Più agricoltura per sconfiggere l’emergenza

25/lug/2008 13.30.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Più agricoltura per sconfiggere l’emergenza cibo
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi condivide lepreoccupazioni contenute nel messaggio dei vescovi italiani nel quale sisottolinea l’esigenza di contrastare le speculazioni internazionali e diattivare politiche che permettano ai Paesi in via di sviluppo di favorirela modernizzazione dei sistemi agricoli locali. “Sono elementi cheabbiamo evidenziato nella nostra seconda Conferenza economica di Lecce”.
 
“Condividiamo le preoccupazioni espresse oggi dalla Conferenza episcopaleitaliana in merito alle speculazioni finanziarie che stanno determinandoaumenti incontrollati dei prezzi del petrolio e delle derrate alimentari.Da sempre abbiamo sostenuto l’esigenza di contrastare tutte quellemanovre che sui mercati hanno portato a rincari artificiosi e gettatonella disperazione centinaia di milioni di persone nelle aree più poveredel mondo. Nella nostra recente seconda Conferenza economica di Lecceabbiamo sottolineato che l’emergenza cibo si combatte e si sconfigge conuna consistente crescita dell’agricoltura. Un’esigenza che riscontriamonello stesso documento della Cei”. Lo ha affermato il presidente dellaCia-Confederazione italiana agricoltori in merito al messaggio deivescovi italiani in occasione della Giornata del Ringraziamento chequest’anno si celebra nel nostro Paese il 9 novembre prossimo.
“L’emergenza cibo -aggiunge Politi- va affrontata, quindi, con politicherealmente incisive e, soprattutto, con uno sviluppo adeguato econsistente dell’agricoltura che può contribuire in maniera determinantealla lotta alla fame e alla povertà nel mondo. E’, insomma, tempo -comeabbiamo rimarcato alla Conferenza di Lecce- di una svolta decisiva. Dalleparole bisogna passare agli atti concreti. Occorre contrastare lespeculazioni che stanno determinando pericolosi rincari delle materieprime agricole (grano, riso, mais)”.
“Ad essere maggiormente colpiti dalle tensioni sui mercati internazionali-rileva il presidente della Cia- sono stati i paesi in via di sviluppoimportatori netti e, a livello individuale, i consumatori soprattuttodelle aree urbane. Per i più poveri del mondo i rincari si sono tradottiin maggiore povertà e vulnerabilità ad ulteriori squilibri. Numerosipaesi, sono stati teatro di proteste, anche violente, provocate dallarabbia delle popolazioni contro la penuria e l’aumento dei prezzi. Glialimentari rappresentano il 10-20 per cento della spesa nelle economieindustrializzate, il 60-80 per cento nei paesi in via di sviluppo. Ilche, ovviamente, rende i nuclei familiari di questi paesi estremamentesensibili alle oscillazioni dei prezzi dei generi alimentari”.
“La soluzione dei problemi alimentari dei paesi in via di svilupporichiede politiche nuove. Fino ad ora -sottolinea Politi- abbiamoassistito ad una notevole crescita di importazioni di prodotti agricoliin questi paesi. In pratica, anziché favorire la modernizzazione deisistemi agricoli locali, si è preferito optare per l’acquistodall’estero. E’ una politica sbagliata che va abbandonata. E’ vero chedavanti all’emergenza di milioni di persone che muoiono di fame occorreintervenire con aiuti; ma è altrettanto vero che bisogna cominciare apensare in maniera diversa cercando di far crescere le agricolture diquesti paesi attraverso ricerca e innovazione”.
Per questa ragione il presidente della Cia condivide l’appello deivescovi italiani a ''rafforzare il ruolo dei piccoli coltivatori neipaesi in via di sviluppo, incoraggiando i mercati locali e regionali,denunciando le politiche monopolistiche delle grandi industrieagro-alimentari e promuovendo il benessere della famiglia rurale”.
 
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