

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