Fare la spesa in campagna conviene

Dal latte alla frutta, dalle verdure al vino, all'olio: per il consumatore è un risparmio certo, ma anche garanzia di qualità e di freschezza del prodotto.

20/giu/2008 11.49.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Fare la spesa in campagna conviene

I prezzi si abbattono anche del 35 per cento

 

La Cia sottolinea l’importanza di acquistare direttamente dal produttore. Dal latte alla frutta, dalle verdure al vino, all’olio: per il consumatore è un risparmio certo, ma anche garanzia di qualità e di freschezza del prodotto.

 

            Fare la spesa in campagna conviene. Si risparmia dal 30 al 35 per cento. Dalle verdure alla frutta, dal latte fresco ai formaggi, al vino, al pane fatto in casa. In fattoria si acquista a prezzi contenuti rispetto ai supermercati e ai negozi specializzati, ma, soprattutto, c’è la garanzia della qualità e della freschezza. E’ quanto emerso durante la seconda Conferenza economica della Cia-Confederazione italiana agricoltori che si tiene a Lecce.

            Un chiaro esempio del risparmio per i consumatori italiani -afferma la Cia- viene dai distributori di latte, dove un litro di latte non è solo conveniente per i consumatori, ma si ha anche un prodotto di qualità che proviene direttamente dalla stalla. E i risultati finora ottenuti hanno evidenziato il ruolo importante di tale vendita diretta. Basti pensare che in poco tempo, in Italia, sono in funzione oltre 600 distributori con una vendita complessiva di 8.500 tonnellate di latte. Ovviamente, la percentuale sul totale delle vendite è ancora esigua. Tuttavia, le prospettive di un incremento appaiono fortemente concrete.

Questi distributori -rimarca la Cia- dimostrano che una filiera cortissima, direttamente dal produttore al consumatore, porta vantaggi reciproci per ambedue le parti. E’, infatti, un’iniziativa estremamente valida per integrare in modo adeguato il reddito delle piccole e medie aziende da latte delle zone montane, collinari e periurbane. Nello stesso tempo per i cittadini rappresenta un’occasione ideale per acquistare un prodotto di qualità ad costi contenuti.

Un litro di latte crudo acquistato presso questi distributori -evidenzia la Cia- ha un prezzo che si aggira intorno ad un euro al litro, contro l’1,40/1,60 euro di quello venduto presso la normale catena di distribuzione. Un risparmio per contrastare i pesanti aumenti (più 11,1 per cento) che si sono registrati nell’ultimo anno per il latte al dettaglio.

L’iniziativa della vendita di latte crudo direttamente al consumatore -sottolinea la Cia- ha cominciato a prendere forma nel nostro Paese nel 2004, sull’esempio di quanto già da tempo avveniva sia in Austria che in Svizzera, dove i distributori automatici avevano avuto un grande successo.

D’altra parte, una filiera lunga comporta una spesa maggiore per i consumatori. Oggi -rileva la Cia- il prezzo del latte dalla stalla alla tavola subisce un aumento del 300 per cento. E questo si riflette in maniera negativa per le tasche degli italiani che per acquistare un prodotto di prima necessità, come il latte, sono costretti a fronteggiare continui e insostenibili aumenti. L’idea dei distributori automatici è, quindi, vincente e costituisce un elemento significativo per frenare la corsa dell’inflazione e rappresenta un deterrente contro rincari selvaggi e speculazioni.

            Ma anche per frutta e verdura -sottolinea la Cia- l’acquisto in campagna si rivela un’”affare” per i consumatori. Il risparmio si aggira attorno al 35 per cento (con punte anche del 40 per cento) nei confronti dei tradizionali canali di vendita . Stesso discorso per vino e olio i cui prezzi si riducono del 25-30 per cento.

            In questo modo si eliminano tutti i vari passaggi della filiera. Il che significa abbattimento dei costi. Ovviamente la spesa in campagna -aggiunge la Cia- rappresenta una percentuale ancora bassa rispetto al totale degli acquisti alimentari. Tale strada costituisce, però, un elemento importante per contrastare i prezzi e combattere i rincari abnormi e ingiustificati provocati dai molteplici passaggi di filiera e dalle spinte speculative.

            Un caro-prezzi che in questi ultimi mesi, ha appesantito la spesa alimentare degli italiani (vedi i rincari per generi di prima necessità come il pane, la pasta, il latte, la frutta e la verdura) e provocato un conseguente calo dei consumi.

            Dunque, aumenti pesanti e non per colpa dei produttori agricoli, che al contrario in questi ultimi due anni hanno visto ridurre i listini praticati all’origine. Basti pensare che dal campo alla tavola si registrano aumenti anche di venti volte che penalizzano sia i consumatori che gli stessi agricoltori. La vendita in campagna apre, pertanto, nuove prospettive. Un percorso, quindi, da continuare a percorrere e sviluppare.

 

 

Gli aumenti al consumo degli agroalimentari

(Maggio 2008 rispetto all’analogo mese del 2007)

 

 

Pane                          +13,3%

 

Pasta                         +20,7%

 

Frutta                         +5,9%

 

Ortaggi                      +6,7%

 

Latte fresco               +10,9%

 

Carne bovina            +4,7%

 

Carne avicola           +5,1%

 

 

 

 

 

 

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