famiglie su dieci hanno cambiato menù: meno pane, , verdura e olio d’oliva

famiglie su dieci hanno cambiato menù: meno pane,, verdura e olio d'oliva Alimentare: la dieta mediterranea perde colpi anche in Italia.

29/lug/2008 12.20.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Alimentare: la dieta mediterranea perde colpi anche in Italia. Seifamiglie su dieci hanno cambiato menù: meno pane, frutta, verdura e oliod’oliva
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi interviene sul grido d’allarmedella Fao. C’è l’esigenza di un forte impegno per tutelare e valorizzareun bene prezioso. In questa direzione va la mozione “bipartisan”approvata di recente al Senato per il riconoscimento dell’Unesco chepotrebbe favorire la ripresa dei consumi.
 
“Il dato è preoccupante e pone l’esigenza di un forte impegno pertutelare e promuovere un bene prezioso”. Così il presidente dellaCia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi commenta il gridod’allarme lanciato dalla Fao secondo, al quale la dieta mediterranea,considerata esempio di buona alimentazione, che  vanta seguaci intutto il mondo,  ma che è sempre più ignorata nei paesi d'origine(tra i quali l’Italia), dove sono aumentati a dismisura i consumi digrassi e di calorie.
“Il problema -avverte Politi- è particolarmente sentito nel nostro Paesedove sei famiglie su dieci, praticamente più del 50 per cento, hannocambiato, negli ultimi dodici mesi, le abitudini alimentari, soprattuttoa causa dei rincari al consumo dei prezzi dei prodotti alla base delladieta mediterranea. Una flessione che ha avuto riflessi anche sugliagricoltori che, oltretutto, hanno dovuto fare i conti con una crescitanotevole dei costi produttivi e con tagli dei redditi”.
A subire le conseguenze più eclatanti del calo dei consumi alimentaridelle famiglie è stata la  dieta mediterranea che, a causa dellafrenetica corsa dei prezzi (il pane, a giugno scorso, ha messo a segno unaumento del 13 per cento, la pasta addirittura del 22,3 per cento, lafrutta del 7,6 per cento e gli ortaggi del 3,2 per cento), comincia-sottolinea la Cia- ad evidenziare preoccupanti segni di crisi. Neipiatti dei nostri connazionali ci sono, infatti, sempre meno pane, pasta(anche se per questo prodotto si nota, negli ultimi mesi, una ripresa),frutta e verdure e olio d’oliva.
Nel primo semestre dell’anno, secondo le prime stime della Cia, si èavuta, infatti, una caduta, in quantità, dei consumi alimentari di oltreil 2,5 per cento nei confronti dello stesso periodo del 2007. I cali piùaccentuati si hanno proprio per i derivati dei cereali (meno 4,8 percento, con il pane che mette a segno una flessione del 5,5 per cento),per gli ortaggi (meno 5,5 per cento), per la frutta (meno 1,8 per cento),per l’olio d’oliva (meno 5,0 per cento).
“In quest’ottica appare, quindi, quanto mai opportuna -sostiene ilpresidente della Cia- la piena valorizzazione, a livello mondiale, delladieta mediterranea, visti anche i continui e qualificati riconoscimentiscientifici e medici per le sue caratteristiche nutritive e salutistiche.E la mozione ‘bipartisan’ approvata di recente dal Senato (primofirmatario il sen. Paolo De Castro e sottoscritta da cento senatori siadella maggioranza che dell’opposizione) è un passo importante per ilriconoscimento della dieta quale ‘patrimonio culturale immaterialedell'umanità', il che potrebbe favorire una ripresa dei consumi e nonsolo in Italia”.
 “Si tratta di un atto -commenta Politi- di grande importanza perimpegnare il governo italiano alla salvaguardia e valorizzazione delladieta mediterranea e a proseguire con grande determinazione le iniziativee le azioni necessarie perché venga inserita nel patrimonio dell'umanitàdell'Unesco”.
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