Wto: bene aver respinto un’intesa

Wto: bene aver respinto un'intesa Wto: bene aver respinto un'intesa penalizzante per la nostraagricoltura Ma ora si deve lavorare per ridare equilibrio al commercio mondiale Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea che ilfallimento di Ginevra apre molte incognite.

30/lug/2008 12.30.00 Confederazione italiana agricoltori Contatta l'autore

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Wto: bene aver respinto un’intesa penalizzante per la nostraagricoltura
Ma ora si deve lavorare per ridare equilibrio al commercio mondiale
 
Il presidente della Cia Giuseppe Politi sottolinea che ilfallimento di Ginevra apre molte incognite. Un cattivo accordo, però,avrebbe avuto conseguenze negative per le produzioni tipiche e di qualitàitaliane. Oggi bisogna fare i conti con nuovi attori nello scenariointernazionale. Il “round” ha necessità di nuove regole. 
 
 
“E’ meglio nessun accordo che un cattivo accordo”. Il presidente dellaCia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi torna sulfallimento del negoziato Wto di Ginevra e analizza una situazione conprospettive incerte per il commercio mondiale che rischia di accentuaregli squilibri e le tensioni. “Il quadro che emerge -afferma- non è deimigliori, ma per il nostro Paese un’intesa senza alcuna garanzia inparticolare per le indicazioni d’origine avrebbe avuto riflessipesantissimi per l’agricoltura nazionale”.  
“Quindi, l’Italia, la cui agricoltura rivolta all’export è fatta diprodotti mediterranei e di  prodotti tipici di qualità, ha fattobene -rileva Politi- a sostenere la posizione di disponibilità a trattarea condizione di ottenere una tutela delle sue esigenze. Ma, alcontempo,  l’Italia, essendo un paese a forte vocazione export, devesostenere non una posizione protezionistica, con la chiusura dei mercati,ma una visione aperta al libero scambio, purché, ovviamente, ci sianoregole certe ed eque per tutti. Cosa che, purtroppo, nelle trattative diGinevra non è stato possibile raggiungere”.
“Il fallimento di questa fase negoziale, che il direttore generaledell'Organizzazione mondiale del Commercio Pascal Lamy ha fortementevoluto a livello politico nonostante gli ancora elevati disaccordi dicarattere tecnico, era prevedibile, ma non certo. Gli Usa e l’India-sottolinea il presidente della Cia-  hanno portato avanti istanzecondizionate dalla fase politica interna, con elezioni ormai imminenti.Soprattutto, gli Stati Uniti avrebbero avuto grandi problemi a farapprovare dal Congresso un accordo che, pur prevedendo il contenimentodel sostegno interno (vedi gli alti livelli di sussidi nell’ultima FarmBill), non avesse contenuto una vasta apertura dei mercati da parte deipaesi nei quali c’è ampio margine di crescita della domanda interna.Insomma, come ha sostenuto più volte il presidente Bush, sì allariduzione del sostegno interno a condizione di avere grandi vantaggisull’accesso ai mercati”.
“L’India, d’altro canto, dimostra -aggiunge Politi- che appartiene ancheai paesi emergenti il conflitto sul grado di liberalizzazionecommerciale. Il fallimento, come del resto ha sostenuto lo stesso Lamy,si è, infatti, avuto su uno degli ultimi punti all’ordine del giorno deltavolo di Ginevra: l’applicazione del meccanismo di salvaguardia specialeda parte dei paesi in via di sviluppo. In una parola, la possibilità dialzare temporaneamente le barriere doganali in situazioni di eccezionalegravità (aumento livello di importazioni, oscillazioni eccessive diprezzo). Il conflitto che ha portato al fallimento  c’è stato,quindi,  tra Usa e India proprio sul livello di importazioni tale dafar scattare la clausola”.
“Il fallimento di Ginevra -rimarca il presidente della Cia- ci lascia trefondamentali insegnamenti: i paesi emergenti, come India e Cina, sono inuovi attori con i quali dobbiamo confrontarci; il ‘round’ ha bisogno dinuove regole; i mercati agricoli mondiali sono cambiati enormemente e diquesto dobbiamo tenere conto nello scrivere, appunto, le nuove regoleWto”.
“Oggi -conclude Politi- siamo in una fase di difficile congiunturaeconomica, che non facilita il dialogo politico e rischia, anzi, diportare all’ulteriore frammentazione dei negoziati commerciali in accordibilaterali o regionali. Una cosa è, però, certa: la crescita economica hal’impellente necessità di accordi multilaterali. Per questo motivo lafiducia nella gestione e regolamentazione multilaterale degli scambiagricoli deve rimanere intatta. Occorre operare, fin dai prossimi mesi,in modo da riallacciare il confronto e ripartire su basi nuove ecostruttive per arrivare finalmente ad un’adeguata intesa di cui tuttiabbiamo bisogno”.
 
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