8 marzo, Donne in Campo-Cia lancia la campagna "Piantiamola!"

8 marzo, Donne in Campo-Cia lancia la campagna "Piantiamola!".

Persone Mara Longhin
Luoghi Italia, Puglia, Toscana, Sicilia, Germania, Trentino Alto Adige, Francia, Spagna, Europa Occidentale, Campo
Organizzazioni Carabinieri, Eurostat, Unione Europea, CIA
Argomenti agricoltura, botanica, economia, giardinaggio

04/mar/2016 10.22.03 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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8 marzo, Donne in Campo lancia la campagna “Piantiamola!”

 

Attualizzare la Festa della Donna compiendo un’azione verde: lo chiede l’associazione femminile della Cia che, dal Trentino alla Sicilia, sceglie una pianta simbolica e si mobilita per sensibilizzare i cittadini sul valore dell’agricoltura e dell’ambiente, contro i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità, ma anche sull’importanza del lavoro (in primis quello agricolo) contro la violenza di genere. In Italia il settore primario è sempre più “rosa”: sono 1,3 milioni le donne impegnate a vario titolo in agricoltura, nessun altro Paese in Ue fa lo stesso.

 

Lavanda in Toscana, piante officinali in Puglia e frutti antichi in Sicilia. Ma anche rampicanti, erbe aromatiche, alberi da frutto, pomodori e prodotti dell’orto. Per celebrare l’8 marzo, Donne in Campo-Cia lancia la campagna “Piantiamola!”, con cui invita i cittadini a recarsi nei banchetti allestiti per l’occasione dall’associazione, ma anche nei tanti vivai sparsi in tutt’Italia, per comprare o regalare un seme, una piantina, un alberello.

“Acquistare una pianta e impegnarsi nella sua cura è il modo migliore per celebrare la Festa della Donna -spiega la presidente Mara Longhin-. Non è soltanto un gesto ‘green’, puramente simbolico, ma un atto concreto per ‘dare la vita’ e far crescere un vegetale, promuovendo il rispetto della natura e dei suoi ecosistemi. Il suolo, i semi, le piante, rappresentano il primo anello della catena alimentare e sono il simbolo della sostenibilità ambientale: difenderli e curarli è il compito di tutti, a partire dalle agricoltrici che ogni giorno contribuiscono a garantire la sicurezza alimentare proteggendo la biodiversità”.

Secondo la Longhin “risvegliare e riabilitare il ‘femminile’ che alberga dentro ognuno praticando l’accudimento della vita vegetale è il miglior modo per combattere la violenza che si esprime a tutti i livelli, prima di tutto verso le donne. Comprendere che accudire la vita non è debolezza e distruggerla non è forza è il primo passo per un progresso collettivo, necessario e auspicato”.

Ma l’associazione “rosa” della Cia vuole cogliere l’occasione dell’8 marzo anche per ricordare che il lavoro è una risorsa per le donne, una potente arma antiviolenza, e che proprio l’agricoltura (insieme al commercio) è il settore produttivo con il più alto grado di “femminilizzazione”. In Italia, infatti, le aziende agricole con a capo una donna sono più di 497 mila, cioè oltre il 30% del totale, mentre le lavoratrici rappresentano quasi il 40% della forza lavoro complessiva del comparto. E c’è di più: questa presenza è molto più massiccia rispetto agli altri paesi dell’Europa occidentale. Secondo l’Eurostat, infatti, nel nostro Paese sono complessivamente 1,3 milioni le donne impegnate a vario titolo in agricoltura, contro le 340 mila circa di Stati come la Francia o la Germania. Persino in Spagna, altro paese Ue tradizionalmente agricolo, le donne che lavorano nel settore primario sono circa 660 mila, la metà rispetto a quelle italiane.  

“Le donne, insomma, sono un caso di resilienza e di resistenza nei territori rurali, ma soprattutto sono quelle che hanno raccolto per prime e meglio la sfida di dare un futuro all’agricoltura -sottolinea la presidente di Donne in Campo- costruendo al contempo risposte concrete alla sempre più accentuata carenza di welfare che le lascia spesso sole nelle cure familiari. Risposte che noi chiamiamo multifunzionalità, quindi agri-asili e agri-nidi, fattorie didattiche, aziende agri-sociali che includono persone disabili, anziani e migranti”.

Insomma, “sono queste le aziende femminili dell’agricoltura italiana e questo è il messaggio che vogliono condividere con i cittadini-. Donne che vogliono far sentire la loro voce, e non certo in modo rituale, anche in occasione dell’8 marzo”.

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