G8: emergenza cibo, è immorale l’aiuto ai

G8: emergenza cibo, è immorale l'aiuto ai G8: emergenza cibo, èimmorale l'aiuto ai biocarburanti che alimentano solo le speculazioni etolgono terra per sfamare il Pianeta Il presidente della Cia Giuseppe Politi, in occasione del verticein Giappone, rinnova l'appello per un maggiore e consistente sviluppodell'agricoltura.

07/lug/2008 15.30.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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G8: emergenza cibo, èimmorale l’aiuto ai biocarburanti che alimentano solo le speculazioni etolgono terra per sfamare il Pianeta
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi, in occasione del verticein Giappone, rinnova l’appello per un maggiore e consistente sviluppodell’agricoltura. Solo così si può rispondere alla drammatica richiestadi alimentazione di molte zone del mondo. Le coltivazioni “no food” hannocreato pericolosi squilibri sui mercati.
 
“E’ immorale che si aiutino produzioni agricole destinate esclusivamenteper i biocarburanti, mentre nel Pianeta vi sono persone, specialmentebambini, che non hanno nulla da mangiare. Siamo, pertanto, favorevoli adun maggiore sviluppo dell’agricoltura che con le sue risorse contribuiscaa sfamare intere popolazioni”. E’ quanto sostenuto dal presidente dellaCia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi che, in occasionedel G8 in Giappone, rivolge un pressante invito affinché i “Grandi dellaTerra” affrontino, con un’ottica diversa dal passato, il grave problemadell’emergenza cibo che contagia zone sempre più vaste del mondo e gettanella disperazione più di un miliardo di persone.
“Da tempo abbiamo espresso il nostro orientamento per l’abolizione degliaiuti per le produzioni agricole ‘no food’. Sarebbe -aggiunge Politi- unpasso importante per destinare milioni di ettari di terra per produrrealimentazione e dare così risposte a chi oggi soffre fame e povertà. Nonsolo. La diffusione di queste ‘coltivazioni energetiche’ ha alimentato lespinte speculative sui mercati internazionali dei prodotti agricoli. Daun recente studio emerge, infatti, chiaro che proprio i biocarburantihanno portato dal 2002 ad un incremento su scala globale del 75 per centodel prezzo dei beni di prima necessità, come il grano, il riso e ilmais”.
            A talproposito va ricordato un servizio del “Guardian” che cita un rapportodella Banca Mondiale nel quale si afferma che la produzione dibiocombustibili avrebbe distorto il mercato dei prodotti agricoli siadisincentivando le aziende a coltivare cereali per uso alimentare, perinvestire gran parte dei raccolti nei nuovi carburanti, sia innescandouna pesante speculazione sul prezzo del grano. I dati parlano di oltre unterzo della produzione statunitense e circa metà di quella europea di olivegetali destinate ai biocombustibili. Nel mirino l'etanolo, derivantedai cereali, ma anche i combustibili prodotti dalla canna dazucchero.
“Attualmente l’Unione europea -afferma Il presidente della Cia- si stainterrogando sui rischi sociali ed ambientali, a medio lungo periodo,connessi alla diffusione dei biocarburanti. Mentre gli Usa sussidiano con7 miliardi di dollari l’anno la produzione di etanolo dal mais, l’Unioneeuropea, nei testi legislativi dell’health check, propone di abolire dal2010 l’aiuto specifico per le colture energetiche (90 milioni di eurol’anno). Non solo. La Commissione stima che l’obiettivo del 20 per centodi biocarburanti nel 2020 comporti una domanda aggiuntiva di 30 milionidi tonnellate di materie prime, con un’ulteriore spinta all’aumento deiprezzi. Per questo l’Unione intende incoraggiare i biocarburanti diseconda generazione derivati da sottoprodotti e non solo da colturededicate. Condivido questa tesi perché risponde a motivazioni di ordineetico ed è compatibile con le caratteristiche produttive dei nostriterritori”.
            Da quil’appello di Politi perché dal vertice del G8 escano proposte adeguateper sconfiggere il dramma della fame e della povertà e per dare nuovoimpulso alle agricolture dei paesi più poveri, contrastando lespeculazioni e tutte quelle iniziative, come i sussidi ai biocarburanti,che alimentano le tensioni sui prodotti alimentari.
 
 
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