DIOCESI DI S.MARCO A. - SCALEA
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A cura dell’Ufficio Diocesano
per le Comunicazioni Sociali
Newsletter n. 21
Venerdì 6 luglio 2007
Sommario
IL SALUTO DEL VESCOVO, MONS. DOMENICO CRUSCO AI TURISTI
DON PAOLO VIGGIANO ORDINATO, IL 2 LUGLIO SCORSO, DIACONO
BENEDETTA DAL PAPA LA SCULTURA DI SAN FRANCESO DI PAOLA
IL SALUTO DEL VESCOVO, MONS. DOMENICO CRUSCO AI TURISTI
Come ormai è tradizione anche quest’anno, all’inizio dell’estate, non voglio far mancare la mia paterna parola di saluto e di “benvenuto” nel territorio della Diocesi, specie nella zona della costa dell’alto tirreno Casentino, ai numerosissimi villeggianti o turisti che quivi si recano per trascorrere le loro meritate ferie. Alcuni arrivano per la prima volta, altri, ormai, sono abituali ospiti, questi col passare degli anni si sono quasi inseriti pienamente nella vita delle nostre comunità. In questo periodo estivo le nostre popolazioni si moltiplicano a dismisura, e la nostra comunità diocesana accoglie tutti nella gioia e nello spirito della leale fraternità.
La Chiesa diocesana, che vive nelle parrocchie un momento di particolare impegno (sacerdoti, laici impegnati, le associazioni di volontariato cattolico) si adopera incessantemente per offrire a tutti non solo l’accoglienza ma anche tutti quei servizi che mirano a rendere il soggiorno ai villeggianti più sereno e tranquillo.
La nota pastorale della CEI: “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia”, ci offre preziosissime indicazioni per noi operatori nell’ambito della pastorale del tempo libero o del riposo. Offro all’attenzione di tutti, specie di voi parroci il testo del numero 9 della nota, da considerare quasi un programma di impegno pastorale dell’estate: “Infine, l’esperienza del riposo. Su di essa sembra che la Chiesa e la parrocchia si trovino ancora meno pronte. Eppure non mancano risorse nella loro storia. Il fatto è che il riposo si è tramutato in tempo “libero,” è scaduto a tempo di consumo; soprattutto i giovani sono protagonisti e vittime. La parrocchia, incentrata sul giorno del Signore, mantiene la preziosa opportunità di trasformare il tempo libero, in tempo della festa, qualificando, come si è detto, l’Eucaristia domeni! cale quale luogo a cui approda e da cui si diparte la vita feriale in tutte le sue espressioni. La comunità cristiana deve saper offrire spazi ed esperienze che restituiscano significato al riposo come tempo della contemplazione, della preghiera, dell’interiorità della gratuità, dell’esperienza liberante dell’incontro con gli altri e con le manifestazioni del bello, nelle sue varie forme naturali ed artistiche, del gioco e dell’attività sportiva”.
A voi turisti dico con trepidante ma sicura speranza di aprire il vostro cuore e di preoccuparvi di coltivare la vostra fede camminando protesi alla qualità alta della vita di figli di Dio e di testimoni di Gesù Risorto.
Oggi non possiamo ritenere come scontato che tra noi e attorno a noi, in un crescente pluralismo culturale religioso, sia profondamente conosciuto il Vangelo di Gesù Cristo. Le nostre Parrocchie, che voi frequentate, devono essere dimore che sanno accogliere e ascoltare paure e speranze della gente, domande e attese e che sanno offrire una coraggiosa testimonianza e un annuncio credibile della verità che è Cristo.
Ricordate, cari ed amati fratelli e sorelle, di vivere bene la Domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell’uomo, essa sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita di ogni persona: il valore che la domenica ha per l’uomo e lo slancio missionario che da essa si genera prendono forma solo in una celebrazione dell’Eucaristia partecipata e vissuta secondo verità e bellezza. Anche il Santo Padre nella sua lettera Apostolica “Sacramentum Caritatis” ci ricorda: L’Eucaristia, come mistero da vivere, si offre a ciascuno di noi nella condizione in cui egli ritrova, facendo diventare la sua situazione esistenziale luogo in cui vivere quotidianamente la novità cristiana…E poiché il mondo è “il campo” (Mt. 13,38) in cui Dio pone i suoi figli come buon seme, i cristiani laici, in forza del Battesimo e della Cresima, e corroborati dall’Eucaristia, sono chiamati! a vivere la novità radicale portata da Cristo proprio all’interno delle comuni condizioni della vita.
Un pensiero particolare ai giovani che per la cultura dominante non sono affatto aiutati e ben difesi a trascorrere le vacanze nella sicura convivenza e nella pace. Le insidie sono molteplici: il largo traffico e consumo di droghe, l’alcool, la frequenza continua nelle varie discoteche diffuse nel territorio. I giovani stanno a cuore alla Chiesa che li guarda con fiducia e speranza, alle attese del Santo Padre, che vuole incontrarli a Loreto per ascoltarli, pregare insieme, illuminarli sulle verità da scegliere, da vivere e testimoniare, ci stiamo tutti preparando a vivere intensamente l’Agorà dei giovani. IL papa continua a esercitare un’incontrastata leadership sui giovani. I giovani sono un dono per tutti, sono i figli prediletti di Dio e come tali devono vivere e comportarsi, poiché sono in grado di rispondere con generosità alla voce di Dio. Nella sua prima lettera Giovanni li esorta! : “Giovani, io vi dico che siete forti… che avete vinto il maligno” (1 Giov.2,14).
