Più competitive, aperte al mercato, integrate nella filiera agroalimentare, diversificate: ecco le moderne imprese agricole degli anni Duemila

19/giu/2008 16.49.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Più competitive, aperte al mercato, integrate nella filiera agroalimentare, diversificate: ecco le moderne imprese agricole degli anni Duemila

 

Il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi ha aperto oggi a Lecce la seconda Conferenza economica. Restituire alla Pac i caratteri tipici delle politiche economiche. Emergenza cibo, Ogm, biocarburanti, negoziato Wto e politica agricola nazionale al centro della relazione introduttiva. Ai lavori sono intervenuti il commissario all’Agricoltura Ue Mariann Fischer Boel e il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia.

 

“Dobbiamo restituire alla Pac i caratteri tipici delle politiche economiche. Esse debbono essere finalizzate alla creazione di un sistema di imprese moderne, competitive, aperte al mercato, integrate nella filiera agroalimentare, diversificate”. Questo uno dei passaggi della relazione con la quale il presidente Giuseppe Politi ha aperto oggi a Lecce i lavori della seconda Conferenza economica promossa dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori (“Il futuro che vogliamo: più agricoltura”) alla quale sono intervenuti il commissario all’Agricoltura Ue  Mariann Fischer Boel e il ministro delle Politiche agricole Luca Zaia.

Il presidente Politi, nella sua relazione, ha affrontato i principali temi sul tappeto: dalla verifica europea dello stato di salute della Pac, il cosiddetto “health check”, all’emergenza cibo, al recente summit della Fao, dagli interventi a sostegno dei Paesi in via di sviluppo all’utilizzo dei biocarburanti, dalla questione degli  Ogm alle trattative commerciali Wto. 

La Pac e il suo futuro. “Condividiamo -ha sottolineato il presidente della Cia- la  strategia indicata dalla Commissione Ue: riequilibrio nella distribuzione degli aiuti; maggiori risorse per il rafforzamento e l’innovazione delle imprese agricole; più fondi per lo sviluppo rurale”.

“I testi giuridici dell’ ‘health check’ lasciano agli Stati membri ampi margini di scelta su aspetti qualificanti, confermando la strada, secondo la definizione del ministro Zaia, del ‘federalismo della Pac’. Bene. Condividiamo. Alto e forte -ha rimarcato Politi- dovrà essere il potere di indirizzo e coordinamento del ministero sulle regioni perché le scelte siano rigorose e coerenti”.

“La Pac oggi risponde bene all’obiettivo sostenibilità, meno a quello della competitività. Nell’ ‘health check’ -ha aggiunto il presidente della Cia- si aprono solo timidi orizzonti. Ma è proprio il capitolo delle nuove sfide che appare il meno convincente. Serve una sterzata in questo senso”.

“Globalizzazione e liberalizzazione dei mercati -ha detto ancora Politi- sono processi inarrestabili. Sta agli stati Ue governarli perché i benefici siano ripartiti in modo equo; sta alle imprese collocarsi nei segmenti e mercati ove maggiore è la propria capacità di competere. Per il nostro sistema agroalimentare, il punto di forza è la qualità”.

“L’agricoltura -ha sottolineato il presidente della Cia- è stata uno dei cementi più solidi della costruzione europea. Mercato unico, moneta unica, sono scenari che gli agricoltori hanno incontrato ben prima dell’Unione economica e monetaria. Non vogliamo che questo primato sia, oggi, offuscato da posizioni di conservazione e di difesa dell’esistente: così, almeno per quanto riguarda la nostra Confederazione, intendiamo confermare il nostro essere convinti europeisti ed il nostro sostegno alla ratifica parlamentare del Trattato di Lisbona. Il recente voto negativo in Irlanda non deve rappresentare l’ennesimo blocco per l’adozione del Trattato, come ha affermato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano c’è la necessità di andare avanti”. 

“Più agricoltura”. Richiamando il tema della Conferenza economica di Lecce, Politi ha sottolineato che “più agricoltura ha, per noi, un significato molto semplice: più produzione, per corrispondere nelle quantità, nella qualità, nel tempo e nello spazio alla domanda alimentare di sei miliardi di abitanti; più innovazione, per rendere l’obiettivo dell’incremento della produttività coerente con il vincolo delle risorse limitate (acqua ed energia) e con gli effetti dei cambiamenti climatici; più sistema, per favorire, in condizioni eque, l’accesso al mercato dei prodotti agricoli”.

Emergenza cibo. Abolizione dei sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti; “no” a politiche neo-protezionistiche e all’utilizzo degli Ogm; aiutare con programmi seri i paesi più poveri a sviluppare le loro agricolture; contrastare le speculazioni che stanno portando alle stelle i prezzi delle materie prime agricole (grano, mais, riso). Sono queste le priorità indicate dal presidente della Cia davanti ai nuovi scenari mondiali e all’esigenza di elaborare un piano di battaglia diretto a fronteggiare l’emergenza cibo e la crisi provocata dell'impennata dei prodotti alimentari.

“Un insieme di fattori ha contribuito a determinare l’emergenza mondiale di cibo; tra essi -ha rilevato- il calo delle produzioni a causa di sfavorevoli condizioni climatiche in alcuni dei principali paesi produttori, il basso livello delle scorte, il crescente consumo di carne e derivati del latte nelle economie in sviluppo, Cina ed India, la nuova domanda dell’industria dei biocarburanti negli Usa, gli alti costi dell’energia e dei trasporti. Tutto ciò dimostra che il fenomeno non è contingente. Quindi, le soluzioni dovranno essere strutturali e di medio lungo periodo”.

