Latte: gli allevatori schiacciati da costi produttivi. Alle stelle i mangimi Molte stalle a rischio chiusura. Occorre subito un accordo di filiera

Occorre subito un accordo di filiera La Cia mette in evidenza una situazione alquanto pesante ancheper il nostro settore lattiero-caseario, come si registra in altripaesi europei (Germania in testa).

04/giu/2008 13.49.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Latte: gli allevatori schiacciati da costi produttivi. Alle stelle imangimi
Molte stalle a rischio chiusura. Occorre subito un accordo di filiera
           
La Cia mette in evidenza una situazione alquanto pesante ancheper  il nostro settore lattiero-caseario, come si registra in altripaesi europei (Germania in testa). Gli attuali prezzi pagati allaproduzione non sono più remunerativi. Impennata per i  prodottienergetici.
 
Gli allevatori italiani sono allo stremo. Ormai si produce latte inperdita a causa dei forti aumenti dei costi e con prezzi non piùremunerativi. Molte stalle rischiano di chiudere i battenti. A lanciarel’allarme è la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale evidenziacome anche nel nostro Paese il settore lattiero-caseario vive una fase digrande difficoltà che si riscontra un po’ in tutta Europa (Germania intesta dove è stato proclamato addirittura uno sciopero da parte degliallevatori).
            Icosti produttivi -avverte la Cia- sono lievitati in maniera preoccupante,mentre il prezzo del latte alla stalla non è più remunerativo. InLombardia, la regione maggiore produttrice di latte, la media del prezzonell’ultimo anno è stata di 37-38 centesimi a litro, nell’ultimo semestre40 centesimi e 42 centesimi nell’ultimo conferimento all’industria.Quindi, di riduzione di prezzo pagato agli allevatori -come ipotizzatodalla rappresentanza industriale- non se ne parla nella maniera piùassoluta. Anzi, appare sempre più indispensabile un prezzo che almenoriesca a coprire gli effetti degli aumenti che gli allevatori sonocostretti a subire.
            In unanno (dall’aprile 2007 all’aprile 2008) -sottolinea la Cia- i mangimisono cresciuti in media del 21,3 per cento (quelli per lo svezzamento deivitelli del 15,6 per cento e per l’allevamento dei bovini del 17,5 percento). Solo orzo e cruscami hanno avuto un incremento del 35,5 percento, mentre i panelli e le farine sono lievitati del 24 per cento. Nonbasta. Anche i costi per i prodotti energetici sono cresciuti mediamentedel 6,9 per cento (7,1 per cento i carburanti, 4,9 per cento l’energiaelettrica, 10,2 per cento i lubrificanti).
           Insomma, una situazione sempre più precaria che rischia di divenireesplosiva, in quanto il malessere e il disagio degli allevatori continuaa crescere. Da qui -sostiene la Cia- l’impellente esigenza di evitareinutili e dannosi contrasti, arrivando al più presto alla ripresa delletrattative oggi interrotte con la parte industriale. Un adeguato accordodi filiera è indispensabile per ridare certezze all’intero settore che habisogno di operare in un quadro chiaro e con gli strumenti necessari peruscire dall’attuale difficoltà e imboccare la strada di un validosviluppo.
 
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