Dal romanzo Pricò (1924) di Cesare
Giulio Viola: un bambino di sette anni vive con i suoi occhi lucidi e disperati
la triste storia dei dissapori coniugali dei suoi genitori. 5° film di
De Sica e il primo in cui fa i conti non soltanto col “sociale”, ma con
la sostanza umana. Sarebbe un banale fotoromanzo se non fosse per lo sguardo
di Pricò (e per la cinepresa di De Sica che lo guida, affamata di realtà)
che toglie la maschera a una pace e a un ordine soltanto apparenti.
Giovedì 20 dicembre
21.00: Casa della Conoscenza
Ossessione, di L. Visconti, IT, 1943,
112’
Dal romanzo Il postino suona sempre due
volte (1934) di James Cain: malmaritata a un uomo più vecchio di lei,
una donna induce un giovane vagabondo di cui è diventata l'amante a uccidere
il consorte in un incidente automobilistico truccato. Qualcosa di più di
un film: una bandiera, un manifesto, un simbolo. Memorabile esordio di
Visconti, aprì la strada al neorealismo postbellico, agganciò il cinema
italiano alla cultura europea della crisi, fu la scoperta di un'Italia
amara, fatta con violento pessimismo, tramite il filtro del romanzo nordamericano
e del realismo francese di J. Renoir. Nonostante difetti, eccessi, compiacimenti
estetizzanti, un ammirevole esempio di fusione tra realismo e decadentismo.
Il romanzo di Cain fu filmato dal francese P. Chenal (1939) e dagli americani
T. Garnett (1946) e B. Rafelson (1981).
Giovedì 10 gennaio
21.00: Casa della Conoscenza
Paisà, di R. Rossellini, IT, 1946, 121’
Il regista Alessandro Blasetti cerca una
bambina per un suo film. Per fare in modo che la figlioletta sia scelta,
un'infermiera proletaria fa tutti i sacrifici possibili finché si rende
conto che non ne vale la pena. Impietosamente satirico sul mondo del cinema
come “fabbrica dei sogni”, ma anche critico sui metodi del neorealismo,
oggi appare soprattutto come un ritratto di donna, la Maddalena Cecconi
di una splendida, veemente Magnani. La sua scena sul fiume con Chiari è
da antologia. Partito da un soggetto di C. Zavattini, Visconti racconta
la realtà popolare piena di contraddizioni con occhi sempre lucidi, talvolta
impietosi senza sentimentalismi e idealizzazioni. Nella colonna musicale
“L'elisir d'amore” di Donizetti.