“Dobbiamo sostenere la ricerca ed i progetti di cooperazione tra i governi e le istituzioni scientifiche europee e dei Paesi in via di sviluppo. Dobbiamo, soprattutto, affrontare -ha affermato Politi- il rapporto tra agricoltura e scienza rifuggendo da posizioni ideologiche o da illusioni miracolistiche. Non mi convince l’idea che le colture Ogm siano la soluzione alla crisi alimentare. Questa idea nasconde, in realtà, la povertà di una visione strategica”.

“Non possiamo ripercorrere illusorie soluzioni protezionistiche. I dazi -ha detto il presidente della Cia- sono un’arma spuntata (e pericolosa) per un settore, come l’agroalimentare, che proietta (e vuole difendere) le sue eccellenze sui mercati mondiali, soprattutto nei paesi ricchi, e per un paese, come l’Italia, che mantiene, rispetto ai partner europei, la propria quota del commercio mondiale, e con metà delle grandi imprese che hanno trasferito all’estero parte dei processi produttivi”.

Nel sottolineare il deludente risultato del recente summit della Fao, a Roma, il  presidente della Cia ha sottolineato che “all’interno dell’Unione europea, il rincaro delle materie prime ha contribuito all’aumento dell’inflazione, molto più per i prodotti trasformati (+9,4 per cento), che per quelli freschi (+4,2 per cento). I produttori di cereali hanno beneficiato in parte dell’aumento dei prezzi, molto più ne hanno tratto vantaggio i grandi ‘trader’ mondiali; gli allevatori e gli agricoltori sono stati danneggiati dal rincaro dei mangimi e dei prodotti energetici”.

Negoziato Wto.  Nella sua relazione, Politi ha ricordato le priorità della Cia del negoziato commerciale Wto. “Bisogna contrastare il protezionismo nascosto attraverso una più forte azione di lotta alle contraffazioni; l’assistenza a sostegno delle imprese contro le falsificazioni e l’uso improprio dei marchi; la promozioni di azioni bilaterali tra gli Stati; il rafforzamento delle competenze tecniche delle amministrazioni a supporto delle aziende esportatrici”.

“Il registro multilaterale sulle denominazioni geografiche è -ha evidenziato il presidente della Cia- un altro aspetto sul quale sviluppare un’azione incisiva. L’Unione europea ha aperto il sistema delle indicazioni geografiche ai paesi terzi, superando il principio di reciprocità. A questi atti di buona volontà non ha, tuttavia, corrisposto un maggiore impegno in ambito negoziale per la creazione del registro multilaterale. Per quanto riguarda il nostro Paese, dobbiamo approfondire la riflessione su quanto l’attuale sistema delle indicazioni geografiche protegga e valorizzi sul mercato il nostro prodotto di qualità e se non sia giusto adottare un approccio diversificato che comprenda, per esempio, i rapporti bilaterali con i paesi partner, le sinergie di sistema tra produttori e distributori, il ricorso a marchi commerciali ed il rafforzamento della tutela legale”.

Infine, la dichiarazione di origine. “L’origine territoriale e la tracciabilità del prodotto -ha sottolineato Politi- rappresentano un diritto dei consumatori ed un vantaggio competitivo per gran parte dei nostri prodotti di qualità. La positiva soluzione che si profila per l’olio di oliva dimostra che è giusta la scelta di lavorare per soluzioni basate su principi e valori condivisi da tutti i soggetti del sistema agroalimentare e rispettosi delle regole dell’Unione europea”.

            Una nuova politica agraria nazionale. Soffermandosi sui problemi di carattere nazionale, il presidente della Cia ha sostenuto che “è necessaria una rinnovata politica agraria. Per troppi anni, le sorti dell’agricoltura sono state, sostanzialmente, affidate alla Pac ed alle capacità imprenditoriali degli agricoltori. La vitalità di imprese eccellenti non è sufficiente ad assicurare lo sviluppo di un settore. Ci attendono sfide realmente impegnative”.

“Sostenere la ricerca e l’innovazione; promuovere il capitale umano ed il ricambio generazionale; accrescere le capacità concorrenziali delle imprese e delle filiere agroalimentari; promuovere la semplificazione e l’efficienza della macchina amministrativa; sostenere la proiezione internazionale del nostro sistema agroalimentare di qualità, difenderlo dalle contraffazioni e dall‘uso improprio dei marchi e delle denominazioni. Questi sono -ha rilevato Politi- i capitoli della nostra proposta che abbiamo sintetizzato nelle tre parole impresa, internazionalizzazione, interprofessione”.

In tale contesto s’inserisce la  Conferenza nazionale sull’agricoltura, per due volte indetta e rinviata.  “Noi vogliamo -ha concluso il presidente della Cia- che la Conferenza sia la sede dalla quale far derivare un progetto condiviso, nei confronti del quale le istituzioni e le rappresentanze sociali possano assumere le proprie responsabilità, impegnandosi a realizzarlo. Strategia condivisa, attuazione nel rispetto dei ruoli e dei livelli istituzionali, partecipazione delle forze sociali: qui sta, tra l’altro, il significato della concertazione come metodo sul quale costruire un corretto rapporto tra governo e parti sociali.”.

 

 

 

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