Emergenza cibo: sviluppare l’agricoltura paesi più poveri, un deciso “no” al e l’avvio di nuove politiche

Emergenza cibo: sviluppare l'agricoltura paesi più poveri, un deciso "no" al e l'avvio di nuove politiche Emergenza cibo: sviluppare l'agricoltura nei paesi più poveri, undeciso "no" al neo-protezionismo e l'avvio di nuove politicheeconomiche Il presidente della Cia Giuseppe Politi esprime apprezzamento per laConferenza promossa oggi a Bruxelles dalla Francia in partenariato con laCommissione Ue e il Parlamento europeo nella quale si affronta il drammadella fame e il ruolo determinante della produzione agricola.

03/lug/2008 10.58.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Emergenza cibo: sviluppare l’agricoltura nei paesi più poveri, undeciso “no” al neo-protezionismo e l’avvio di nuove politicheeconomiche
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi esprime apprezzamento per laConferenza promossa oggi a Bruxelles dalla Francia in partenariato con laCommissione Ue e il Parlamento europeo nella quale si affronta il drammadella fame e il ruolo determinante della produzione agricola. Ribadital’esigenza di eliminare i sussidi per le coltivazioni destinate aibiocarburanti e la contrarietà agli Ogm.
 
“Ogni iniziativa tesa a cercare di risolvere i drammatici problemi postidalla grave emergenza cibo va accolta con favore e sostenuta al fine didare risposte valide ai più poveri e affamati della Terra. La Conferenzapromossa a Bruxelles dalla Francia e in partenariato con la CommissioneUe e il Parlamento europeo costituisce, quindi, un appuntamentoimportante nel quale fornire opportune indicazioni. E’, però, giunto ilmomento di procedere con la dovuta concretezza, tramutando al più prestole parole nei fatti”. Così si è espresso il presidente dellaCia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi sull’incontro dioggi che ha, appunto, per tema “Chi nutrirà il mondo? Verso agricolturediverse e durevoli, motori di sviluppo”.
“L’emergenza cibo, divenuta sempre più drammatica, va affrontata -haaggiunto Politi- con politiche realmente incisive e, soprattutto, con unosviluppo adeguato e consistente dell’agricoltura che può contribuire inmaniera determinante alla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. E’tempo di una svolta decisiva. Per questo rinnoviamo le nostre prioritàche abbiamo evidenziato nella seconda Conferenza economica di Lecce:abolizione dei sussidi per le coltivazioni destinate ai biocarburanti;“no” a politiche neo-protezionistiche e all’utilizzo degli Ogm; aiutarecon programmi seri i paesi più poveri a sviluppare le loro agricolture”.
“La soluzione dei problemi alimentari dei Paesi in via di sviluppo -haaffermato il presidente della Cia- richiede politiche nuove. Fino ad oraabbiamo assistito ad una crescita consistente di importazioni di prodottiagricoli in questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazionedei sistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquistodall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero chedavanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorreintervenire con aiuti; ma è altrettanto vero che bisogna cominciare apensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture diquesti paesi attraverso ricerca e innovazione”.
“Oggi -ha rimarcato il presidente della Cia- si è infranta l’anticacertezza secondo la quale il mondo produce a sufficienza. Il problema èil protezionismo dei paesi ricchi e l’iniqua distribuzione delle risorsealimentari. Certo, nell’immediato i paesi ricchi debbono sostenere iprogrammi di aiuti alimentari della Fao. Nel medio lungo periodo occorreriporre al centro dell’attenzione, nelle economie industrializzate ed inquelle in sviluppo, il tema dell’agricoltura. È essenziale aumentare laproduttività agricola promuovendo gli investimenti in progetti irrigui edinfrastrutturali e l’accesso dei piccoli agricoltori al mercato deifattori, a partire dalla terra”.
“La Fao ha lanciato un piano per offrire assistenza tecnica ai paesicolpiti dall’aumento dei prezzi: i piccoli produttori, questo èl’obiettivo, potranno aumentare le rese se daremo loro la possibilità diimpiegare sementi selezionate, fertilizzanti ed acqua. Di fronte alladifficoltà di mettere a coltura nuova terra, la strada principale -hasostenuto Politi- è l’aumento della produttività dell’agricolturaavvalendosi dei margini che in grandi aree del mondo sono tecnicamentepossibili. La trappola della povertà è, principalmente, un fenomenorurale, legato ad un’agricoltura di sussistenza bloccata dalla spiraleperversa di una popolazione in crescita e produzione alimentarepro-capite in calo o stagnante. Un confronto temporale tra paesi inritardo di sviluppo mostra che quelli che sono partiti da una resacerealicola per ettaro più elevata ed hanno fatto maggiormente ricorsoalle moderne tecnologie, tendenzialmente mostrano i tassi più elevati dicrescita. Il primo grande rivolgimento economico per l’India fu a cavallodegli anni sessanta e settanta con la rivoluzione verde che contribuì,infatti, a sottrarre il paese dall’incubo della fame”.
“In sostanza, se è vero che la crisi dei prezzi internazionali è, inparte, frutto di speculazioni e scelte sbagliate, ma soprattuttoconseguenza di una strutturale carenza di materie prime agricole, alloraciò -ha evidenziato il presidente della Cia- richiede una radicalemodifica delle politiche economiche. Decenni di prezzi bassi e diabbondanza alimentare hanno rallentato gli investimenti, hanno favoritoscelte tecnologiche sbagliate e non adeguate alle reali necessità delleagricolture, hanno orientato le risorse a favore dell’industrializzazionee delle aree urbane. L’arretratezza delle agricolture dei paesi in via disviluppo sono state per molti anni compensate dagli aiuti alimentari e,soprattutto, dal ricorso alle importazioni finanziate dai proventi dellematerie prime non alimentari e dal debito pubblico. Troppo poco si èfatto, non sempre per scelta, ma come conseguenza dei conflitti locali,per avviare e sostenere la modernizzazione delle agricolture”.
           “Nostro auspico è che dal confronto odierno nella Conferenza di Bruxelles-ha concluso Politi- possa venire dall’Ue un fattivo contributo peraprire una pagina nuova in una battaglia, quella contro la fame e lapovertà nel mondo, che deve coinvolgere tutti in un forte impegnosolidale”.
 
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