La cultura materialista e secolarizzata sembra privarli delle loro migliori qualità, riducendoli a semplici consumatori di beni, di sensazioni ed esperienze, ma dappertutto sorgono iniziative al servizio dei più bisognosi che trovano proprio nei giovani i principali promotori e protagonisti. Splendide pagine di solidarietà si stanno scrivendo da parte delle associazioni di volontariato giovanile. I giovani e la Chiesa parlano lo stesso linguaggio, quello dei grandi ideali, delle mete più nobili ed alte anche se esigenti, dell’andare “oltre”. L’orizzonte materialista è troppo stretto e asfissiante per i giovani che spesso, smarriti, dichiarano di non trovare un senso alla vita. Non sempre le loro scelte sono le più indovinate. La Chiesa è al loro fianco con sollecitudine materna. Ai giovani voglio rivolgere il caldo invito a ricercare Dio come P! adre e Gesù come amico personale. Gesù è la risposta adeguata alle ansie di felicità e di amore che vivono nel cuore dei giovani.
Allora? Venite con gioia, ci adopereremo perchè la nostra attesa diventi con voi tutti inizio di un cammino di comunione, di amicizia, di leale fraternità nella stima reciproca, nel rispetto e nell’aiuto vicendevole. Il nostro bel mare, le nostre coste, le nostre bellissime montagne divengano per voi tutti “luogo” di svago, di contemplazione estasiata delle grandi opere di Dio, patrimonio per voi di godimento e di oasi di pace e di serenità.
Mi piace ricordare ai miei collaboratori parroci quanto l’Ufficio Nazionale della CEI per la pastorale del tempo libero ci ricorda per facilitare la formulazione di un’adeguata programmazione: “anche la parrocchia può diventare soggetto di iniziative turistiche proprie, concretizzando un modello di viaggio e di turismo religioso e culturale congeniale alle finalità educative, aggregative ed ecclesiali. Al riguardo si avrà cura di scegliere, con l’ausilio indispensabile di animatori esperti e abili, quasi “catechisti itineranti” capaci di scienza e di testimonianza, mete adeguatamente integrate nei valori e nei programmi della parrocchia”. (Parrocchia e Pastorale del Turismo, 4).
Mi piace concludere questo mio messaggio riportandovi la preghiera – augurio che il Papa pone a conclusione della lettera Apostolica “Sacramentum Caritatis” : “ Essi devono coltivare il desiderio che l’Eucaristia incida sempre più profondamente nella loro esistenza quotidiana, portandoli ad essere testimoni riconoscibili nel proprio ambiente di lavoro e nella società tutta. Un particolare incoraggiamento rivolgo alle famiglie, perché traggano ispirazione e forza da questo Sacramento. L’amore tra l’uomo e donna, l’accoglienza della vita, il compito educativo si rivelano quali ambiti privilegiati in cui l’Eucaristia può mostrare la sua capacità di trasformare e portare a pienezza di significato l’esistenza….
Per intercessione della Beata Vergine Maria, lo Spirito Santo accenda in noi lo stesso ardore che sperimentarono i discepoli di Emmaus e rinnovi nella nostra vita lo stupore eucaristico per lo splendore e la bellezza che rifulgono nel rito liturgico, segno efficace della stessa bellezza infinita del mistero santo di Dio. Quei discepoli si alzarono e ritornarono in fretta a Gerusalemme per condividere la gioia con i fratelli e le sorelle nella fede. La vera gioia infatti è riconoscere che il Signore rimane tra noi, compagno fedele del nostro cammino. L’Eucaristia ci fa scoprire che Cristo, morto e risorto, si mostra nostro contemporaneo nel mistero della Chiesa, suo Corpo. Di questo mistero d’amore siamo resi testimoni”.
† Domenico Crusco
Vescovo
DON PAOLO VIGGIANO ORDINATO, IL 2 LUGLIO SCORSO, DIACONO
Dopo un quarto di secolo la comunità di San Marco Argentano torna a festeggiare un diacono. Lunedì 2 Luglio scorso il è stato conferito l’ordine del diaconato a don Paolo Viaggiano della Parrocchia Sacro Cuore di Gesù di San Marco Argentano.
La Chiesa Cattedrale era gremita in ogni ordine di posto, c’erano i suoi amici d’infanzia, i suoi ex compagni di scuola, i ragazzi della parrocchia “Sacro Cuore di Gesù” ,a cui don Paolo appartiene, e gran parte della popolazione della cittadina normanna. Ma erano presenti anche alcuni seminaristi e sacerdoti giunti direttamente dalla capitale, su tutti il vice rettore del Collegio, don Andrea Andreozzi, il quale durante la concelebrazione ha fatto una toccante presentazione, durante la quale è stata ricordata anche l’opera missionaria svolta dal candidato, in questi anni in Bolivia.
