nuove politiche per far crescere l’agricoltura nei

06/giu/2008 13.49.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Emergenza cibo: gli Ogm non sconfiggono la fame nel mondo
Servono nuove politiche per far crescere l’agricoltura nei Psv
 
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi interviene sulleconclusioni del summit della Fao a Roma. Ora dalle enunciazioni bisognapassare immediatamente ai fatti concreti. Non vorremmo che dietro allaspinta all’utilizzo del biotech vi sia unicamente un business.
 
 
           “Non crediamo che gli Ogm possano risolvere i problemi della fame nelmondo. Pensiamo, invece, che l’emergenza cibo possa essere affrontata esuperata con un adeguato sviluppo dell’agricoltura. Bisogna, soprattutto,favorire la modernizzazione dei sistemi agricoli dei Paesi in via disviluppo attraverso ricerca e innovazione”. Lo ha affermato il presidentenazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politiin merito alle conclusioni del summit della Fao che si è svolto aRoma.
            “Ladichiarazione finale del vertice -aggiunge Politi- contiene una serie diimportanti e condivisili enunciazione. Ora la speranza è che dalle parolesi passi ai fatti concreti. E’ necessario dare risposte valide etempestive a quel miliardo di persone che vivono, purtroppo, ilquotidiano dramma della fame e della povertà. E’ un problema che richiedeun deciso impegno da parte di tutti con soluzioni che siano radicali enon semplici interventi limitati sia nel tempo che nei finanziamenti. Edper questo che insistiamo sull’esigenza di lavorare perché l’agricoltura,soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, possa crescere in manieraadeguata e rappresentare l’elemento cardine per contrastare efficacementela carenza di cibo”.
            “Etutto ciò  -rileva ancora il presidente della Cia- si può fare senzal’utilizzo degli Organismi geneticamente modificati. D’altra parte,l’agricoltura europea e quella di altre aree industrializzate si èsviluppata - senza l’ausilio degli Ogm. E penso che bisogna continuare intale direzione. Quindi, ‘no’ biotech e avvio immediato di concretiinterventi ‘in loco’ per far decollare l’agricoltura in tutti questipaesi dove la fame è un problema allarmante. Evitare, in sostanza, spinteconcentriche e speculazioni che aprono le porte unicamente a venditemassicce di prodotti Ogm, lasciando gli ultimi della Terra nella loropovertà, nella loro fame, nell’emarginazione. Bisogna scongiurare che ildramma di milioni di persone si trasformi in profitto per pochiricchi”.
“Comunque, come Cia chiediamo -afferma Politi- che le organizzazioniinternazionali finanzino la ricerca agronomica per sostenere leproduzioni agricole locali dei Paesi in via di sviluppo contro la siccitàattraverso nuove sementi, ma anche attraverso nuovi metodi dimicroirrigazione e soprattutto attraverso la consulenza agli agricoltorisulle modalità di coltivazione”.
           “Tuttavia, tralasciando il problema sull’utilità degli Ogmall’agricoltura, dobbiamo mettere sul piatto un'altra importantequestione.  Se è vero che il biotech -come si sostiene da alcuniparti- risolve la fame nel mondo, dovremmo pretendere alcune precisecondizioni: che le multinazionali produttrici di sementi e detentrici deibrevetti cedano le royalties agli stati dei Paesi in via di sviluppo alfine di rendere gratuito l’accesso a tali semi da parte degli agricoltorilocali; che le stesse non guadagnino sui prodotti collegati all’uso disemi transgenici; che la ricerca in laboratorio per la creazione di nuovisemi geneticamente modificati sia condotta a livello pubblico e non dallemultinazionali. Insomma, non vogliamo che dietro questa spinta verso gliOgm non ci sia -conclude Politi- solo ed unicamente un business, come, almomento, emerge palese”.
 
 
 
 
 
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