Embargo russo, Cia: accordo su nuovi aiuti Ue sblocca situazione di fermo. Soluzione più equa, ma servono più fondi anche non agricoli

30/set/2014 16:32:23 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Embargo russo, accordo su nuovi aiuti Ue sblocca situazione di fermo. Soluzione più equa,

ma servono più fondi anche non agricoli

 

La Cia commenta l’intesa raggiunta dalla Commissione europea sulla seconda fase delle misure d’urgenza per l’ortofrutta, con un programma di 165 milioni di euro che tiene conto degli effettivi volumi esportati. Resta, però, la questione dei costi di produzione differenti e delle triangolazioni.

 

L’accordo raggiunto dalla Commissione Ue per finanziare con 165 milioni di euro di nuovi aiuti la seconda fase delle misure d’urgenza per l’ortofrutta colpita dall’embargo russo è certamente positivo, soprattutto perché sblocca una situazione di incertezza che non era più sostenibile. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori.

Il nuovo programma dovrebbe garantire una distribuzione delle risorse più equa a sostegno delle imprese in difficoltà, visto che tiene in conto i volumi di ortofrutta esportati in Russia dai singoli Stati membri negli ultimi tre anni -osserva la Cia-. D’altra parte però, accanto alla doverosa trasparenza nella ripartizione dei fondi, è necessario che prevalga il criterio dell’equilibrio in relazione alle peculiarità produttive e, quindi, ai relativi costi di produzione di ogni Paese.

Restano tuttavia irrisolte alcune questioni -continua la Cia-. Innanzitutto, il problema delle triangolazioni: sono molte le reti italiane di organizzazioni di produttori che esportano ortofrutta in altri Paesi (Olanda, Lituania, Bielorussia e Polonia) per poi rivenderla in Russia. E questo sta comportando un danno doppio per le nostre aziende, visto che a fini statistici per il calcolo dei volumi di export, purtroppo, questa merce non viene considerata come prodotto italiano.

In secondo luogo, c’è bisogno di risorse aggiuntive extra-agricole, sul medio e lungo periodo, non soltanto per compensare le perdite subite dal settore agroalimentare, ma per avviare una straordinaria campagna di promozione delle produzioni europee, e italiane in particolare, in mercati aggiuntivi a quello russo -sottolinea la Cia-. Tanto più che il blocco delle importazioni dalla Russia non si configura come una crisi di mercato o un surplus produttivo, ma è la conseguenza diretta di scelte di politica estera che non possono essere affrontate soltanto con gli strumenti messi a disposizione dalla Pac.

La Cia ricorda che l’Europa esporta in Russia 12 miliardi di prodotti agroalimentari l’anno, di cui il 17 per cento è costituito proprio dall’ortofrutta fresca. L’Italia nel dettaglio esporta per un valore di 700 milioni di euro, di cui l’ortofrutta rappresenta oltre il 10 per cento.

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