Beni archeologici e culturali: gli agricoltori si candidano alla gestione e alla manutenzione di centinaia di siti destinati all'abbandono

15/ott/2014 15:12:44 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Beni archeologici e culturali: gli agricoltori si candidano alla gestione e alla manutenzione di centinaia di siti destinati all’abbandono

 

Con una missiva al ministro Dario Franceschini la Cia e la propria associazione Turismo Verde chiedono di poter realizzare progetti di riqualificazione di aree di grande interesse, sparse sul territorio nazionale. Un patrimonio sommerso di luoghi, che se riportati alla luce garantirebbero turismo, indotto e quindi lavoro. Nello “Sblocca Italia” margini di fattibilità.

 

Anche gli agricoltori vogliono entrare, a pieno titolo, tra i candidati a prendersi cura del vasto patrimonio di beni archeologici e culturali disseminati sul nostro territorio nazionale, e attualmente in stato di abbandono. Del resto, l’attitudine multifunzionale delle aziende agricole si presta al ruolo, con diversi agriturismi che, di fatto, già ospitano all’interno dei loro terreni siti di grande interesse. Ma questa più che un’idea è una proposta già ben articolata e argomentata dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori che, assieme alla propria associazione per gli agriturismi “Turismo Verde”, ha scritto al ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.

“Tra le attività connesse proprie dell’impresa agricola multifunzionale -si legge nella lettera- individuiamo la possibilità di gestire centinaia di beni archeologici e culturali anche al di fuori della disponibilità dei terreni dell’azienda. Questo, attraverso una specifica convenzione con il ministero. Siamo da sempre sensibili alla salvaguardia delle risorse ambientali e culturali oltre ad un uso sostenibile del suolo”.

La Cia e Turismo Verde intravedono all’orizzonte grandi spazi di fattibilità, con vantaggi sostanziali sia in termini culturali che pratici, con siti riportati alla luce nel loro splendore, mantenuti adeguatamente, che genererebbero turismo, quindi indotto, economie e posti di lavoro. Su questo interessante tema c’è fermento, esiste la concreta possibilità di trovare spazio già nello “Sblocca Italia” dove sono stati presentati diversi emendamenti di parlamentari sulla materia. Si muovono con forza e determinazione, nella stessa direzione, anche realtà associative degli interessi dei consumatori e dei cittadini, come “Cittadinanzattiva” che ha presentato una corposa proposta emendativa sulla “Conversione in legge del Decreto legge del 12 settembre 2014, recante misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idro-geologico e per la ripresa delle attività produttive”.

            Non individuiamo -concludono Cia e Turismo Verde- elementi ostativi sul fatto che l’agricoltore possa contribuire all’attivazione di un processo virtuoso che tende alla riqualificazione dell’ambiente naturale, alla valorizzazione di luoghi di interesse archeologico, storico e culturale. Ed assieme ricavare parte del proprio reddito dall’indotto generato dal movimento turistico collegato o dalla manutenzione delle aree.

 

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