competitività “made in Italy”

competitività "made in Italy" Vino: subito il Piano nazionale per rilanciare sviluppo ecompetitività Un Patto di filiera per dare forza al "made in Italy" e tutelare iredditi A Torino Forum della Cia.

11/giu/2008 12.49.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Vino: subito il Piano nazionale per rilanciare sviluppo ecompetitività
Un Patto di filiera per dare forza al “made in Italy” e tutelare iredditi
 
 
A Torino Forum della Cia. Indicata la strada per valorizzare lenostre produzioni e garantire reali certezze ai produttori. A poco menodi un mese dall’entrata in vigore della riforma Ue, è necessario definireuna valida linea strategica. I lavori conclusi dal vicepresidente dellaConfederazione Enzo Pierangioli
 
Occorre definire al più presto un Piano vitivinicolo nazionale nelrispetto del ruolo, anche virtuoso, delle amministrazioni regionali perevitare penalizzazioni in termini di capacità di azione, spesa erendicontazione, in modo da inviarlo alla Commissione Ue in tempi utiliproprio per renderlo esecutivo già prima dell’inizio della prossimavendemmia. Un Piano i cui elementi strategici devono essere il frutto diun valido Patto di filiera. E’ quanto evidenziato al Forum promosso dallaCia-Confederazione italiana agricoltori oggi a Torino sul tema “Vino, tracertezze e nuove sfide”. Forum durante il quale, attraverso il contributodelle istituzioni nazionali e regionali, dei produttori e degli espertidi settore, è stato fatto il punto sull’attuale situazione a poco meno diun mese dalla parziale entrata in vigore della nuova Ocm.
Con questa iniziativa la Cia ha inteso focalizzare le novità e lecontraddizioni della riforma Ue che vede nella programmazione nazionaleuno strumento fondamentale per la competitività del settore. Un Piano chedeve svilupparsi soprattutto attraverso un adeguato e costruttivorapporto di filiera. Un vero Patto tra i vari soggetti in modo davalorizzare le nostre produzioni, apprezzate in tutto il modo, e tutelarei redditi dei produttori che negli ultimi tempi sono stati sempre piùcorrosi.
Il Piano nazionale -è stato ribadito durante il Forum di Torino- devearticolarsi attraverso precise priorità: accompagnare la transizione dalvecchio al nuovo regime attenuando gli effetti sui redditi dei produttoridi uva e di vino; realizzare un maggior sviluppo ed integrazione dellafiliera; consolidare il livello qualitativo della produzione e migliorarela competitività del settore al fine di avvicinarsi ad un equilibrio dimercato; sostenere la vitivinicoltura in aree sensibili dal punto divista paesaggistico e tutelare il valore e le tradizioni culturaliconnesse alla produzione vitivinicola.
Al momento, comunque, resta difficile capire -è stato rimarcato nel corsodei lavori dell’iniziativa della Cia- se la nuova Ocm è coerente con gliobiettivi previsti dalla Commissione Ue relativi ad un maggior livello diqualità e competitività. Per questo motivo sarà necessario sviluppare unavisione strategica per l’intera filiera vitivinicola, conformando ilPiano nazionale di sostegno alla struttura di produzione e mettendo inatto meccanismi per spendere le risorse  per la promozione e ilrafforzamento di tutti soggetti che compongano i vari passaggi dal campoalla tavola.
Una volta avviato il Piano nazionale, con tutte le implicazioni ad essocollegate, sarà opportuno -è stato sostenuto nel corso dell’iniziativadella Cia- avviare un aggiornamento della normativa sulle denominazionidi origine per far crescere l’apprezzamento dei vini italiani nel mondo,assicurandone la tracciabilità delle produzioni e la territorialità.Elementi questi che sono strategici per la fidelizzazione delcliente-consumatore.
Durante il Forum della Cia è stato evidenziato che nel 2006/2007 abbiamoesportato 18 milioni di ettolitri per un valore record di 3,4 miliardi dieuro, anche se il prezzo di vendita medio risulta essere di 1,73 euro illitro, ben al di sotto dei 2,17 euro a livello mondiale.
Ma per far crescere l’apprezzamento dei nostri prodotti serve, secondo laCia, una azione di comunicazione e di promozione al passo con i tempi.Un’azione che esalti la territorialità delle nostre produzioni,coinvolgendo gli operatori anche in termini di redistribuzione deivantaggi conseguiti. D’altra parte, non si possono fare seri e duraturiprogetti per l’export disattendendo i costi di produzione della materiaprima, l’uva.
I lavori del Forum di Torino -coordinati dal presidente della Cia delPiemonte Roberto Ercole- sono stati aperti dalla relazione introduttiva(“Le proposte della Cia sull’applicazione della riforma”) di DinoScanavino, della Direzione nazionale Cia, mentre le conclusioni sonostate tenute da Enzo Pierangioli, vicepresidente nazionale della Cia
Il programma dei lavori -ai quali ha partecipato anche Alberto Giombetti,coordinatore della Giunta nazionale Cia- si è sviluppato attraverso gliinterventi di Giuseppe Bursi, responsabile vitivinicolo dell’assessoratoAgricoltura Regione Sicilia, di Italo Danielli, Azienda agricola LaValletta (Alessandria), di Stefano Di Marzo, Cantina Torricino(Avellino), di Eugenio Guerrini, presidente di Aprovito, di StefanoRaimondi, responsabile linea vino e bevande Ice, di Claudio Sangiorgi,responsabile delle relazioni esterne GruppoCevico, di Nicola MariaVolonnino, amministratore delegato Cantine Faraone (Barile-Potenza), diMino Taricco, assessore Agricoltura Regione Piemonte. Ha portato i salutial Forum Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte.
Tutti sono convenuti sull’esigenza e sull’urgenza di un Piano nazionaleper il settore al quale deve dare il suo indispensabile apporto l’interafiliera vitivinicola che, oggi, è chiamata a stringere un solido Pattoper definire i contenuti di una strategia incisiva per rendere piùcompetitivo il “sistema-vino” e per valorizzare ulteriormente eadeguatamente la qualità delle produzioni italiane.
 
 
 
 
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