Il vescovo della diocesi, monsignor Domenico Crusco, durante l’omelia, iniziata con un invito per la comunità a festeggiare questa giornata, ha messo in risalto il fatto che l’ordinazione sia avvenuta nel giorno dedicato alla Madonna delle Grazie.
E’ la Madre del Signore che dispensa grazie ed una di queste è toccata anche alla comunità di San Marco Argentano attraverso la vocazione di questo straordinario giovane. Il Presule ha concluso l’omelia con un appello al nuovo diacono affinché sappia custodire, interpretare e approfondire la parola di Dio che gli è stata consegnata.
“Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei diventato annunciatore, annuncia sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. Con questa frase durante il rito d’ordinazione, il neo ordinato ha ricevuto dalle mani del Vescovo il libro dei Vangeli. Una frase semplice, ma che farà da guida e da verifica per tutto il ministero futuro dell’ordinato. Una frase che presenta in modo semplice, ma completo, le caratteristiche di un servizio che il diacono è chiamato a svolgere.
E proprio il momento in cui la Dalmata è stata indossata dall’ormai ex accolito è stato il momento toccante della cerimonia, quello che ha suscitato maggior commozione negli occhi dei numerosi presenti ma soprattutto negli occhi di Francesco e Rita Viggiano, genitori di Paolo, e negli occhi di del Parroco della Cattedrale, don Vincenzo Ferraro.
Don Vincenzo ha visto crescere Paolo ed è stato una delle principali guide della sua vocazione, poichè è stato suo padre spirituale, come lo è stato per i tanti ragazzi della parrocchia, alcuni dei quali, per l’occasione hanno rimesso l’abito da ministrante per ricordare quelli che sono stati gli anni dell’infanzia quando colui che ormai è don Paolo Viggiano era il loro capo chierichetto e il loro compagno di giochi. Paolo da ministrante era «quello che non sapeva mai dire no», era sempre gentile e disponibile con tutti.
Il prossimo passo sarà quello dell’ordinazione sacerdotale. Non dobbiamo mai stancarci di pregare non solo per Paolo, ma per le vocazioni in generali affinché possano essere sempre floride e non possano mancare mai. (Antonio Modaffari)
BENEDETTA DAL PAPA LA SCULTURA DI SAN FRANCESO DI PAOLA
Mercoledi’ 4 luglio scorso, in Vaticano sua Santità papa Benedetto XVI ha benedetto la statua bronzea di San francesco di Paola, (alta 2, 10 metri) opera dello scultore vicentino Romeo Sandrin, che sarà poi collocata sul lungomare di Cittadella del Capo il 12 agosto prossimo.
Alla benedizione in Vaticano erano presenti una delegazione di fedeli di Cittadella del Capo accompagnati dal parroco don Giovanni Celia, dal sindaco Antonio Goffredi, e dallo scultore Romeo Sandrin.
Il parroco don Giovanni Celia ha donato al Santo Padre il bozzetto della statua in bronzo.
Nel 2007 ricorre il V Centenario della morte di San Francesco di Paola (27 marzo 1416 - 2 aprile 1507), il figlio più illustre della Calabria, Fondatore dell’ Ordine di Minimi, Patrono della Calabria e della gente di mare della Nazione Italiana, e Patrono amabile della Comunità di Cittadella del Capo. Santo conosciuto, riverito, cercato, amato, la cui devozione e figura hanno oltrepassato i confini regionali, nazionali: è venerato in tutto il mondo. Pur essendo eremita è stato sul palcoscenico del tempo e della storia, dinanzi all’attenzione degli uomini, piccoli e grandi, semplici e dotti, sudditi e potenti, in Italia e in Francia. Dopo la morte il suo messaggio si è sparso, attraverso la diffusione del suo Ordine lungo cinque secoli: è storia che ha lasciato una traccia indelebile fino a noi.
Quindi anche nella nostra ridente Cittadella fervono da diversi mesi importanti iniziative affinché il messaggio di San Francesco di Paola, ritorni a rifiorire in mezzo a noi. Tra le tante iniziative vi è quella di voler erigere a ricordo del V Centenario un monumento bronzeo di San Francesco, opera dello scultore Sandrin, che avrà la sua sistemazione sul Lungomare che speriamo l’Amministrazione Comunale intitoli al Santo Paolano. Ecco il senso delle celebrazioni del V Centenario. Un appuntamento che ci interpella e coinvolge tutti, come cristiani,amici e devoti, uomini e cittadini. In fondo si chiede di entrare in quel flusso e movimento di persone che fin dall’inizio si sono lasciati coinvolgere dalla vita, dal messaggio e dalla spiritualità di questo grande uomo e santo: “accorreva da lui numerose genti da tutte le contrade”... E come allora anche noi si possa sperimentare benefica la vicinanza e la compagnia! dell’uomo di Dio, Francesco di Paola, per essere a nostra volta segno di speranza per la nostra società.
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