Piero Grasso: ?Ma c?è qualcuno che vuole che la giustizia in Italia funzioni??

25/nov/2007 15.49.00 Casalecchio delle Culture Contatta l'autore

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Piero Grasso: “Ma c’è qualcuno che vuole che la giustizia in Italia funzioni?”

“Ma c’è qualcuno che può decidere che la giustizia in Italia funzioni?”. Così ha detto il procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, intervistato dal giornalista dell’Espresso Gianluca Di Feo questa mattina a Politicamente Scorretto, iniziativa ideata da Carlo Lucareli e Casalecchio delle Culture, dedicata alla lotta alle mafie (Casalecchio di Reno, 23-24-25 novembre).

“Non è stato applicato l’art. 111 della Costituzione dove si afferma il principio della durata ragionevole del procedimento penale. Non si è fatto nulla in questa direzione, anzi, si sono aggiunti sempre nuovi orpelli, lacci e laccioli. Non si riescono a condannare i colpevoli, non si riesce ad avere certezza della pena. Il processo penale in Italia andrebbe cancellato e ricostruito secondo principi di razionalità. È come se in una azienda 12 persone venissero impiegate per martellare lo stesso chiodo”.

Critico anche verso il Pacchetto Sicurezza, che secondo Grasso “doveva immediatamente risolvere i problemi della sicurezza e invece si è via via annacquato: da Decreto legge è diventato tanti Disegni di Legge, da Disegni di Legge sono diventati Disegni di legge Delega… chissà quanto tempo di maturazione sarà necessario prima che il pacchetto possa essere attuato all’interno del nostro ordinamento”.

Il Procuratore Grassoha poi denunciato: “Manca una politica nazionale e internazionale, mancano gli strumenti di contrasto”.

Infine ha sottolineato che le mafie non riguardano più soltanto il Sud d’Italia e non sono più esclusivamente  italiane. Preoccupanti sono infatti le conseguenze della globalizzazione, che ha determinato anche la globalizzazione della criminalità  - con reati transnazionali - che rendono sempre più indispensabile la cooperazione tra i Paesi. Se non si provvede con misure idonee a contrastare questi fenomeni, le organizzazioni criminali di altri Paesi troveranno sempre più terreno fertile nel centro nord, più “libero” dal controllo delle mafie nostrane. Contemporaneamente, inoltre, in regioni come Lombardia, Piemonte, Veneto e Emilia-Romagna, laddove ci sono maggiori concentrazioni di coloro che provengono da certe parti del Sud,  si sono ricreate le condizioni e i meccanismi tipici delle dinamiche mafiose.

Mattia Grillini
Ufficio Stampa Politicamente Scorretto

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